APPUNTI – ILLUSIONE

ho creduto di combattere il freddo con la grappa
niente ho saputo fare poi per polmoni e fegato

ho creduto di sedurre donne bellissime
regalando loro sorrisi e pensieri di ottima fattura

ho creduto di poter salvare il mondo
con menzogne e frottole di buone intenzioni

ho creduto che sarebbe toccato solo ad altri
e che tutto si sarebbe sistemato da sé
di avere molto tempo per riparare agli errori
per fare tutto quello che mi chiedo
ma non mi basto mai

ho creduto che sarei stato capace di far tutto
di poter nascondere le mie incertezze
dietro un paio di baffi alla poirot
o alla john holmes

ho creduto di non aver bisogno di nessuno
di avere la chiave giusta per la vita di ognuno
di dover illuminare una strada
ma ogni giorno è diverso
e ogni uomo e ogni mondo
ogni verità

ho creduto che sarei stato il migliore
sarei vissuto da signor libertà signorino fantasia
da bastian contrario
sprecando solo acqua e sapone

ho creduto che non sarei stato borghese
sposando delle idee vestendo in un certo modo
parlando in modo diretto e a volte forbito
divertendomi a giocare con le ignoranze degli altri
piccola borghesia fallita che non sono altro

ho creduto di poter dare quello che non avevo
di poter riprendermi quel che non è mai stato mio
ho creduto l’inquietudine una forma d’intelligenza
di avere un temperamento scandinavo e un animo carioca
tutt’al contrario

ho creduto di esser buono e bravo
e che per questo mi sarebbe toccata una favola
che sarebbe toccata a tutto il mio affetto
ed in caso contrario ci sarei stato io
eroe mascherato a sconfiggere il male

poi ho cercato di fuggire via una sera d’inverno
correndo con un’auto nuova sull’autostrada fino al mattino
e intanto c’è qualcuno che si sveglia e va a lavoro
i tir che non si fermano mai e schiere di autogrill
uno che muore un altro che vorrebbe piangere ma non può
e tutte le strade che ti riportano a casa

adesso mi fermo mi guardo allo specchio
mi accendo una sigaretta e mi dico che
per quel che sono
finora mi è andata bene

volevo essere dio
è andata diversamente

maledetto me
ora vado a letto

SU PEI MONTI A GUERREGGIAR (RIFLESSIONI SULL’ITALIA E SULL’EUROPA A BERLUSCONI -FORSE- TERMINATO)

Tutto ciò che so è relativo alla mia esperienza.

So che questo “Governo Monti” che mi si prospetta non sarà migliore di ogni “Governo Berlusconi”, ma meno peggio. So che preferisco questo come preferisco l’accozzaglia mediocristiana del Partito Democratico (tentativo mal camuffato di imitazione del Silvio Nazionale) alla Corte del Re (CDR o PDL?) o a una competizione elettorale che porta l’Italia al fallimento. Ma ciò mi basterà?

Penso di voler viver bene ciò che mi resta. Penso che la mia macro-generazione abbia pagato anche troppo le colpe dei suoi padri. Penso che la mia (ripeto) macro-generazione soffrirà nei dieci anni a venire più di quello che ha pagato nei passati trent’anni.

Credo che non esista governo tecnico. Credo che solo in un Paese come questo possa esistere una categoria che è quella dei politici di professione (e questo è un retaggio tutto maledettamente “nostro”, v. FGCI). Credo che il governo che ci aspetterà sia un commissariamento da parte della Banca Centrale Europea, per quanto preferisca questo a un governo commissariato dalle volontà del capo-branco di turno.

Credo che l’Italia sia un piccolo Paese che ha vissuto e vive ben al di sopra delle sue possibilità, fabbricando, oltretutto, una miriade di “storture”. Altrettanto credo che nessuno sia disposto a rinunciare allo “stile-di-vita-italiano”.

Credo che si sia fatta l’Europa al contrario. Un sistema ibrido, dove c’è una Banca unica ma le politiche le fanno i singoli Stati. Credo che sarebbe un vantaggio per tutti avere un’Europa unita politicamente, per gli Stati “forti” in primo luogo.

Non mi interessa morire cittadino di questo o di quel Paese. Mi interessa vivere al meglio di quel che posso, in armonia col meglio di quello che si può aspettare la comunità che mi circonda. E credo che questo sia un interesse di tutti.

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MINIMUM

Io sono facebook-esente. Ecchissenefrega.

Ad ogni modo, nuntio vobis gaudium minimum. Sto scrivendo molto, ma niente che possa esser pubblicato qui. Ecchissenefrega.

No, nunziavo a voi altre cose. Che se volete seguirmi nelle mie cazzate più puerili potete farlo anche su Sprnlator, il primo blog che ha come sfondo il colore del cesso dopo una notte persa nel vino. Un blog amico dei cinesi, oltretutto.

Lo faccio per chi ha necessità di stalking, mica per altro.

APPUNTI – QUELLO CHE SONO (COSE CHE HO)

sono troppo o troppo poco
ho una magnifica memoria
e un approccio strutturalista
all’esistenza
alla roland barthes
ma sguazzo tra doppi sensi
sono follemente sano
ho un amore viscerale
per le demolizioni
e sono malinconicamente allegro
bello ed anche brutto
furbo ma fesso
uno sciocco intelligente
povero con soldi
peloso fuori e glabro dentro
ironico quanto permaloso
ho convinzioni ferme e inattaccabili
che crollano al primo vento

ed una volta
mi pare
ho avuto anche il ciclo

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL LUTTO

Sono consapevole di essere responsabile di quanto scriverò di seguito e che ciò potrà apparire estremamente superficiale, insensibile, ovvio e di dubbio gusto. Però. C’è un però.

La sensibilità e la reazione al dolore sono estremamente personali, come ben sa qualsiasi nevrotico parzialmente bipolare come me. Mi fermo. Scrivendo mi sto rendendo conto che è difficile fare un discorso organico in proposito, perciò andrò avanti per pensieri sparsi, non pretendendo di farne un trattato.

Dicevo, sono sentimenti personali, ma mi chiedo quanto non ci sia di bacchettone e ipocrita nell’ostentazione del lutto ai tempi di internet, in un Paese come l’Italia poi, dove il cattolicesimo ha insegnato a salvare e riabilitare tutti all’ultimo secondo ed anche oltre (vedi Benito Mussolini, ad esempio).

Non che la morte di un ragazzo non sia una tragedia ma, in tutta sincerità: muore un ragazzo più giovane di me, resto colpito, penso che non sia giusto, poi torno alle mie cose; muore un ragazzo della mia età, resto ancor più colpito, penso che sarebbe potuto toccare a me, poi torno alla mia vita; muore uno più vecchio di me, mi spiace, ma è l’ordine naturale delle cose.

Sinceramente, resto molto più colpito dal perchè della morte di una persona o dalla relazione affettiva che posso avere con essa, piuttosto che dalla sua età o dal suo ruolo. Credo ci debba essere molto più dolore (e qui anch’io sono bacchettone, lo ammetto) per una morte bianca o per chi muore per avventate scelte altrui.

Credo che dinanzi alla morte si debba anche ridere perchè, egoisticamente, si deve anche esorcizzarne la paura. Tralasciando le battute di cattivo gusto, sono stanco anche del clichè della “povera madre” che tanto influisce su qualsiasi giudizio (il classico, qualunquista: pensa se fossi tu al posto della madre).

Con un paragone azzardato, utilizzando “morti di fresco”, posso affermare senza dubbio che è povera la madre di Simoncelli quanto la madre di Gheddafi. Entrambi uomini, entrambi tragicamente deceduti. Ciò che resta da salvaguardare è la loro vita “a futura memoria”: le loro azioni, il fatto che Gheddafi fosse uno stronzo e Simoncelli un bravo ragazzo che andava in moto.

A me la morte fa ridere. Sarò un cretino, forse, chissà. Ma attenendoci al senso del lutto universale che impera in rete e per le strade, il sentimento verso Simoncelli e Gheddafi dovrebbe essere lo stesso. Bacchettone? Forse.

Ecco, poi, parlando per me, della mia morte. Non ne parleranno in tanti. Ma vorrei che si ridesse raccontando le cazzate che ho fatto, che qualcuno si incazzasse con me per i guai che gli ho lasciato. Vorrei non aver lasciato rimorsi incompiuti. Soprattutto non vorrei applausi. Gli applausi sono per le opere d’arte, all’ultimo momento sono dovuti solamente a chi muore mentre salva la vita di qualcun’altro. Perchè la morte è solo un attimo e l’esistenza di ognuno credo serva solamente a ciò che resta dopo.