APPUNTI – SAGGIO PRESUNTUOSO SU BUKOWSKI E FANTE

La Feltrinelli si è presa la briga di pubblicare in Italia “Azzeccare i cavalli vincenti” (traduzione insensata di “Portions from a Wine-Stained Notebook”), raccolta di saggi e scritti di Bukowski tra il 1944 e il 1990.

Tra questi, mi soffermo un po’ su “Incontro il Maestro”, nel quale Chinaski (l’alter-ego di Bukowski) incontra tale John Bante (John Fante) autore di “Un vero spasso? eh?” (il celebre “Chiedi alla polvere”). Chinaski incontrò la scrittura dello sconosciuto Bante durante le sue lunghe giornate nelle biblioteche di Los Angeles. Innamoratosi dei suoi libri, ne acquisisce lo stile e, una volta affermato, propone al suo editore di ripubblicare il pressochè invenduto capolavoro di Bante. E’ l’occasione per incontrare il suo idolo, ormai cieco e senza gambe, semi-morente.

La storia è parzialmente corrispondente a come andarono i fatti (Bukowski scrisse anche due poesie sul loro incontro), ma non è su questo che vorrei soffermarmi, quanto sul fatto che personalmente ho sempre considerato Fante e Bukowski molto vicini tra loro e, per quanto possibile, “miei modelli”.

Entrambi hanno una scrittura asciutta e diretta, entrambi raccontano le loro vite e le vite di quelli che non ce la faranno mai. Fante da un risvolto romanticamente speranzoso alle sue storie, Bukowski è duro e puro e fin troppo pessimista sulla vita e sul mondo e, a parer mio, riesce ancor meglio nella poesia che nella prosa. Tuttavia, Bukowski è quasi sicuro di essere meglio degli altri e per battere se stesso si crea un alter ego (Chinaski) che ne è certo e che è “un fottutissimo genio”. Fante non ne ha la consapevolezza, ha bisogno di essere sostenuto e si crea un alter ego (Bandini) che lo sostiene e che forse ci prova molto di più di quanto lui non ci provasse realmente. Caratteri diversi, inclinazioni diverse, atteggiamenti diversi.

In fondo basta poco per scrivere, no? Per scrivere basta saper raccontare la propria vita e sapersela immaginare, non si deve entrare nella merda fin sopra la testa, basta conoscerla, la merda.

Bukowski e Fante non sono dei letterati in senso proprio, anzi, non hanno niente dei letterati. Linguaggio secco, a volte irritante, diretto.  Non studiano, non ricercano.

Personalmente, detesto i letterati, come detesto gli scienziati dell’arte. Non credo in chi studia le tecniche, le forme, non credo in chi ricerca parole. Odio dover leggere scritti altrui perchè la maggior parte delle volte so che non mi piaceranno, e non avrò il coraggio di dir loro che sono una schifezza o, se lo dirò, li ferirò, perchè ognuno crede in ciò che fa e spesso c’è gente che glielo fa credere. In buona fede, il mondo è pieno di deficienti. Detesto persino rileggere la maggior parte delle cose che ho scritto io, che non sono un letterato. Io purtroppo non avrò mai quella prontezza di Bukowski e Fante e forse la mia vita non me la saprò mai immaginare bene, le mie cose le tengo lì in buona vista, giusto perchè ogni giorno è giusto ricordare quanto si possa esser stati coglioni, per averne la consapevolezza. Nonostante ciò, so di saper scrivere meglio, anzi, molto meglio della maggior parte di coloro che si dichiarano poeti o scrittori. Io non lo sono e non lo sarò mai. E non voglio esserlo. Io racconto e basta.

Le parole vanno apprese, masticate e poi vanno usate, ma sempre al momento giusto. Ecco la differenza. Fante e Bukowski hanno sempre le parole giuste al momento giusto. Non sono ricercate, non ci sono ripensamenti. E’ scrittura diretta e va giù come una birra fresca in un giorno che il caldo ti ammazza la testa. E’ proprio questo il motivo per il quale possono non essere apprezzati (per quanto i due siano ormai oggetto di culto e di moda, sono sempre “letteratura bassa”- Bukowski ancor più di Fante) dagli scienziati della letteratura , quelli che trovano del genio nella bella forma e nelle belle parole, nelle frasi lunghe senza punteggiatura che si ritorcono su loro stesse e che, alla fine, belle come sono non ti lasciano niente. Colpisce l’occhio di chi non sa scrivere e non sa leggere, la scrittura del vuoto. E chi non sa scrivere e non sa leggere, per quanto l’analfabetismo ufficiale sia stato debellato, secondo le mie stime rappresenta l’80% della popolazione mondiale e, tra questi, c’è anche molta gente che scrive e molte persone che studiano l’arte. Odio gli studi sull’arte. Osservare, far proprie le idee altrui ed elaborarle, questa è l’arte. Non servono studi, non serve niente di niente. L’arte vera non la può spiegare nessuno. Quella finta può esser spiegata facilmente da chi la studia, come un falegname può spiegare come si fa un tavolo.

L’arte viene dallo stomaco: quando viene espulsa, a culo ancora sporco, quella è arte. Potete anche avere belle storie da raccontare, ma non avete niente dentro per poterle dire, siete come i no-global con i rasta e l’i-pod, come quelli che ammazzano e poi chiedono scusa, siete gente che campate di simboli: l’arte stitica, per quanto mi riguarda, la lascio a voi, perchè non è arte, è atteggiarsi. Perchè sono presuntuoso. E perchè l’unica cosa che mi interessa adesso è l’aver scoperto che la messicana di “Chiedi alla polvere” tornò e saltò fuori che “era una lesbica del cazzo”.

Questi sono i veri piaceri del conoscere la letteratura.

8 risposte a APPUNTI – SAGGIO PRESUNTUOSO SU BUKOWSKI E FANTE

    • se c’è un presuntuoso sei solamente tu, Dio che tutto puoti! ad ogni modo se c’è qualcosa che mi piace leggere è ciò che tu scrivi divinamente, dunque ricomincia

  1. A me è piaciuto molto il racconto: Il vecchio sporcaccione si confessa.
    Il migliore, per il resto ne ho letti di molto meglio del vecchio Buk, a partire da Factotum e Post office…

    Ciao, Boris

  2. il mondo è bello perchè è vario.
    io adoro fante, ho amato “ask the dust” nella prima edizione della marcos y marcos (prima dell’evitabile introduzione di quel coglione di baricco). bukowski non lo sopporto, lo trovo “costruito”, proprio al contrario di come la pensi tu. credo che abbia trovato il modo per far soldi e punto.
    l’arte viene dallo stomaco, certo, ma devi saper tenere una penna in mano per poter scrivere. la tecnica, la forma, la ricerca delle parole non sono gingilli da letterati, sono quello che rendono un libro degno di essere letto, perchè nelle pagine che ti accarezzano la pelle o ti danno un pugno nelle palle le parole sono SEMPRE scelte, non sono mai casuali. certo, c’è modo e modo di fare attenzione alla forma, ma l’arte è meravigliosa perchè, quando è davvero arte, forma e contenuto coincidono, e non si oscurano a vicenda.
    la ricerca invece, cazzo, come fai a dire che non faccia parte dell’arte? l’arte E’ ricerca, è esplorazione di mondi nuovi, incontaminati, è quello che apre nuove vie, che ti fa rimanere con la bocca aperta e la pelle d’oca.

    • ovvio che le parole sono sempre scelte (ed anche la tecnica, la forma, i contenuti), ma io parlavo di scelta “a presa diretta”. C’è differenza tra ricerca e scoperta, secondo me. Scoperta è “è esplorazione di mondi nuovi, incontaminati, è quello che apre nuove vie, che ti fa rimanere con la bocca aperta e la pelle d’oca”, come dici tu, è quel che ti contamina e che ti porterà a fare scelte “a presa diretta” differenti da quelle che avresti fatto precedentemente. E la scoperta può essere anche ricercata, per carità. La ricerca fine a sé stessa, il lavorare spasmodicamente e con lentezza, i gingilli vari di cui è piena la letteratura colta.. sono artefatti, danno emozioni estetiche, forse, ma lasciano il tempo che trovano creando solo mille finti colti vuoti di emozioni. Ma questo è solo un mio punto di vista e, sai, sono comunque un presuntuoso. Ciao

  3. Inviato da iPhone

    Viola eveva la fissazione per i campioncini dei cosmetici con la propenzione verso creme unguenti e detergenti viso-corpo .
    Girava con paccheti di bustine tenute da elastici esattamente come da bambini noi tenevamo le figurine,
    pazza,
    le donne sono pazze, tutte pazze !
    Però ragazzi,
    Viola fotteva come una Dea e faceva delle pompe inenarrabili, gemeva mentre ciucciava e sbavava !
    Non so, magari la prossima volta che vi capita di incontrare una che raccoglie campioncini in modo compulsivo, non fermatevi alle apparenze…

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