APPUNTI – SE ME LO AVESSI DETTO PRIMA

se me lo avessi detto prima
-io non lo so ballare il valzer-
non avrei insistito più di tanto
ché un nome non vale un gioco
se me lo avessi detto prima
che era un gioco come un altro
avrei preso un vino buono
per rimettere in sesto la bocca
se me lo avessi detto prima
che era tutto un errore di forma
una piccola distrazione
profonda come una pozzanghera
pronta a sparire con due giorni di sole
se me lo avessi detto prima
sarebbe stato tutto tale e quale
mi sarei svegliato tardi la mattina
sarei andato a comprare le sigarette
avrei bevuto un caffè sarei andato a cagare
ed avrei passato la giornata ad aspettare
tutte quelle cose meravigliose
che arrivano e sfuggono come te
come quando piove compri un ombrello
e poi non piove più
e allora stanotte vien giù la neve
comprerò uno slittino per te
così domani pioverà ancora
e tu sarai in casa a pensare
a quanto sia orrendo tutto questo
e che -no, non me ne va bene una-
io me ne starò a bere e fumare
con i miei amici pensando che
-no, non me ne va bene una-
e poi tornerò a casa
e non avrò niente da pensare
penseremo -no, non ce ne va bene una-
fuori c’è la crisi
tra noi c’è il default
e allora buonanotte agli spazzini
al metronotte ai guardafiamma
e buonanotte pure a Matilda. A tu.

APPUNTI – FRAMMENTI DI UN DISCORSO ONEROSO

persa la testa tra edimburgo e l’avana
ho preso un tassì per tornare a casa
l’uomo alla guida chiede una canzone
a una chitarra ubriaca che nemmeno
le bionde trecce gli occhi azzurri
e che poi a malapena sa arpeggiare
mi lasci scendere la imploro
è questo tutto quello che ho
l’uomo si ferma torno indietro
tra la scozia e cuba
il capo a far lo scemo sul confine
tra ira e follia
deve aver fatto molta confusione
perchè poi è arrivata una
a farsi spazio tra gli stanti
il viso l’ha guardata impassibile
poi si è voltato verso di me
e l’ha sfiorata appena nel girarsi
un attimo solo quello ché poi è tornato
a fare il buffone di corte
il nichilista il cinico l’insensibile
ho una chitarra a tracolla
e una valigia in mano mai aperta
combinazione sconosciuta
ed è per questo che sono qui
a chiedermi se pioverà
a bestemmiare dio
consumato ed appeso ad un posacenere
come una sigaretta lasciata ad un quarto
fumata dai minuti senza emozione

APPUNTI – TIENI ALFREDO, PER LE TUE PIPPE

suonano alla porta alle nove di mattina
fuori il cielo è grigio e a quell’ora
l’umore di un uomo che tre ore prima
era ancora in un pub a discutere
di quanto la crisi dell’inter influisca
sulla crisi economica italiana europea
mondiale, sì, l’umore di quell’uomo
ben si intona con quel cielo grigio cui accennavo

suonano alla porta, dicevo,
è il portiere dello stabile in cui vivo
-raccomandata per lei- mi dice
prendo la busta
faccio un cenno con la testa
deferente, poi, gli getto la porta in faccia

nella busta c’è una breve lettera
ed una fotografia di una ragazza
dice che mi ama e non può vivere senza di me
ha seni sodi e grandi come meloni
è decisamente alta
slanciata, il termine esatto

mostro il tutto al mio amico alfredo
che dorme nella mia vasca da bagno
da una settimana
lo sveglio, legge la lettera
guarda la fotografia
mi fa -con queste cosce ti potrebbe stritolare-
annuisco
poi aggiunge -e guarda che labbra, amico-
annuisco di nuovo
mi porge la fotografia

torno in camera da letto un po’ barzotto
c’è simona che dorme ancora e respira
pesantemente

russa, nel senso del verbo
pesantemente

guardo la fotografia, guardo simona

allora torno dall’inquilino del bagno
gli poggio la fotografia sul bordo della vasca
-tieni alfredo, per le tue pippe-

vado in camera da letto, guardo simona
che ancora russa pesantemente
e non ha niente della ragazza nella foto

non potrebbe mai sfilare a milano, simona
ma più la guardo e più mi convinco
che se dio esistesse
sarebbe più o meno come lei

forse
russerebbe un po’ meno

INCUBO ALLA BALENA

Flavia Barbera l’ho conosciuta un’estate di quattro anni fa. Mi diede ospitalità in casa sua per quarantotto ore mentre (in)seguivo una ragazza di cui ero molto innamorato – a voler utilizzare un eufemismo.

Quando l’amore finisce, solitamente, ti restano ricordi – belli o brutti che siano – o rimpianti. A volte non resta nulla. A volte, come è successo a me, ti resta un’artista come Flavia Barbera che, matta come un cavallo (nel senso buono ed affettuoso dell’espressione, ammesso e non concesso che un cavallo possa definirsi matto), si è invaghita di un mio racconto al punto da volerne fare una storia a fumetti.

Questa storia a fumetti è stata inserita in una fanzine formato tascabile intitolata “Incubo alla balena” che verrà presentata il 2 marzo alle 16 presso la libreria InfoModo di Bologna in occasione del Festival Internazionale di Fumetto Bilbolbul.

La fanzine, formato tascabile, è stata creata da Flavia Barbera, Beatrice Concordia, Annamaria Gentili, Elisa Menini, Alessandra Romagnoli, Niccolò Tonelli, Gianluca Valletta e Alessandro Baronciani.

Tutte le informazioni in proposito le trovate cliccando QUI sotto.

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