LA DANZA DEL LOMBRICO
Attenzione: non è un racconto. Sono riflessioni disorganizzate, dunque di difficile lettura e incomprensibili ai più. A volte anche a me. Manca anche di punteggiatura: dunque se non avete pazienza, non leggete. E se non capite non preoccupatevi. Se non avete voglia di leggere andate direttamente a fine post, oppure chiudete il browser (apprò, rivoglio Netscape! Di certe cose ne senti la mancanza solo quando non puoi utilizzarle più! E anche Eudora e i newsgroups di Free Agent… e Ws_ftp e la chat di Irc… e… no, forse no. Vorrei solo avere un Mac in questo momento).
Io ormai quando scrivo pubblico. E me ne frego.
Nella mia attività di presunto recensore mi sono imbattuto in un bel libro. “Bilal” di Fabrizio Gatti. Lo consiglio caldamente a tutti. A margine faccio questa riflessione.
Africa. Non siamo forse tutti un po’ ipocriti? E’ la domanda che ci facciamo più o meno tutti. Banale, anche un po’ qualunquista (alla Grillo, per intenderci). Però vale la pena rifletterci su. Riflettere sul perché il mondo occidentale che si autodefinisce mondo di ispirazione cristiana si sia eletto ebraicamente a popolo eletto escludendo il suo prossimo (nero). C’è da chiedersi quanto valgano donazioni e sensibilizzazioni se non seguite da atti concreti (che non riesco ad immaginare, purtroppo non ho un’immaginazione fervida né abbastanza volontà, credo) volti a migliorare la situazione di tutti quei popoli che noi abbiamo ricacciato in questa situazione. C’è da chiedersi perché gli schiavi moderni siano gli stessi di duemila anni fa e percorrano ancora le stesse strade. E perché muoiano ancora come duemila anni fa. E perché scappino. Da cosa scappino. Dov’è la nostra responsabilità. Nell’utilizzare le loro risorse umane e naturali per vivere la nostra vita occidentale non offrendogliene neanche un mozzico, se non per fargli venire ancora più fame. Nella nostra non rinuncia al superfluo. In questo ripetersi ciclico della storia in cui non sembra cambiare niente e che mi lascia basito. Mi chiedo cosa si possa fare. Cosa potrei fare. Poi smetto di chiedermelo e torno a campare, da buon occidentale. E’ stato un momento. Chiudo gli occhi e torno a vivere.
La nostra società. Non mi interessa più di tanto la nostra situazione politica. L’Italia ha quel che si merita. Una campagna elettorale che sembra un calcio mercato, con Bargiggia che annuncia gli ultimi acquisti di Berlusconi o di Veltroni. Fatti loro. Fatti nostri. Nessuno mi vieta di andarmene da qui. O meglio, per adesso. E’ questo “per adesso” a preoccuparmi.
Come tutte le persone che reputo stupide sono diventato un disilluso ed anche un fatalista. Me ne sono reso conto. Mi rendo conto di molte cose, poi tendo a dimenticarmene. Pochi giorni dopo il mio compleanno, quasi un mese fa ormai, è venuta a mancare mia nonna. Me ne è dispiaciuto molto solamente molto dopo. Quando mi sono fermato a riflettere. Ero molto (anche troppo rispetto a tutti gli altri, direi) preparato all’evento. Anzi sinceramente meravigliato dai tanti anni passati a convivere con il malattia. E stupito di quella voglia di vivere sempre un giorno di più, di quella voglia di crederci. Qualcosa che credo di aver ereditato. Insomma, l’eutanasia per me va bene. Ma per gli altri. A me, finché respiro, finché muovo gli occhi, finché posso ascoltarvi, non toccatemi. Ché la vita è una ed una sola. Ciò che mi dispiace è di non aver compreso mai che, alla fine della sua vita nonna, avrebbe voluto un nipote amorevole, quantomeno un nipote che le rendesse l’affetto. Non una persona che la trattasse come una sua pari, una persona che pretendeva, uno che “fa il filosofo” senza fermarsi mai a riflettere. Ciò che è fatto è fatto, dicono loro, i saggi. Sì, ma mi dispiace, dico io, che saggio certo non sono.
E poi negli atti meccanici di quei giorni, lì ho riflettuto. Non sulla morte di mia nonna, ma sulla vita. Quella vita che sfugge, quel corpo che resta solamente un oggetto e nient’altro. Quella vita che non c’è più e che non va da nessuna parte. Siamo solo un ingranaggio di quella vita che è più grande, quella del genere umano. E’ per questo che la vita è grandiosa, perché è vita comune. Perché insegnando, sbagliando, attraverso l’amore per gli uomini possiamo trasmettere non solo il nostro corredo genetico ma anche una vita migliore. E’ tutto un gioco, un gioco ad andare avanti. Tutti insieme.
E io ora faccio tante cose. Sono molto attivo. Sto cercando di prendere un’altra laurea, scrivo anche e con buoni risultati. Faccio concorsi. Presto partirò per un mese alla volta del “Nuovo mondo”, ma dall’altra parte dell’emisfero. Al caldo, ché qui fa fin troppo freddo.
Forse sto bene. Forse. Ma quando vado a letto non riesco a dormire. Forse è solo la paura che la vita scorra veloce e alla fin fine “non si sia detto un cazzo”. Forse è solo la paura che siano esclusivamente i miei narcisismi ed egocentrismi a portarmi a riflessioni interminabili che mi fanno sentire “così intelligente”, a farmi sentire sempre vicino e coinvolto dai problemi degli altri. Forse è la paura di sentirmi solo un granello di questo polverone incasinato da cui non trovo uscita. E’ la sensazione di sentirti sempre in debito verso qualcuno, qualcosa, verso tutti a volte. E’ la paura di non riuscire a risarcire questi debiti per intero. E’ la paura di non riuscirci che ti porta a voler partire. E poi c’è il ritornare, che ti riporta quella paura che avevi lasciato. E poi c’è il sogno. Che è quello che ti fa contento di vivere. E’ quello per cui non molli mai tra tutte le cose che non ti vanno, tra tutte le mancanze che hai, tra tutti i pasticci che fai. E’ quello per cui fai un sorriso quando ti svegli. Ti guardi allo specchio, sei brutto ma ti senti bello. Ti racconti una bugia, ne racconti una agli altri. Per atteggiarti triste. O perché forse sei proprio contento. Ogni giorno. Parli, ridi, dimentichi. Esci di casa, cammini ed osservi la varietà del mondo umano. E sei felice di farne parte. Anche in quegli ultimi momenti, credo, quando sai che non resterà niente di te. Chiudi un attimo gli occhi e ti rimetti a sognare. Anche in quell’ultimo momento un sorriso viene fuori.
Se non ve ne siete già andati,
a questo punto sarete arrivati…
penso ci rivedremo per aprile.
Io me ne vado in Brasile.
P.S. : dicevo, sono piuttosto schifato dal calciomercato della politica. In tutto questo c’è però qualcosa di buono. Il fatto che penso ci siamo levati dai coglioni quel Fini che si atteggiava a statista fino a poco tempo fa. In pochi mesi ha perso tutta la levatura che si era guadagnato nel tempo. Meglio, uno di meno. Ed ora i suoi voti? Quelli che volevano una destra conservatrice e giustizialista forse punteranno su Casini (pensa tu…), visto che la destra conservatrice in Italia non esiste, o almeno non si presenta alla competizione canora del 13 aprile, e Forza Italia ha sempre incarnato un garantismo eccessivo (almeno per i suoi…). I vecchi fascisti troveranno casa da Storace (che fortuna!). E il povero Fini? I voti di quella “lobby” che lui rappresenta li prenderà. I voti di chi ha un interesse diretto. Risucchiato da Berlusconi, tenterà di nuovo di risalire. Senza riuscirci. Questo predico e di questo sono sicuro. Ne sono contento, se lo merita. Scusate ma lo volevo dire.













Mi rendo conto di essere abbastanza confuso…
Se fosse una foto del mitico quanto malfatto Badoo metterei un bel 10. Leggere queste riflessioni vale quanto la vista di una bella ragazza. Bella, anzi bona. Insomma, come quelle che conosciamo l’autore ed il sottoscritto!