LE TRE P DI SILVIO

Un po’ Pulcinella, un po’ Pantalone, molto Presidente del Consiglio. La figura di Berlusconi non esce assolutamente scossa dagli “scandali” degli ultimi giorni, era già affondata molto tempo fa. In modo eguale, non viene scalfito il consenso per quest’uomo tra la gens italica.

Ogni italiano è un po’ Silvio Berlusconi. Anzi, è peggiore di lui. Meno intelligente di certo. L’italiano si lascia corrompere dall’illusione di poter essere come chi lo disprezza e lo governa, non conscio del fatto che ogni fatua illusione nasconde sempre un cazzo in culo (in questo caso, sferrato dall’eterosessuale per eccellenza).

L’Italia, almeno dal secondo dopoguerra, ha sempre vissuto al di sopra delle proprie possibilità contando su un credito illimitato datole dalle potenze occidentali. Con la nostra boria di grande paese figlio di un impero morto duemila anni fa, abbiamo creato dei mostri, dilapidato la credibilità di questo piccolo pezzo di terra che neanche strategicamente conta più un cazzo. Berlusconi ha ben colto la piccolezza dell’uomo italiano, gli mostra come vorrebbe essere, gli dà una speranza, gli offre risate d’avanspettacolo e grandeure di cartapesta. L’italiano ne ammira la furbizia, la scaltrezza, si appassiona al suo buttarla in caciara e cerca di emularlo, a destra come a sinistra, in uno scontro tra poveri senza fine.

L’unico volto pulito delle ultime vicende del presidente-orgogliosamente-eterosessuale, paradossalmente, è quello di Ruby. Non è la puttanella venduta al presidente dai genitori, nè l’escort che cerca un aiuto per un progetto edile. Ruby è una bambina assurta al ruolo di donna precocemente attraverso una serie di vicissitudini tragiche. E’ un’Alice sfortunata che un giorno crede di aver trovato il Paese delle Meraviglie e, forse, apre le gambe ad un vecchio di ottant’anni ben più potente di lei. Ruby, o come diavolo si chiami, è una bambina che cerca la strada per una vita migliore per sè. Cade nell’illusione, forse ci riesce, in modo totalmente inconsapevole. Ma è pur sempre, ripeto, una bambina, come bambino è il popolo italiano, colpevole di una maturità mai cercata, attratto da frizzi, lazzi, vizi e lustrini, pronto ad aprire le gambe al sultano all’urlo di Bunga Bunga!

I volti puliti di questo Paese decadente sono unicamente quelli degli stranieri che lo portano avanti, assieme agli onesti, e sempre più poveri, operai, i quali li temono e votano Lega. Tutti noi, tutti gli altri, abbiamo grandi responsabilità. Verso di loro ma anche verso noi stessi e il nostro futuro. Noi, buoni a nulla anche nell’egoismo.

Il nostro futuro non è quello delle tre I nè quello dei tre mots della rivoluzione francese. Il nostro futuro passa attraverso tre parole chiave: umiltà, dignità, unità.

Nella speranza che esista ancora un po’ di amor proprio. Nella speranza che il mondo venga colto da una grande amnesia collettiva. Nella speranza che non ci siano stragi di stato per invocare un’unità nazionale. Nella speranza che il mio prossimo presidente sia un frocio con l’orecchino e che la Chiesa non ci affossi ancora una volta con i suoi tenaci consigli. Nella speranza che cose come questa, ad esempio, non passino ancora sotto silenzio e non accadano più, perchè forse voi siete anestetizzati, ma a me il culo fa sempre un po’ male.

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