PENSIERINI

Siamo tutti così pieni di immaginazione e tanto poveri di fantasia. Mi rifaccio ad una distinzione tra i due concetti operata da Gramsci, andando oltre il suo tono ironico, invertendola un po’ e travisandola quel tanto che basta per utilizzarla al mio scopo.

Con immaginazione voglio intendere la capacità di idealizzare la vita dell’altro e, spesso, di azzeccarci per quanto possibile. Possiamo facilmente immaginare dove adesso si trovi l’altro, come stia vestendo e tanti altri piccoli aspetti materiali, quelli del “dolore animale” li chiama Gramsci. Ma manchiamo di abbastanza fantasia per “ricreare [...] tutta un’altra vita altrui, nel suo complesso, in tutti i suoi aspetti“. Ecco, questa fantasia ci manca sempre perchè, per fare un’altra citazione, più lirica ma meno dotta, “ognuno vive dentro ai suoi egoismi/vestiti di sofismi“. In parole povere, è solo con stringente fatica che riusciamo a vedere al di là del nostro naso, a comprendere i dolorosi dubbi dell’altro, perchè per istinto animale siamo sempre troppo concentrati sui nostri.

Dolorosi dubbi, dicevo. Non credo esista alcuna funzione escatologica nè apologetica del dolore. Siamo portati a cercarlo tanto quanto a fuggirlo e ciò non salva nessuno dal proprio destino né può fungere da scusante per la propria condotta. La vita è così perchè deve essere così. Certo, se poi cercassimo tutti di volerci più bene, sarebbe meglio.

Ogni volta che la morte ti si para dinanzi, in qualsiasi sua forma, è solo in quel momento che riusciamo ad andare oltre il nostro dolore animale e i nostri egoismi. Arriva in quell’attimo la voglia di addolorarci ancora non solo per noi stessi ma anche per gli altri, di sbagliare ancora quel tanto che ci resta per soffrire ancora i nostri sbagli. E viene la voglia di bestemmiare, anche un Dio in cui non credi.

Dio, se esiste, è punitivo, non mi viene in mente null’altro. Offre una salvezza che va bene per dei vecchi. Mi viene rabbia ogni volta che penso alla crudeltà della vita per come ci si presenta davanti. Una roulette russa senza pistola. “Adesso siede in cielo con il padre, Gesù Cristo e i santi“, gioiamo, ma che cazzo di salvezza è per uno che ha fatto appena a tempo a raccapezzarci qualcosa della propria esistenza, mi chiedo. I vecchi devono andare in paradiso. I giovani stanno meglio all’inferno a fare casino. O che li lasci qui, il vecchio Dio, se esiste. O che se ne vada a fanculo. Ecco, bestemmia (poco) creativa.

So di aver peccato di superficialità poc’anzi, portato da vendetta personale e poco altro. La superficialità è una forma di egoismo aberrante, il modo di vivere più degenere. Siamo in pochi a poter goderne, è un diritto che viene assegnato per nascita e che fatico a poter accettare. E’ un capriccio. Se fossi il vostro Dio, vendicativo come ci ha mostrato di essere, farei fuori in un sol colpo tutti noi superficiali per lasciare il mondo a tutti gli altri. Mi sto infilando in un abisso della mia mente, meglio lasciar perdere.

Posso dire, però, di credere che in questo mondo abbrutito resista un poco di istinto umano, contrapposto all’istinto animale. Nel Paese in cui vivo sono poche le persone degne  di essere chiamate “esseri umani” e sono tutte quelle che sopravvivono a fatica. Sono gli immigrati. Sono le puttane. Sono quelli che non hanno tempo di trasformare i propri egoismi in sofismi. Sono altro da noi.

L’essere umano privilegiato ha, per sua natura, abbastanza sensibilità da sentirsi una merda e tanta merda dentro da comportarsi da insensibile. Così il cerchio si chiude, lasciando fuori tutto ciò che è altro da sé e tutta l’intelligenza che evapora, ed aleggia vana, sulle nostre teste.

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