IGNOTO NUMERO 73 – AVREMO SEMPRE L’UFFICIO DELLE POSTE

Come fece già Woody Allen prima di me, mi immaginavo al posto di Humphrey Bogart in Casablanca quando dà l’addio alla Bergman e le dice “Avremo sempre Parigi”. Stavo pensando che io e Lisa siamo andati insieme in moltissimi posti ma non abbiamo mai avuto un luogo simbolo. Un tempo avrei potuto dirle “Avremo sempre la Golf”, ma era stata rottamata. L’unica cosa che avrei potuto dirle con lo stesso pathos era “Avremo sempre l’ufficio delle poste”. Roba da sfigati.

Me ne stavo andando al cinema e pensavo a queste cose quando all’improvviso si stacca un ramo da un albero e mi colpisce in pieno. Non tirava vento. Nessuna condizione atmosferica tale da destare preoccupazione. Eppure mi prese in pieno sulla testa.

Me ne andai prima del previsto. Il dottor Strongberg aveva detto “un mese da vivere” appena un giorno prima.  Il dottor Strongberg era un ottimista. Non mi piaceva.

Non era poi così male. La morte, intendo. Sembrava un ufficio delle poste, che poi io e Lisa avevamo passato in un posto simile tanto di quel tempo che mi sentivo quasi a casa.

Una bella donna vestita di blu mi chiese “Numeri arabi?”

Risposi “Cosa?”

“Numeri arabi o numeri romani?”

“Romani”, dissi.

Mi diede il numero, un foglio e una penna. Mi disse “La chiameranno, intanto compili il modulo”. Il numero era il MMDCXCIV.

Sul foglio dovevo indicare le mie generalità e la religione d’appartenenza. Annerii la casella corrispondente alla religione cristiano-cattolica.

Un uomo dietro di me mi disse “Nooooo… perchè lo ha fatto?”

Lo guardai con aria perplessa. Disse “Non è obbligato a dire la verità, avrebbe fatto meglio a dichiararsi buddista”

“E perchè?” feci io, odorando la fregatura.

“Sono più di quattro volte che muoio, dichiarandomi buddista mi fanno reincarnare. Ho provato, ha funzionato”

“Cazzo… provo a cambiare…”

“Non funziona, inutile… ne ho visti tanti come lei”

“Ma perchè non me l’ha detto prima?”

“Volevo vedere se ci arrivava”

No. Io non arrivavo mai a niente. Stavo pensando al fatto che non avevo potuto neanche dire addio a Lisa, nessun “Avremo sempre l’ufficio delle poste”.

Il tempo pareva non passare mai. E in effetti non passava.

La bella donna vestita di blu venne a chiamarmi personalmente “E’ il suo turno”

Mi fecero entrare in una stanza, lui era davanti a me. Non mi sembrò un granchè. Un signore di mezza età, anche un po’ bruttino. Mi disse frettolosamente “Dammi il foglio”, diede una sbirciata e disse sorridendo pacatamente “E così eccoti… Marvin”

“Sì, eccomi qui”

“Dimmi, cosa ne pensi?”

“Di lei? Non mi permetterei mai. Lei tutto sa e tutto può. Lei è tutto”

“Guarda Marvin, io tutto posso ma non so niente. Non ho tempo. Con tutta la gente che ha scelto di venerarmi che muore ogni giorno e l’ordinaria manutenzione di strutture gigantesche come paradiso, purgatorio e inferno, non ho tempo di seguire quelli che vivono. Potrei, ma sono sempre stanco e non posso mai dormire. Appena uscirai tu ne entrerà un altro e così via. Sono distrutto. Torniamo a te. Volevo sapere… cosa ne pensi della vita? Com’è stata la tua vita?”

“Non ho combinato niente, tornassi indietro la rifarei meglio”

“Vorresti veramente tornare indietro?”

“Sì…”

Un colpo di genio

“Conosce il gioco delle tre carte?”

“No”

Me lo aveva insegnato mia nonna da ragazzino. Una truffa, bastava un po’ di abilità nelle mani. Lo sfidai.

“Mi dia un mazzo di carte. Se indovina dov’è l’asso di bastoni, ha vinto lei, altrimenti ho vinto io e me ne torno in vita, come i buddisti” dissi io, serio e fiero di me.

“Ci sto, ma dammi del tu” disse lui, incuriosito.

Lo fregai. Tre volte. Poi mi disse “Marvin, nella mia religione non è contemplata la reincarnazione. Tuttavia possiamo fare una resurrezione, se per te va bene ugualmente. Altrimenti…”

“Sì sì” dissi io.

“Allora ci vediamo un’altra volta” disse lui, mi fece un cenno con la mano e mi addormentai.

Aprii gli occhi dentro l’obitorio dell’ospedale. Era notte, non c’era nessuno. Mi alzai e me ne andai. Avrei potuto ancora dare un addio a Lisa come si deve, in una scena strappalacrime: “Avremo sempre l’ufficio delle poste”. Avrei potuto essere ancora Bogart e non Woody Allen.

Soprattutto avrei potuto dichiararmi buddista alla prossima morte e non giocarmi una resurrezione al gioco delle tre carte.

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Now playing: Ibrahím Ferrer – As Time Goes By
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