IL RE CENSORE
Come qualcuno saprà, ogni tanto mi diletto a recensire qualche libro dietro giusto compenso. Naturalmente non tutte queste recensioni trovano spazio. Siccome mi dispiace buttar via qualche buon lavoro e siccome credo che, a volte, qualche libro meriti davvero di essere letto…
Bilal (Fabrizio Gatti – Rizzoli)
Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare (Charles Bukowski)
Dakar, Africa, Mondo: dalla capitale senegalese parte il lungo viaggio di Fabrizio Gatti, inviato de “L’Espresso”, che ha attraversato il Continente Nero e l’Europa tra i dimenticati del terzo millennio, i nuovi schiavi.
Ad un lettore superficiale, “Bilal” potrebbe apparire un buon romanzo d’avventura.
Al lettore più attento risulterà invece difficile andare a fondo in questo reportage dettagliato, in cui la storia di ogni singolo uomo è una coltellata al cuore del mondo occidentale.
Sono storie fatte di illusioni quelle di questi bambini, ragazzi e ragazze, uomini e donne che scelgono di mettere in gioco la propria vita nel deserto per raggiungere l’Europa, per dare un futuro alle loro famiglie e, soprattutto, a loro stessi.
Oppressi da una vita costretta ad una povertà estrema, sono obbligati a vendere la propria dignità ed il proprio corpo per un viaggio senza ritorno sotto lo scacco di militari, scafisti senza scrupoli, organizzazioni mafiose e religiose che, alla luce del sole, gestiscono il traffico di uomini, per inseguire il loro sogno: una paga decorosa, una casa, una macchina, una fidanzata da trovare od una moglie da far arrivare.
Dopo un lungo e travagliato viaggio sui camion che attraversano il Sahara, a Gatti è reso impossibile entrare in Libia dal governo di Gheddafi in quanto “non africano”. Non può quindi concludere il suo viaggio come vorrebbe. Non può raccontare, da “clandestino” tra i clandestini, la traversata del Mediterraneo sui “barconi della morte” (il 12% delle persone imbarcate muoiono prima di toccare la terraferma), paradossalmente la strada più semplice per giungere in Europa. Racconta il giornalista, infatti, di due compagni di viaggio, con i documenti in regola, che tentano di entrare in modo regolare dalla Libia nel vecchio continente: torturati e costretti a rinunciare.
Tornato in Italia, Gatti diventa Bilal, clandestino curdo.
Bilal viene ripescato in mare al largo di Lampedusa e rinchiuso nel Centro di Permanenza Temporanea dell’isola, descritto da parlamentari italiani come “un albergo a cinque stelle” ma capace di richiamare alla mente l’Auschwitz di Primo Levi. Bilal e gli altri clandestini vivono tra liquami putrescenti, molto spesso presi in giro ed umiliati, costretti a crudeli e stupidi giochi per avere da mangiare. Pochi tra i militari che presidiano il Centro mostrano umanità verso “gli ospiti”, prigionieri in attesa di un foglio di via che permetterà loro di essere “liberi”, fino al prossimo arresto ed alla prossima prigionia.
Ma anche al di fuori della “gabbia” per i clandestini non esiste quella libertà desiderata. Diventano schiavi. Sottopagati, malnutriti, costretti a lavori faticosi ed a dormire in luoghi piccoli e sovraffollati, maltrattati. Non possono far valere i loro diritti per non rinunciare al loro sogno: agghiacciante è la storia di Pavel, rumeno, ridotto in fin di vita a sprangate dal suo datore di lavoro e poi arrestato perchè immigrato irregolare.
Una lettura da consigliare a tutti per due motivi. In primo luogo perché l’inviato de “L’espresso” fa del giornalismo come pochi hanno ancora il coraggio e la voglia di fare. In secondo luogo perché, anche se solo per la breve durata di 500 pagine, noi, uomini occidentali, siamo costretti a ridimensionare i nostri problemi quotidiani e ad interrogarci su una vita, la nostra, vissuta ad occhi chiusi, sostentata dalle risorse e dalla disperazione di altri uomini che altra colpa non hanno se non quella di essere nati nel posto sbagliato.

Il partito del cemento (Marco Preve e Ferruccio Sansa – Chiarelettere)
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela (Enrico Berlinguer, 1981)
Dal paradiso all’inferno il passo è breve e sembra non curarsene il trasversale “partito del cemento” raccontato dall’inchiesta di Marco Preve (giornalista de “La Repubblica”) e Ferruccio Sansa (“Il Secolo XIX”) sulla politica e la speculazione edilizia in Liguria.
I due giornalisti scavano tra inchieste giudiziarie e fatti di cronaca, incrociano incarichi pubblici con ruoli all’interno di aziende ed organizzazioni politiche, svelando così un sistema di affari e, presumibilmente, favori reciproci che coinvolge tutta la Liguria che conta, da destra a sinistra.
A quarantacinque anni da “La speculazione edilizia” di Calvino che denunciava la progressiva cementificazione della costa ligure, è ora annunciata una colata di tre milioni di metri cubi di cemento pronta a coinvolgere terra e mare, devastante per la vivibilità da parte dei cittadini e per un paesaggio pressoché unico che un tempo richiamava artisti da tutto il mondo.
Preve e Sansa individuano i paladini del cemento nei due potentissimi Claudii (il Governatore di centrosinistra Burlando e l’attuale Ministro dello sviluppo economico di centrodestra Scajola) che paiono guidare le rispettive aree politiche in un unico teatrino dove le parti vengono cambiate continuamente lasciando intatti non solo obiettivi e prospettive ma anche l’apparentemente radicato sistema clientelare.
A chi non vuole pensar male, possono sembrare coincidenze la condivisione di automobile e casa di Burlando con Lazzarini, socio della Ital Brokers, società di brokeraggio che ottiene molte commesse ed appalti dalla Regione Liguria e che conta tra gli altri soci molti iscritti all’associazione culturale della sinistra ligure “Maestrale”. Coincidenze possono apparire anche i rapporti tra l’imperiese Scajola e Caltagirone e gli incroci familiari e di amicizia all’interno della Porto di Imperia spa che, assieme all’Acquamare (società dell’imprenditore romano), ottiene l’appalto per la costruzione del porto d’Imperia (o meglio, di Oneglia), il più grande porto turistico del Mediterraneo.
Nel 2000 sulla costa ligure si contavano 14500 posti barca, oggi 20500 ma è in cantiere la costruzione di altri 8000 posti, avallata dal Piano della costa regionale elaborato ed approvato da amministrazioni di destra e sinistra: un posto barca ogni cinquantacinque abitanti circa. Piano che prevede, ad esempio, la realizzazione di un porticciolo turistico con annesse residenze nella caletta di Margonara: un grattacielo di 120 metri che sorge dal mare progettato da Fuksas, vicino a Rifondazione, convinto della necessità di tale struttura dal fatto che “ormai il possesso di una barca è nella possibilità di tutto il ceto medio italiano, il 70% della popolazione”.
I due giornalisti insistono molto sul binomio “Liguria – Italia”. E forse, alla luce anche delle recenti inchieste giudiziarie in Abruzzo, non sbagliano nel credere che la realtà ligure non sia molto diversa da quella del resto d’Italia.
La nuova ondata di speculazioni finanziarie e lottizzazione nell’edilizia, avallata dal convincimento che il progresso passi solo attraverso la costruzione, è sotto gli occhi di chiunque viaggi sulle strade italiane, nelle montagne e colline scavate e nelle campagne una volta intatte dove sorgono in pochissimo tempo complessi residenziali od interi quartieri, quasi mai volti ad un’edilizia popolare.
Il clientelarismo è ancora radicato e i tentativi di “inciuci” tra le parti politiche sono certamente aumentati come conseguenza della perdita del carattere ideologico dei partiti. E’ reale la necessità per la sinistra italiana, persa la spinta ideale del passato, la riapertura al suo interno della cosiddetta “questione morale”.













Oh, ma che gran critico letterario è il Tonica!
idiota…