IGNOTO NUMERO 66 – ARTE FATUA
- Bello il locale, non trovi?
Tu avresti preferito scolarti tre o quattro Brugal in una qualsiasi bettola, ma non puoi fare a meno di annuire. Un grande salone, pareti ricoperte di librerie che si erigono dal pavimento fin sopra il soffitto. Libri che forse nessuno avrà aperto negli ultimi cinquant’anni, pensi tu, pieni di polvere e null’altro che ad aprirli rischi quasi di farli sgretolare tra le tue mani. Su un piccolo soppalco, un ragazzo che avrà all’incirca la tua età cerca, in una grande scatola di legno, qualche singolo da inserire nel giradischi 45 giri portatile, collegato, non sai come, a due grandi casse, utilizzate tuttavia neanche al trenta percento della loro potenza.
Ti siedi e lei, senza chiederti niente, ordina all’anziana e rotonda cameriera, richiamante la servitù inglese dell’epoca vittoriana, due “Earl gray”. Tu non sai cosa sia, speri sia un qualche genere di scotch, in realtà è un thè, dei più banali per giunta.
Il ragazzo ha un 45 giri in mano, sembra pronto per cambiare, l’”Hallelujah” di John Cale è all’ultima strofa, forse la penultima.
Lei ti fa – Mario, mi è sempre piaciuta questa canzone di Jeff Buckley
Tu queste cose non le accetti e non puoi fare a meno di ribattere, velando la stizza con un sorriso che la faccia sentire un’ebete – Cara, questo è Cale ed è solo una cover, non di Buckley Junior, di Cohen…
- Non li conosco e comunque sono certa sia di Jeff. Jeff è morto giovane sai?
- La gente muore ogni giorno. Dunque, sentiamo, sostieni anche che Cobain, in quanto morto, abbia scritto l’uomo che vendette il mondo?
- L’uomo che? Ha scritto una canzone in italiano? Durante la permanenza a Roma, quando tentò il suicidio?
Tu stai per rispondere, ancora in modo stizzoso. Nel frattempo la serva inglese del secolo scorso è arrivata con i due thè e il discorso si interrompe. Non è facile con quel giradischi cambiare disco, ma il ragazzo pare allenato e non ci vogliono più di dieci secondi di silenzio. Parte “Satellite of love” nella versione solista di Lou Reed. Forse il ragazzo ha una particolare propensione per i Velvet Underground, ma tu non pensi a questo in quel momento: hai solamente paura che lei dica “che bella canzone d’amore”.
Tuttavia lei non dice niente, tu guardi il tuo thè, prendi il cucchiaino per la parte concava e con il manico cominci a disegnare. E’ un regalo per lei. La sua vita, come la vorrebbe lei. La sua vita come sarà, è il tuo regalo.
Lei ti dice – Cosa fai? Prendi bene quel cucchiaino, non fare il pazzo, non mi far vergognare.
Tu la ignori, stai facendo qualcosa per lei. Un casolare in campagna, colline, un fiume vicino. Forse sei un po’ influenzato dalle pubblicità della Mulino Bianco, ma è quella la vita che vorrebbe lei.
- Guarda – fai tu
- Cosa? -
- Quello che ho disegnato, per te -
- Non fare lo scemo -
- Guarda, il casolare, le colline, il fiume, i bambini a pascolare in giardino
- A pascolare?!?
- A giocare, scusa
- Io non vedo niente. Tu stai uscendo matto
La cameriera vittoriana, passando di lì, getta un occhio e dice – Che meraviglia! Cosa sono quelle? Capre?
E tu sei imbarazzato, perchè nella tua mente dovevano essere bambini, i vostri bambini, ma non puoi fare a meno di annuire e dire – Sì!
Lei vi guarda come foste matti, getta di soppiatto due zollette di zucchero nel tuo thè e ti dice di girarlo e di smettere di fare il cretino.
Tu ti alzi chiedendo scusa e vai in bagno. Ti getti dell’acqua fredda in faccia, ti guardi allo specchio e ti dici – Perchè è tutto così invisibile per lei e lei solo? Potrebbe scambiare colline per giraffe, casolari per pianeti. Mi andrebbe anche bene, ma perchè lei e lei solo non vede niente?
Esci dal bagno e lei con le sue zollette ha distrutto la tua piccola opera d’arte. Lei già beve il thè, sai già che lei si aspetta tu inizi a mescolare, invece riprendi il cucchiaino in mano e ricominci. Disegni. Nervoso, incazzato. Disegni. Scrivi. Espressionismo. Molto naif, a dir la verità.
Lei ti dice – Guarda che si fredda… non è Estathè
E tu vorresti ribattere che quello non era Jeff Buckley e che lei lo conosce solo perchè è morto, ma ti interessa di più esprimerti. E disegni.
Nel frattempo è giunta quasi alla fine un’altra canzone di Bob Dylan, “Just like a woman”. Per fortuna, a quanto ricordi, nessun morto ne ha mai fatta una cover, almeno lei non interverrà in campi che non le competono. Tuttavia pensi che in quei momenti ci vorrebbe una canzone di qualcosa tipo i Melvins, tanto rumore e tanta rabbia, perchè interpretano bene il tuo stato d’animo e perchè hai un modo per non sentire il silenzio o affrontarlo per finta, perchè tanto nessuno comprenderebbe cosa stai dicendo. Conversazioni mute. Ma il silenzio, quello spaventa.
Disegni, scrivi. Un’opera rabbiosa. La cameriera torna al tavolo accompagnata da un suo collega vittoriano che realmente avrà duecento anni. Lei gli dice – Vedi? Guarda cosa fa questo ragazzo…
E lui – Io queste opere d’arte contemporanee non le capisco proprio…
- Ma non vedi quanta rabbia c’è? Solo un grande amore, o un grande odio, possono esprimere qualcosa del genere
Tu la guardi e le strizzi l’occhio. Un po’ te ne penti, vista la mole e l’età della donna. Certamente non potrà essere una forma di tradimento verso quella donna davanti a te che non ti vede, non ti sente e non vede niente nel tuo thè.
Eppure sai che la ami, non sai perchè ma è così. E allora ti sforzi, le avvicini piano la tazza del thè cercando di non smuoverla troppo per non rovinare il tuo lavoro, mentre il ragazzo al giradischi ha inserito il “Blues di Tom Traubert” di Tom Waits e tu hai paura che lei dirà qualcosa tipo “ah, Waltzing Matilda” o, peggio ancora, “ah, Matilda” e tu dovrai spiegarle che la prima è una canzone popolare australiana, la seconda una rumba di Belafonte e che Waits ha sicuramente fatto riferimento alla prima, ma per parlare di guerra.
Lei non dice niente, per fortuna. Forse non immagina neanche chi sia Tom Waits e per te, in questo, non c’è niente di grave. Tuttavia, c’è qualcosa di grave se lei non legge neanche nel tuo secondo disegno qualcosa. Una minima cosa. Scambiare la rabbia per amore, sarebbe già un passo avanti. Niente. Per lei tu sei un matto che ha trovato due persone sciroccate a dargli retta. Lei prende il suo cucchiaino e dice – Va bene, basta con le buffonate. Il thè te lo giro io
Tu chiedi permesso e dici – Vado in bagno, ho dei problemi con lo stomaco
E lei – Se non la smetti con questi Brugal, farai una brutta fine!
“La brutta fine la farò io” pensi tu, ma non dici niente, vai in bagno, ti getti dell’acqua in faccia e ti guardi allo specchio e parli a te stesso – Che uomo sono io se non so dare il mio amore, se non so dare il mio odio? Che uomo sono io se i miei sentimenti sono intellegibili a tutti e non a lei? Che uomo sono io se per parlare di me ho bisogno di disegnare o di bere almeno tre o quattro Brugal?
E pensi che non vale la pena di far la guerra, chè in guerra non c’è mai vincitore. Ci sono uomini che parlano lingue diverse che si guardano e si sparano senza alcun motivo. Gli uomini muoiono, come Jeff Buckley. Gli uomini si amano e si odiano. Si odiano amandosi, si amano odiandosi. Non si conoscono. Vale la pena ballare un ultimo valzer con Matilda, vale la pena invitarla ad un ultimo ballo?
Ti guardi nello specchio, sei tranquillo. Tom Waits sta finendo il suo lamentoso inno alla pace, tu appoggi le mani sullo specchio, tiri la testa indietro. Poi di colpo, una botta avanti e tutto si rompe.
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Now playing: Charlotte Gainsbourg & Calexico – Just Like a Woman
via FoxyTunes

















Hanno scritto cazzate di recente