Ritratti di ignoti

Giugno 23, 2008

IGNOTO NUMERO 54 – SUONA NICOLA

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“Dove le parole finiscono, inizia la musica”
(Heinrich Heine)

Parco della Lungimiranza si trova alla periferia della provincia, presso il lago di Sal. Ogni giorno, fino a poco tempo fa, potevi trovarci Nicola a suonare.

Nicola era uno strano già da bambino. Alcuni parenti pensavano fosse sordo, altri autistico. Non rispondeva ad alcuno stimolo esterno. I genitori, per assicurargli un futuro da possibile uomo, a cinque anni lo caricarono sulla loro automobile e lo portarono a centinaia di chilometri dal posto dove era nato, a scuola dai preti. Pagando una retta mensile molto alta, Nicola appena tredici anni dopo era diplomato con il massimo dei voti. Mai interrogato, mai un compito in classe. Stava chiuso nella sua stanza e mangiava quello che gli portava Don Berto, il responsabile del suo piano. Tredici anni. Una volta diplomato, i preti avvisarono la sua famiglia. Questi decisero di lasciarlo lì. I preti lo misero alla porta. Niente soldi, niente alloggio.

Parco della Lungimiranza non è vicino solamente al lago di Sal, ma anche alla scuola dei preti. Quando Nicola lasciò la scuola, era già un parco poco curato e semi-abbandonato dagli uomini e da Dio. Vi arrivò per caso dopo cinque minuti di cammino. Si accomodò sotto una quercia per ripararsi dal sole cocente. L’erba era molto alta. Iniziò a muovere le mani sui fili d’erba seguendo la corrente di un leggero scirocco. Una melodia meravigliosa. Imparò a suonare l’erba. Muoveva le mani quasi danzasse e chiunque passasse di lì si fermava a guardarlo. Qualcuno pensava fosse matto. Fatto sta che divenne per tutti un elemento stabile del parco. Suonava notte e giorno, dormendo solo poche ore a settimana. Amava la sua musica. Scoprì nuovi arrangiamenti ed accompagnamenti: altri venti, la pioggia, la grandine, la neve. Quando Don Berto, passeggiando, lo scoprì sotto la quercia, cominciò a fargli visita quasi ogni giorno. Ogni tanto gli portava da mangiare. Se il prete provava a parlargli, lui, non voltando nemmeno lo sguardo, continuava a suonare per ringraziarlo di tanto affetto. Il prete, grasso e misericordioso, aveva pena per lui: pensava che quel figlio del signore non avesse anima.

Un giorno passava di lì Ada. Ada era una puttana. Arrivata da chissà quale paese dell’Africa da non molto tempo, viveva la notte e dormiva di giorno. Conosceva poco italiano ma conosceva il mondo e le bastava per sopravvivere. Una notte di quelle, si appartò con un cliente nel parco. Mentre il cliente la prendeva da dietro cominciò a sentire una meravigliosa melodia che parlava di gioia per la vita. Quando l’uomo ebbe sganciato quei pochi soldi e fece per andarsene, Ada cominciò a seguire le note ed arrivò fin lì, fin sotto la quercia. Provò a domandargli chi fosse. Lui non la degnò di uno sguardo. Lei rimase ore a sentirlo. Poi prese coraggio, si alzò e cominciò a suonare la quercia quasi fosse un contrabbasso. Nicola smise di suonare. Si voltò a guardarla e cominciò ad ascoltare il duetto della quercia e della ragazza di colore. Era una melodia triste. Non trapelava gioia per la vita. C’era disprezzo. In quelle note, c’era un mondo che Nicola non conosceva e non aveva mai conosciuto. Nicola le si avvicinò per darle una carezza sul viso. A lei scappò una lacrima.

Mentre Ada ancora suonava la sua quercia, Nicola cominciò a camminare via lontano da lì.

Con le gambe intorpidite arrivò poco lontano. Sbatté la faccia a terra e lì rimase.

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