“Il traguardo è a Parma, sede melodrammatica e dunque congura, dove l’Inter, domenica prossima, affronterà ancora una volta l’Inter, il suo avversario più temuto, il suo Hyde. L’intero direttorio di demoni che possiedono la squadra uscirà dallo spogliatoio all’unisono, ogni giocatore nerazzurro avrà accanto il suo doppio suicida. Folate di paura, scariche di insicurezza bruceranno adrenalina e consumeranno le notti della vigilia. Beghe di spogliatoio riaffioreranno come macchie dell’intonaco. Il respiro di tutto il mondo interista, nelle case, nello stadio, in automobile con la radio accesa, sarà mozzo come sempre. Un palo, una slogatura, un cartellino giallo, un refolo di vento tengono appeso a un filo il destino della adorabile isterica. La gloria, se ci sarà, avrà la gioia supplementare dello scampato pericolo. Il lutto, se ci sarà, sarà comunque ostentato con la nostra solita, stolta fierezza sul nero della maglia. Adelante, Inter.” ( Michele Serra, La Repubblica 13 Maggio 2008 )
In un certo qual modo è questa l’Inter che mi piace. Ero stanco di quest’Inter sempre vincente. Ciò non significa che ami perdere, anzi.
Ai non interisti resta difficile da comprendere come si possa amare una squadra mediocre per antonomasia. L’Inter è una squadra umana. E’ una squadra che incontra continue salite e discese, ha le forze e le debolezze tipiche di tutto il genere umano.
Sono queste le situazioni per cui noi godiamo. Ci piace commiserarci ed esaltarci. Ci piacciono questi continui sbalzi d’umore. Amiamo sentirci vivi, ricchi e poveri, furbi e ingenui, pragmatici e fatui. Ci piace innervosirci, incazzarci perchè noi amiamo, speriamo, crediamo. E non sarà certo una sconfitta ormai annunciata seppur imprevista fino a pochi giorni fa a farci smettere di amare, sperare, credere nell’Inter. E in un futuro migliore.
L’Inter è l’uomo nella sua imperfezione. L’Inter è l’Italia nel suo essere gloriosa e buia nel contempo. L’Inter siamo noi.
Eppure… eppure sono stato condannato…
IN NOME DELLA REPUBBLICA POPOLARE INTERISTA
Visto che l’imputato A****** C****** in data 5 maggio 2002 prendeva parte alla debacle dello Stadio Olimpico;
Visto che lo stesso in data 22 aprile 2002 era impossibilitato a visionare l’incontro di calcio Siena – Inter;
Visto che lo stesso ha visionato tutti e tre i match-point persi dall’Internazionale Football Club Milano nella sua residenza ciociara in poltrona assieme al padre;
IL GIUDICE SUPREMO CONDANNA
l’imputato A****** C****** a non recarsi allo Stadio Ennio Tardini di Parma;
a non visionare l’incontro di calcio Parma – Inter in TV;
a non restare nella sua residenza ciociara ed a non intrattenere alcun tipo di rapporto con suo padre nei 90 minuti (ed eventuali recuperi) intercorrenti tra l’inizio e la fine dell’incontro.
Questa condanna consiste chiaramente in un obbligo di non fare. Ma cosa farò? Queste le possibilità:
A- Restare al domicilio romano, steso sul letto, non rispondere a nessuno. Ascoltare i rumori della città sperando nel silenzio. E che nessuno venga a rompermi i coglioni.
B- Tornare in ciociaria, casomai andare a pranzo fuori e scappare sui monti ernici. Forse accendere la radio ed ascoltare… e sperare, aspettare… oppure scendere dalle montagne verso le sei e cercare di scorgere qualche bandiera per capire.
C- Scappare verso il nord, o verso il sud. Sicuramente lontano da Parma. Ma qui interverrebbe un sacrificio economico non indifferente e non sono i tempi giusti.
Devo decidere, voi cosa consigliate?

Hanno scritto cazzate di recente