IGNOTO NUMERO 59 – LE ULTIME VOLONTA’ DI UN CONDANNATO A VIVERE

“…gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro”
(Un matto – Fabrizio De Andrè)

Eppure non me l’avevano descritta così. La vita, intendo.

Quando ero bambino credevo di diventare chissà chi, chissà cosa. Quando ero ragazzo credevo tutto fosse a portata di mano. Da uomo ho capito che non era poi così tutto vero. Oggi che sono vecchio credo di non averla mai capita abbastanza. La vita, intendo.

Eppure me l’avevano detto tanto bene. La vita è bella. E’ meravigliosa. Hanno fatto pure dei film per ricordarcelo, per ribadircelo. Ed era bella la vita. Fino a ieri quando finalmente l’ho capita.

Una vita da spettatore. Oggi sono vecchio e cadente, non so tornare indietro, non posso. Una vita da spettatore, dicevo. Intensa di emozioni. Per una vita mi sono nutrito delle emozioni, delle sensazioni, delle gioie e dei dolori degli altri. E ne ho fatta di strada. Ne ho fatte centomila. Sempre ad ascoltare, sempre a parlare. E a fare. Fare tanto.

Io sono il prototipo dell’uomo cristiano. Sconto il senso di colpa, la necessità della sofferenza per l’espiazione delle proprie colpe. Le mie colpe generano il male negli altri. Le mie azioni possono recuperare le mie colpe. Io faccio qualcosa per gli altri per recuperare una mia colpa.

Eppure ho sempre rinnegato queste mie origini, questo mondo così buono. Forse ho affrontato la vita con eccessivo cinismo, alla mia veneranda età posso dirlo. Il cinismo che si può avere quando non si ha una vita propria, una vita vera. Quando non c’è niente da perdere.

Sono stato un oggetto, per alcuni solo un mezzo, il che è ancor peggio. Loro vivevano ed io osservavo, intervenivo. Ma chi per me? Quale era il mio mezzo?

Il mio mezzo per sopravvivere sono stati coloro per cui vivevo, per cui mi spezzavo. Come seduto su un divano a guardare il mio personale “spettacolo della realtà” loro andavano avanti. Ed io? Raggiunto quasi il secolo d’età sono ancora un ometto. E voi intorno a me ve ne andate uno ad uno. Uscendo da me stesso, dalla vita che avevo ed ho rifiutato per le vostre, sono diventato eterno.

Ma che senso ha l’eternità? Non ha senso il bene se fine a se stesso: dare il bene per rinchiudere dentro sé tutto il male non ha senso. Non ha senso se il male continua a vivere ed è infinito.

E voi con il bene che vi ho dato dove siete finiti? Dove siete ora che ho bisogno di voi?

Dove siete ora che vorrei cominciare la mia di vita e, anche da vecchio, sono ancora troppo giovane per farlo?

Non chiedo una finalità per me, chiedo la “finità”. Me la potete concedere? Posso riprendermela?

6 risposte a IGNOTO NUMERO 59 – LE ULTIME VOLONTA’ DI UN CONDANNATO A VIVERE

  1. Caro Mauro,eccomi a te!

    Mio marito77 anni
    io 74 anni (no,non può esser…)
    Abbiamo sempre lavorato e dato tanto a figli,genitori,parenti,senza chiedere nulla;vediamo scomparire pian piano parenti,amici,ma la serenità di ogni giorno e la gioia grande di essere ancora insieme ci consolano come mai in giventù…
    Un sorriso ;)
    Novella

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s