Sono consapevole di essere responsabile di quanto scriverò di seguito e che ciò potrà apparire estremamente superficiale, insensibile, ovvio e di dubbio gusto. Però. C’è un però.
La sensibilità e la reazione al dolore sono estremamente personali, come ben sa qualsiasi nevrotico parzialmente bipolare come me. Mi fermo. Scrivendo mi sto rendendo conto che è difficile fare un discorso organico in proposito, perciò andrò avanti per pensieri sparsi, non pretendendo di farne un trattato.
Dicevo, sono sentimenti personali, ma mi chiedo quanto non ci sia di bacchettone e ipocrita nell’ostentazione del lutto ai tempi di internet, in un Paese come l’Italia poi, dove il cattolicesimo ha insegnato a salvare e riabilitare tutti all’ultimo secondo ed anche oltre (vedi Benito Mussolini, ad esempio).
Non che la morte di un ragazzo non sia una tragedia ma, in tutta sincerità: muore un ragazzo più giovane di me, resto colpito, penso che non sia giusto, poi torno alle mie cose; muore un ragazzo della mia età, resto ancor più colpito, penso che sarebbe potuto toccare a me, poi torno alla mia vita; muore uno più vecchio di me, mi spiace, ma è l’ordine naturale delle cose.
Sinceramente, resto molto più colpito dal perchè della morte di una persona o dalla relazione affettiva che posso avere con essa, piuttosto che dalla sua età o dal suo ruolo. Credo ci debba essere molto più dolore (e qui anch’io sono bacchettone, lo ammetto) per una morte bianca o per chi muore per avventate scelte altrui.
Credo che dinanzi alla morte si debba anche ridere perchè, egoisticamente, si deve anche esorcizzarne la paura. Tralasciando le battute di cattivo gusto, sono stanco anche del clichè della “povera madre” che tanto influisce su qualsiasi giudizio (il classico, qualunquista: pensa se fossi tu al posto della madre).
Con un paragone azzardato, utilizzando “morti di fresco”, posso affermare senza dubbio che è povera la madre di Simoncelli quanto la madre di Gheddafi. Entrambi uomini, entrambi tragicamente deceduti. Ciò che resta da salvaguardare è la loro vita “a futura memoria”: le loro azioni, il fatto che Gheddafi fosse uno stronzo e Simoncelli un bravo ragazzo che andava in moto.
A me la morte fa ridere. Sarò un cretino, forse, chissà. Ma attenendoci al senso del lutto universale che impera in rete e per le strade, il sentimento verso Simoncelli e Gheddafi dovrebbe essere lo stesso. Bacchettone? Forse.
Ecco, poi, parlando per me, della mia morte. Non ne parleranno in tanti. Ma vorrei che si ridesse raccontando le cazzate che ho fatto, che qualcuno si incazzasse con me per i guai che gli ho lasciato. Vorrei non aver lasciato rimorsi incompiuti. Soprattutto non vorrei applausi. Gli applausi sono per le opere d’arte, all’ultimo momento sono dovuti solamente a chi muore mentre salva la vita di qualcun’altro. Perchè la morte è solo un attimo e l’esistenza di ognuno credo serva solamente a ciò che resta dopo.