lasciò un libro sulla spiaggia
sperando che qualcuno lo leggesse
si apprezzò tanto nelle parole stampate
che gli sembrò quasi di aver perso la voce
gli mancarono fiato e mente per parlare di sè
poi tornò a casa a piedi neri per strada
uno zerbino con scritto “benvenuti”
strusciò i piedi adoperò le chiavi
poi entrò in bagno
si limitò a far correre l’acqua
vederla scivolare giù per il lavandino
ascoltarne la musica poi il rumore
si ammirò nello specchio per un po’
finchè non finirono i giorni
quelli in cui si amava di riflesso
libera me, Domina, dalla mia paura
perdonami Signora della terra e del cielo
la mia debolezza, mi innamorai di me stesso
della mia immagine, della mia voce
dei miei ideali alla carlona
del mio compiacimento fermo e sicuro
della mia giustizia
mi guardai perdermi in un giorno di quasi estate
non c’erano più parole a prendermi per mano
per la prima volta nella mia vita abbassai lo sguardo
e vidi ciò cui non avevo mai fatto caso. Scarpe.
libera me, Domina, dall’infinito e dal condizionale
perdonami Signora del presente e del futuro
accompagnami per il mondo, vegliami
scopami e insegnami l’amore
per prendermi cura del resto
per prendermi cura
di me
