APPUNTI – PERE
Mi addentrai nella sala da the
lei lì seduta da sola
a bere un caffè americano
mi feci avanti e le chiesi:
“salut mademoiselle, ca va?
posso sedere con lei?”
mi rimase a guardare
senza verbo pronunciare
certo non conosceva il francese
forse neanche l’italiano
provai con l’inglese
per non restare con le mani in mano.
Mi fece cenno di sedere
ridendo mi disse “sono italiana”
lei riprese a bere
mi voltai per ordinare una moretti
sussurrando “credevo americana,
parlami di te”, seduto stetti.
Pelle d’ebano
taglio d’oriente
capelli svedesi
un petto prorompente
mi disse “ma come ti salta in mente?
ma chi sei? cosa vuoi?”
io cominciai a bere
senza distogliere lo sguardo dalle grandi pere.
Le dissi “sai,
non mi piace stare con le mani in mano
non pensi mai
a quanta gente incontri nella vita
sapendo che non la rivedrai?
non vale la pena conoscerla, forse
per scoprire che tra tanta gente
c’è ancora qualche essere umano?
ecco, esplora la tua mente
ne hai mai conosciuto uno?”
“Cosa intendi?” disse a me
alzando lo sguardo
sorseggiava il caffè
“Beh, prova a ragionare
hai mai pensato di poter amare?”
“sì, qualche volta”
disse cercando di tagliare
“E non ti sei mai resa conto
che è una grande castroneria?
Non hai mai pensato
di scappare via?
non hai mai ragionato
sul bene e sul male
sull’amare e sull’odiare
e su quel per i più viscido pensare
che siamo vermi e null’altro
con le nostre pulsioni
la nostra vita
cambiare le carte del mazzo
noi per raggiungere la fica
voi per raggiungere il cazzo?
d’accordo, bella schifezza
ma è la verità
sarebbe bello credere in dio
in una giustizia che verrà
in un mondo di fratellanza
per conto mio, per quel che vale
preferisco uscire da quella stanza
in cui voi ipocriti vi siete chiusi.
ma tu, piuttosto, bellezza…
ce l’hai questa consapevolezza?”
Lei fece ad alzarsi con destrezza
in modo malandrino
si infilò in tasca
il cucchiaino
“ascolta me, per il futuro
faresti meglio ad aprire la tua mente
io non me ne curo
ma mettendo me in quella stanza
chiusa tra la gente…
beh… avresti fatto meglio a restare con le mani in mano
TU non conoscerai mai un essere umano”
Si avviò verso l’uscita
senza salutare
io non avendo i soldi per pagare
ordinai un’altra birra e continuai a bere
nell’attesa di un altro paio di belle pere.
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Now playing: Joy Division – Leaders of Men
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APPUNTI – LA CONFUSIONE DEI DESIDERI
Nessuna vita è diversa dall’altra.
Non parlo di diritti umani, uguaglianza formale e sostanziale e tutte queste baggianate qui, che è facile riempirsi la bocca di belle parole.
E non dico neanche niente di nuovo. Rifletto solamente sul fatto che nessuna vita è particolare, nessun evento è di per sè straordinario. C’est la vie, per dirla con un luogo comune.
Non esiste alcuna realtà oggettiva. Esistono i fatti, che sono la normalità delle cose, e la versione dei fatti, che è la realtà per come la viviamo noi. La realtà dunque è di chi la racconta ed è, quindi, solo un ricordo. La realtà non è costituita dalle emozioni e dalle sensazioni del momento, ma da quelle passate e dal modo in cui le sappiamo raccontare. Ecco anche perché tutti rimpiangiamo i nostri momenti di felicità e speriamo di trovarla di nuovo senza mai raggiungerla, perché sono solo momenti di passato che noi oggi, raccontandoli a noi stessi, reputiamo felici ma che all’epoca non lo erano.
Nessuna vita è diversa dalle altre, la vita diventa spettacolare quando sappiamo scriverla, cantarla, disegnarla, esprimerla anche solo con un gesto o una parola. Anche una tua cagata veloce e poco soddisfacente può diventare un evento grandioso se saprai raccontarlo o qualcuno la racconterà per bene: un evento emozionante.
Quella raccontata meglio sarà la realtà per te e per gli altri che vogliono vivere quella tua stessa realtà, quegli altri che vogliono trarne gioia o dolore, per un senso del “dover essere frustrati” inspiegabilmente connaturato in alcuni momenti della vita di un essere umano.
Il nostro modo di raccontare la realtà (quindi la realtà stessa) è espressione dei nostri desideri, condizionati inesorabilmente dalle pulsioni di bene e di male cui siamo sottoposti, volenti o nolenti, ogni giorno a causa della nostra condizione di esseri pensanti. La realtà lotta ogni giorno con altre realtà, con il bene, con il male, con desideri altrui.
Io ho una naturale tensione a scontrarmi con la realtà altrui che tende sempre a gettarmelo nel culo: si vede che non sono un bravo cantastorie. O forse, tra i miei desideri e quelli altrui, ho sempre fatto una gran confusione.
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Now playing: Johnny Cash – (Ghost) Riders in the Sky
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IGNOTO NUMERO 65 – PER GIOVE
Me ne stavo seduto in panca durante il funerale, vicino alla mia donna ascoltavo il cardinale.
I raggi attraversavano il rosone, lì in alto sull’altare. Il porporato parlava di bene e male, la luce arrivava fin sulle due bare e io chiudevo gli occhi fingendo di pregare.
Si parava dinnanzi a me, nel frattempo, una figura d’uomo somigliante a me più vecchio, barba canuta e lunga, nella mano sinistra un fulmine luccicante.
Prese a sè la mia donna, le alzò la gonna e prese a toccarla scompostamente, quasi fosse roba sua. Lei lo lasciò fare indifferente ed egli mi disse: “Te,
proprio te, cosa fai qui ad ossequiare questi riti pagani? Come hai potuto dimenticarti di me padre di tutti voi cani? Come puoi essere qui a venerare chi non c’è? Come hai potuto dimenticarti di Giove, o Zeus, che dir si voglia, di tutti gli dei il re, 0ssia di me? Dovresti esser in tempio a sacrificare. O, essere empio, ti dovrò purificare!”.
Possedette la mia donna carnalmente, compiuto l’atto mi salutò esclamando: “Attento alle gambe, deficiente!”.
Teso aspettai la fine della funzione: le gambe restarono sedute, finii busto e faccia a terra. Il cardinale gridò al miracolo. Io ero nella merda.
Questa non è solo la storia di come persi le gambe, di come finii a muovermi in carriola, di come diventai padre di un Satiro che mi rompe i coglioni da mattina a sera con il suo flauto.
C’è un intrinseca morale nella mia triste storia: mai affidarsi a falsi culti,
mai dimenticare il padre di tutti gli dei. Io per dar retta a voi ho perso non solo le gambe ma, per giustizia divina, anche la mia Gina.
Lei ora sta con lui ogni notte. Con Giove, padre di tutti gli dei. In casa mia, mentre il mio piccolo satiro non la smette mai con quel suo stramaledetto flauto.
Salvatevi dalla rabbia divina finchè siete in tempo. Non fate del bene, ma onorate gli dei. Quelli giusti.
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Now playing: Vangelis – End Titles From “Blade Runner”
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APPUNTI – SOVRASCRITTURE E SOVRASTRUTTURE
Il ragazzino
cerca di imparare
tutti in ansia lì a guardare
a mostrargli come fare.
Camminare
non è una convenzione
non è il parlare
è tutta un’invenzione
personale
tutta da perfezionare.
Puoi prendergli le gambe
spingerlo a pedate
il ragazzino è sempre lì
che cerca il suo modo
di andare avanti.
Puoi dire quel che vuoi
ma la testa è solo e sempre quella
per fartela cambiare
non basterà una sberla
nel momento in cui cerchi di imparare
farai come pensi meglio.
E mancherai di rispetto
a te, a lei, a voi
alla vita, alla morte
superando ogni timidezza
ogni paura
ogni forma di incertezza
perché penserai
che quello sia l’unico modo
di salvare te stesso.
Come un qualsiasi presidente
come un qualsiasi governatore
senza alcun pudore
per combattere un momento di dolore
metti in piazza la tua vita
getti in strada il tuo onore
puoi combattere, ritirarti
hai venduto la dignità tua e degli altri.
Non hai soldi nè potere
non hai vinto il male
non ti resta che bere
non finisci in tribunale
e non sei neanche un consumatore finale.
Camminare male
come pare a te
perchè nessuno può insegnarti
come si fa
anche se dopo ti ritrovi con la sciatica
la schiena ricurva
e le scarpe consumate solo di lato.
E fa male,
cazzo se fa male!
Applicando la legge del taglione
abbiamo applicato la legge del coglione.
Uno solo, me ne resta uno solo.
E l’altro neanche lo ricordo
se l’ho avuto, chissà
ma forse serviva.
Io non ricordo quando imparai
né come fu quel primo passo
se quel giorno
fu la fine delle sorprese
o forse l’inizio della vita.
O forse ogni passo
da quel dì
servì solo ad arrivare alla notte
per morire un altro poco.
Ché c’è sempre qualcuno che nasce
da qualche parte nel mondo
ma tu non sei lì
perché un treno fantasma è andato via troppo presto
e tu resti in stazione ad aspettare
che arrivi quello partito con tre ore di ritardo.
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Now playing: Otis Redding – I’ve Been Loving You Too Long (To Stop Now)
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Hanno scritto cazzate di recente