Sono un uomo ad alta potenzialità formale. Mi spiego meglio.
Arrivo sempre in orario, quasi sempre in anticipo, ad ogni appuntamento. Sono sempre disponibile per ogni genere di favore, per ogni attività che mi viene richiesta. In parole povere, sono una persona molto disponibile.
E’ vero, a volte faccio pesare al “ricevente” questa mia disponibilità. Non a volte, quasi sempre. Ma dal punto di vista formale, nell’eseguire ordini e piaceri sono praticamente impeccabile.
Questa mia impeccabilità mi porta spesso a richiedere lo stesso comportamento dall’altra parte e a restare, puntualmente, deluso nel profondo.
Riflettendo, in realtà, le altre parti restituiscono ciò che do. Pecco molto nella capacità di dare quei piccoli gesti, quelle piccole attenzioni che non sono richieste ma che sono fondamentali al calore umano. E pensandoci bene… beh, in fondo ricevo molto più in questo senso di quel che son capace di dare.
Sono fortunato. Molto fortunato.
Mentre riflettevo ho scritto questo breve e non molto accattivante racconto. Un po’ per stanchezza, un po’ per pentimento.
Un mio amico, che una volta stava a terra, mi ha raccontato la storia di Peter Pan.
Peter Pan (chiamiamolo confidenzialmente Peter) voleva volare, ma non sapeva come farlo.
Sfortunato.
Peter ci guardava volare.
Ci vedeva svolazzare davanti a lui.
A noi, volare sembrava una cosa naturale.
Lui restava a terra.
Ci vedeva ombrosi, con le nostre teste vuote, realizzare i nostri sogni.
Lui, sempre sorridente, ma con una testa pesante, ci osservava.
Non demordeva mai. Tentava, tentava. Poi provava di nuovo.
Nessun successo.
Ci ammirava.
Ammirava noi che non ci accorgevamo di cosa accadesse sotto i nostri piedi.
Cadeva e riprovava.
Cadeva e riprovava.
E noi… noi che facevamo?
Nessuno di noi ha mai aiutato Peter a volare.
Poi ad uno di noi cadde una moneta da due euro. Stava volando piuttosto alto.
La moneta cadde, sulla pesante testa di Peter, da circa venti metri d’altezza.
Lo uccise.
Perdendo la vita, per sfortuna, Peter perse la speranza di apprendere il segreto della nostra leggerezza.
E noi, teste leggere, per fortuna, lo abbiamo visto solamente di sfuggita.
Quasi per caso. Abbassando lo sguardo per cercare qualcosa caduto a terra.

















Ciao, bellissimo racconto…! :)
Si, fa riflettere e c’è del vero in quello che dici…anche se, come succede a me, la mia a volte è più una “non curanza” che “indiffernza”… per non soffrire.. ? Forse..! :o
Commento di luna — Novembre 23, 2007 @ 8:20 pm