Il conte di Montesecco era seduto a tavola. Aveva ospiti a cena il duca di Civitanova e il marchese di Roccamonfina , vittime predestinate del suo folle piano omicida.
Il fedele servitore sordo Umberto era stanco di servire il meraviglioso vino delle vigne del padrone. Su e giù , cantina , cucina e sala da pranzo. Umberto non sapeva. Non poteva sapere.
Il conte di Montesecco non aveva corrente elettrica in casa. Niente televisione , niente di niente. Era uno di altri tempi. Candele come illuminazione. Occhi stanchi per i nobili nella villa. Il conte sentì il suo sedere bagnarsi. Era questo il suo destino? Era diventato tanto vecchio da non riuscire più a controllare la vescica? Ma non era la vescica… no , oddio! Diarrea ? Si alzò imbarazzato ma nella penombra nessuno riusciva a vedere il rossere del suo viso.
Avrebbe voluto andare al bagno , ma non utilizzava più il bagno da tempo. Per risparmio utilizzava per lavarsi la fontana in giardino e per ogni altro bisogno i campi , che del resto necessitavano sempre di concime. Il conte di Montesecco chiese scusa e si allontanò. Chiamò a se il sempre vigile Umberto con un cenno della mano. Umberto gli diede un candelabro.
Si recò nella sua stanza , si abbassò pantaloni e mutande ma la flebbile luce del lume non gli permetteva di guardare dall’alto cosa fosse accaduto. Si chinò con il candelabro per guardare bene. Oddio! Sangue , tanto da morire dissanguato. Emorroidi! Era questo il suo destino?
Nello scrutare terrorizzato il rosso liquido che impregnava le sue mutande avvicinò troppo la testa al candelabro. I suoi capelli di paglia presero fuoco. Era dunque questo il suo destino? Morire con l’ano infiammato e i capelli in fiamme.
Gridò ma Umberto non poteva sentire. E neanche i suoi commensali. Umberto aveva già servito l’amaro avvelenato.

bello!
Questo è il mio preferito, so far.