Ci crederebbe? Pensavo ad un uomo in tuta.
Avevo fottuto alla grande la serata ed io stavo pensando ad un uomo in tuta. Per quanto ne sapevo, quelli potevano essere i miei ultimi respiri. Stavo a sostenermi la testa su una tazza del cesso, spruzzando vino in quantità che neanche una fontana. Ed io stavo pensando ad un fottutissimo uomo in tuta.
Lei mi chiederà, perchè? Facile a spiegarsi. Ricordo una sera di parecchi anni fa. Avevo conosciuto una ragazza, eravamo andati in un locale di quelli dove si suona ma si beve soprattutto, perchè niente avrebbe avuto un senso altrimenti. Avevo ancora i capelli. Ero bellissimo. Lei era una bomba. Non avevamo molto dialogo.
Le dissi “prendi qualcosa?”. “Io bevo solo superalcolici” fa lei, tronfia dei suoi vent’anni o poco più. Bene, penso io. Ci diamo dentro col whiskey. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Poi finisco i soldi. Mi fanno credito.
Settimo whiskey. Lei ha quasi un conato e sputa qualcosa nel bicchiere, fa per mescolare bene, poi lo beve tutto d’un sorso. Lei fatica a restare in piedi e io, maledetta uretra! Vado in bagno, a far pipì. “Aspettami qui”.
Uscito dal bagno con la vescica sgonfia e il portafogli vuoto la trovai nello stesso posto. Io ero bellissimo. Lui era un ragazzo vestito in tuta. In tuta! E lui era lì, in quel momento, a infilarle la lingua in bocca. Ed io restai un attimo defilato, a guardare lui che approfittava dei cinquanta euro che avevo speso. Tornai a casa. Senza un soldo. Pioveva. Ma fu vero amore, per quel che ne so. Tra loro.
Ed ecco, mi pareva quasi che tutti gli organi interni stessero per cadere nel water. E, anche se fossero caduti, i loro plof-plof mi sarebbero stati difficili da ascoltare. Perchè forse sarei morto. Perchè dall’orecchio sinistro sento poco e niente. Perchè gli stessi miei conati facevano solo da sottofondo alle chiacchiere delle persone sedute nella sala del ristorante al di là del muro.
Al di là del muro stava anche una donna ad aspettarmi. Mi aveva visto quasi rigurgitare sul tavolo mentre metteva un attimo in evidenza le sue tette. Messo knock-out da un paio di zinne, neanche troppo grandi in realtà. E con tutto il belvedere che mi offriva un’altra ragazza scollata proprio dietro di noi.
Ed io ero lì, in bagno, con tutte le cose di cui avrei dovuto preoccuparmi (in sequenza: sopravvivere-pulire il cesso-giustificarmi con lei che mi aspettava di là-il mio onore-il crollare di fronte a un paio di normalissime tette). E stavo pensando all’uomo in tuta. Avevo paura che un uomo in tuta arrivasse e mi portasse via anche la donna che mi aspettava al tavolo.
Mi ripresi un attimo. Io, il Dylan Thomas dei monti lepini. Io che “non collasso mai”. Io messo fuori combattimento da una sola bottiglia di vino. Io. E lei era ancora di là, seduta, probabilmente. Lei cosa avrebbe detto? Cosa avrebbe fatto?
Io mi affidai alla provvidenza. Stetti un po’ ad aspettare in bagno. Quando capii che la provvidenza non sarebbe arrivata, uscii dalla toilette. Tornai al tavolo. Lei mi chiese -hai vomitato?-. -chi? io? giammai! beviamo, forza-. Riempii ancora i bicchieri e ricominciai a bere. Il vino mi stava corrodendo anche gli ultimi rimasugli di dignità intestinale.
Ma la serata era fottuta, potrà immaginare.
Stavo lì a bere senza dire una parola. Annuivo. Non guardavo le tette della donna che era con me per non finire di nuovo in bagno, ma buttavo continuamente un occhio al seno della ragazza dietro di noi, quella di cui parlavo prima. Lei, quella all’altro tavolo, sarebbe potuta entrare di diritto nell’olimpo del mio immaginario pornografico. Ché poi, di porno, non sono mai stato un grande esperto. Più o meno li immagino tutti così. Incontro casuale. Lei piuttosto restia con un -no, ti prego, non lo fare-. Finito di dire questo, si apre la blusa e assume posizioni inequivocabili.
Questo è tutto quello che immagino ma non mi piace. Lo penso. Ma ho avuto modo di constatare, con l’età, che le dee e ninfe del mio personale olimpo erotico hanno poco a che fare con me. Non mi danno piacere. Finiscono per darmi noia. Il regno delle cretine.
E allora poi cercai di riconcentrarmi sulla donna che era davanti a me, mettendo da parte uomini in tuta, sventure alcoliche ed immaginario pornografico. E più parlava e più mi sembrava la più bella donna che io avessi mai visto, e glielo dissi anche ma probabilmente mi prese per scemo. Non ci crede? Io credo che pensare sia qualcosa di magico. Le persone con il cervello sono le più belle. Più complicate, forse. Ma non ti prendono a noia. Mai.
Ad un certo punto mi sembrò talmente bella da poter entrare tranquillamente nel mio olimpo erotico assieme a tutte le altre sgallettate. Ma volevo tenerla fuori. Pensai di baciarla, con i denti rossi e qualche pezzo di vomito ancora in bocca. Pensai di metterle una mano tra le gambe, per farle capire che, insomma, sì. Sì.
Donne intelligenti. Un passo sbagliato e il ballo finisce. Capisce cosa voglio dire?
Allora tirai giù un altro bicchiere di vino. E poi non mi trattenni più. Il mio vino rosso le colava sulla faccia. Si rende conto?
- La capisco, figliuolo. Secondo lei, perchè mi sono fatto prete?
Complimenti per la scrittura. Eh! Il caro vecchio uomo in tuta…