APPUNTI – L’AMORE AL TEMPO DEL TRIPLETE: COME MARX MI HA CREPATO LA VITA

IL RUMORE DEI NEMICI

Mi danno troppo da fare i vivi per potermi preoccupare anche dei morti. Sono andati, trapassati, estinti. Sono quel che volete ma, essenzialmente, non sono più. La vita è una guerra, il mondo è in guerra ed io mi ci getto armato di scimitarra.

Chi si preoccupa dei morti è preoccupato dal fatto che un giorno non sarà più. Sarebbe bene seguire questo pratico esercizio. Non hai niente da fare, stai seduto su una panchina o, peggio, sotto la metropolitana. Ecco, non hai un libro da leggere, niente di niente. Guarda le persone davanti a te e immaginatele morte. Occhi sbarrati, mandibola aperta. Osservali lì, falli morire con la sola forza del pensiero.

Io vedo la gente morta. E sto bene.

Mi preoccupa, da ex fervente rifondarolo, sapere che un giorno vedrò Bertinotti fare un elogio pubblico di Berlusconi appena morto. So che accadrà. Lo so.

Personalmente, vi dirò, credo che il lutto sia una delle ipocrisie più grandi di cui sia capace il genere umano. Soffro per la morte dei miei amici, sto male per la sofferenza dei miei amici. Godo per la morte dei miei nemici. In assenza dei nemici, mi compiaccio della morte di qualche stronzo che neanche conosco. Di qualcosa dovrà anche godere un uomo.

Sento il rumore dei nemici. Piuttosto lontano. E’ una consolazione, forse. Posso gettare la scimitarra. Nella mia vita sono stato molto più amato che odiato e credo che proseguirò in questa direzione. Forse perché sono un gran paraculo.

Poi, mi vien da ridere quando penso ai miei nemici. Sono uomini ridicoli quanto me ma hanno quel qualcosa in più che riesce a farli diventare ancor più ridicoli di me. E io, alla mia ridicolaggine, ci tengo.

MARX E LA PORNOGRAFIA OMOSESSUALE

Credo che Marx mi abbia rovinato la vita. Non sto cambiando argomento, sto parlando ancora di amici e nemici.

Il materialismo storico ha ucciso il mio senso di colpa cristiano. La lotta di classe ha fomentato il mio senso di colpa borghese. Marx mi ha costretto ad amare le minoranze, a giustificarle in ogni caso. Amo chi è nato negro, chi è nato povero, chi è nato barbone, chi è nato delinquente, chi è nato deficiente. Gli zingari no, a tanto non sono ancora arrivato. Disprezzo la mia classe che non ama le minoranze. Disprezzo la mia classe quando cerca di diventare minoranza. La borghesia non è umana.

La lotta per le classi altrui ha una doppia faccia: da un lato arrivi alla santità, dall’altro all’autodistruzione.

Arrivi a confondere gli amici con i nemici, gli idoli positivi con quelli negativi, la vita con la morte, le bestie con gli uomini. E sopra tutto c’è ancora Marx con quel barbone, che poi è Dio come già l’avevano rappresentato in tantissime chiese rinascimentali.

Lotta, lotta, lotta.

C’è bisogno d’amore per dio. Sono stato amato tanto, dicevo. Ed ho amato tanto, anche troppo. Credo anche qui ci sia lo zampino di Marx. Colpa sua se non ho mai avuto un amore ortodosso come Dio (Marx?) comanda.

In fondo uno con qualcuno deve sempre prendersela. La vita non è un film porno ma pare una pornografia omosessuale un po’ troppo estrema. Un regista perverso sullo sfondo c’è sempre.

PROSTITUZIONE INTELLETTUALE: ORTODOSSIA ED ETERODOSSIA DELL’AMORE

E’ prostituzione intellettuale quella di cui vi parlo e, credo, ce la cerchiamo un po’ anche noi. Sarebbe comodo dare tutte le colpe a Dio, a Marx o come lo volete chiamare voi.

Se non ho avuto un amore ortodosso come conviene me la sono anche cercata.

L’amore più ortodosso della mia vita è rimasto attaccato ad uno stendino sotto la pioggia per anni ed è ancora completamente zuppo. Quello più eterodosso va a gonfie vele ma, appunto, è eterodosso.

Ma che ortodossia poteva esserci in Lisa, una che poteva essere sia quella della foto sia quella che della vita non aveva mai capito un cazzo?1

L’estate non arriva e, dunque, non si asciuga. Meglio scriverne ora che quando tutto sarà asciutto.

Colpa di Marx se è successo. Maledetto. Pensate che l’amore più ortodosso della mia vita è stato tra un borghese e una che non faceva altro che sottolineare la differenza di classe tra me e lei.

Penso che Lisa avrebbe dovuto mettere fine alla nostra storia già dopo poco tempo. Il problema stava nel fatto che Lisa aveva avuto ed avrà solo amori eterodossi nella sua vita. Io non potevo metter fine all’amore più ortodosso che mi fosse mai capitato tra le mani.

Il senso di colpa marxista mi teneva attaccato a lei. E Lisa ci metteva del suo, a tenermi attaccato a lei. Certo, non poteva averla vinta. Il senso di colpa marxista teneva attaccato a Lisa un sacco di gente, ce ne stavamo tutti affollati attorno al suo corpo ed ogni tanto arrivava un nuovo a reclamare un po’ di spazio. Ma erano tutti più imbecilli di me, ecco perché alla lunga l’ho avuta vinta facilmente.

Lisa ha cambiato il mio modo di guardare il mondo e, in fondo, forse dovrei anche ringraziarla. Non è riuscita a sostituirsi a Marx, eppure mi ha insegnato a disprezzare l’essere umano. Lei e le esperienze vissute con lei.

In fondo bisogna capirla la gente, ha dei problemi. Sta male. Io anche ho dei problemi. Io anche sono stato male. Se sei una testa di cazzo lo sei comunque, problemi o meno, malattie o meno. E che ti prendesse un cancro al cervello se ancora non ce l’hai. Godo dei tuoi malesseri.

Si arriva addirittura a giustificare le malefatte con i difetti fisici. Dimmi, vorresti essere tu come Alain Delon? Sì, certamente. Ma non sarà mai la mia pelata prematura, la mia testa a pera o il mio profilo aquilino a giustificare una mia cattiveria. No, Dio non perdona. Neanche Marx. E neanch’io.

Purtroppo ancora non riesco a godere dei mali di Lisa ma ci vado vicino.

E poi i problemi di Lisa, i suoi mali… non voglio parlarne, questi non sono cazzi vostri.

Che poi c’è sempre quello che passa per stronzo e sono sempre io. Quello che per Lisa non è mai stato abbastanza uomo.

Su questo forse Lisa aveva ragione. Solo un ometto come me poteva accettare le sue bugie, gli stessi episodi raccontati in tre modi diversi a distanza di pochi minuti; i suoi tradimenti; il suo mollarmi e riprendermi due o tre volte al mese.

- COLPA DI MARX. CAZZO, MARX! -

Eppure qualcosa di buono doveva esserci in lei se nella sua classe ho conosciuto solo brava gente. E poi la parte dello stronzo ce l’ha fatta il borghese del cazzo.

Via della Scala è sempre là… canto per non pensare alle umiliazioni subite. Al viaggio programmato la sera prima ed annullato il mattino dopo per telefono. Al fingere davanti a persone conosciute nell’altra vita di conoscermi appena o sentirla dire che io ero un folle che non vedeva da anni e che voleva rovinarle la vita per un torto passato.

Per poi litigare e richiamare quello che tanto uomo non era. E vederci di nascosto. La nostra situazione non era chiara. Colpa mia. Sempre colpa mia.

Lisa non c’era mai quando ne avevo bisogno ma pretendeva che io fossi lì anche solo per un’unghia incarnita. Io rifiutavo di fottere altre donne perché prima o poi le cose sarebbero tornate come in origine, lei probabilmente si faceva fottere da altri uomini di mezzo mondo giusto per avere un po’ più di gente aggrappata addosso. Poi alla fine tornava da me ed io ero contento. Ridevo. Sorridevo.

Lisa mi voleva bene. Quanto voleva bene al suo cane. Il cane era suo, io ero suo. Uomini, bestie. Ho sempre diffidato degli animalisti. Sono tali perché non riescono ad amare gli uomini. Non riescono neanche ad odiarli. Sono psicopatici. Ma con Lisa non ci pensavo, forse perché, come voce popolana vuole, tira più un pelo di fica che un carro di buoi.

Lisa agiva inconsciamente quasi quanto inconsciamente Marx mi faceva attrarre da lei. Il suo amore eterodosso non le faceva capire che da un poco uomo come me poteva ottenere il massimo con il minimo sforzo. Avrebbe potuto farmi fesso ancor meglio. In fondo, era un po’ fessa anche lei.

LA VACUITA’ DELL’ARTE

E’ poco uomo quell’uomo che scrive.

Se non ci fosse stata Lisa starei ancora qui a pretendere di diventare un giornalista o uno scrittore. Non lo pretendo più ma lo faccio con passione. Non ho le qualità per farlo ma so di farlo molto meglio di tanta altra gente.

Quel che voglio dire è che non basta aver studiato letteratura per saper scrivere, non basta far l’accademia per far l’artista, non basta il conservatorio per far musica. Anzi, nel 95% dei casi, queste istituzioni creano gente inutile per la società che fanno solo del male all’arte.

Le passioni si creano da sole. Devi averle dentro, nient’altro. Non puoi pretendere di diventare un qualcosa che non sei. La lotta di classe del pensiero, anche questa me l’ha trasmessa Marx. Ma questa, Lisa non la conosceva.

Poi arriva un giorno che viene l’ultimo degli stronzi che si aggrappano al suo corpo a pretendere di staccarti da lei definitivamente. Mentre il senso di colpa marxista si acuisce sempre di più, arrivi al punto di mostrarti fin troppo gentile perché, ancora una volta, lei ha deciso di darti la responsabilità della sua vita, della sua classe e c’è qualcun altro che vuole riequilibrare una situazione che hai compromesso per sempre. Uno nuovo, perché morto un papa se ne fa un altro o al massimo si torna a quello precedente.

Io ringrazio quel contadino che, mentre io cercavo di essere gentile con lui offrendogli – sic! – di usufruire di un mio servigio, perché io avevo rovinato la vita a quella donna che ora amava lui e che tra due mesi amerà qualcun altro, dicevo, ringrazio quel contadino che mi disse che ero una persona ridicola che scriveva cose ridicole. Solo grazie a lui sono riuscito ad escludere Lisa dalla mia vita, lei che ora starà cercando qualcun altro ancora e che quando guarda la sua stanza piena di me pensa a quel cane scappato via.

- Poverino, era andato in calore. E’ uscito e non è tornato più. Qualche auto l’avrà messo sotto! -

In fondo ogni classe deve stare per conto suo. Lo ripeto, Marx mi ha crepato.

Mi hanno massacrato i mille libri che ho scelto di leggere, i milioni di dischi che ho deciso di ascoltare, tutti quegli stramaledetti film fuori dalla grande distribuzione. C’è chi deve andare in vacanza a San Pietroburgo, chi a Terracina per tutta la vita. C’è poco da fare. Io non so zapparla la terra, per scrivere non studio letteratura e i letterati producono solo merda per idioti. Io produco tanta cacca ma puzza di più. E puzza meglio.

Penso al finale di Io e Annie, chi non lo conosce? In fondo tutti hanno sempre bisogno di uova, dicevo a Lisa quando tornavo da lei. Se la ricorderà a vita questa frase, gliel’ho messa dappertutto per anni. Del resto tornavo, in media, ogni due settimane.

Le uova ingrossano il fegato. Fanno male. Meglio tagliarle fuori dalla dieta.
Come scrisse un mio amico, la sega è un attimo. A volte è anche meno.

1 Chi è a secco delle mie opere illetterate non capirà a cosa faccio riferimento e, sinceramente, me ne fotto di voi ancor più di quanto fotterei Ainett Sthepens.

APPUNTI – IL FRIGO E’ VUOTO

A volte il passato
bussa al portone
e si ferma per pranzo
senza essere invitato
ma hai una sola bistecca
ed un solo piatto
a te piace ben cotta
a lui al sangue

In tasca tiene geloso
una fetta di pane
finisce di mangiare
non saluta e va via

Te ne stai perso
nella magra soddisfazione
di essere un vincente
e fingi la malinconia
del perduto altrove
cogliendo l’occasione
per farne una canzone

Non dimenticare
di andare a far spesa
il frigo è vuoto

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Now playing: Francesco Guccini – Nostra Signora Dell’Ipocrisia
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APPUNTI – DELLE FORME D’ARTE OVVERO DEI FIUMI DI DROGA SULLE NOSTRE CITTA’

Qualcuno una volta mi ha detto
che esprimersi è una necessità
di tutti gli esseri umani

Personalmente non credo
a ciò che questo qualcuno
mi ha detto una volta
è necessità e capacità
per pochissimi eletti

Tuttavia sono cosciente
del dolore che sta alla base
di ogni forma d’espressione

Sta nello scrivere, nel comporre
nel dipingere, nello scolpire
persino nel fotografare
il superamento della vergogna
di mostrarsi nudi all’altro

Mi dicono “leggi questo”
oppure “ascolta quest’altro”
purtroppo ho difficoltà
ad apprezzare le vostre parole
i vostri pensieri e le vostre note

Non mi piacete
ma non preoccupatevi
neanche io
piaccio a me stesso

Apprezzo però gli sforzi
di tutti coloro che non vogliono
soffermarsi sul piacere estetico
e comprendo benissimo
che ogni loro confessione
messa su carta o su tela
è una scalpellata
al proprio orgoglio
e all’amore per sè stessi

Del resto non si fa arte
dove non c’è dolore
e credo che chi la fa
se fosse realmente soddisfatto
di se stesso e del proprio lavoro
mollerebbe tutto perchè felice

Per sopravvivere al masochismo
chi decide di spogliarsi
di fronte alle platee
ha bisogno di valvole di sfogo

E’ un servizio che si da all’altro
un mettersi alla berlina continuo
un lavoro di analisi self-service
un inutile continuo accoltellarsi
senza alcun senso

C’è la volontà di uccidersi
e di distruggersi nell’arte

Intanto fiumi di droga e di alcool
si abbattono sulle nostre città
su tutte le piccole tragedie personali
che non saranno mai messe in scena
perchè i protagonisti di queste storie
non ne avranno mai le capacità

Vivere è la forma d’arte più complessa
e meno fruibile che ci sia

Drammi esistenziali che restano dentro
addomesticati e mai affrontati
latenti opere d’arte di materia organica
che non avranno mai forma d’espressione
e muoiono con l’assenza del pensiero
nella convinzione di esser soli

Assenza di segnale
assenza di comunicazione
nessun servizio a sè
nessun servizio all’altro

Rinuncia a sè stessi

Questa non è una poesia
non è una canzone
non faccio arte
forse non vivo nemmeno
forse non so più stupirmi
forse per questo
io non mi drogo

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Now playing: The Flaming Lips – Yoshimi Battles the Pink Robots, Part 1
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APPUNTI – SAGGIO PRESUNTUOSO SU BUKOWSKI E FANTE

La Feltrinelli si è presa la briga di pubblicare in Italia “Azzeccare i cavalli vincenti” (traduzione insensata di “Portions from a Wine-Stained Notebook”), raccolta di saggi e scritti di Bukowski tra il 1944 e il 1990.

Tra questi, mi soffermo un po’ su “Incontro il Maestro”, nel quale Chinaski (l’alter-ego di Bukowski) incontra tale John Bante (John Fante) autore di “Un vero spasso? eh?” (il celebre “Chiedi alla polvere”). Chinaski incontrò la scrittura dello sconosciuto Bante durante le sue lunghe giornate nelle biblioteche di Los Angeles. Innamoratosi dei suoi libri, ne acquisisce lo stile e, una volta affermato, propone al suo editore di ripubblicare il pressochè invenduto capolavoro di Bante. E’ l’occasione per incontrare il suo idolo, ormai cieco e senza gambe, semi-morente.

La storia è parzialmente corrispondente a come andarono i fatti (Bukowski scrisse anche due poesie sul loro incontro), ma non è su questo che vorrei soffermarmi, quanto sul fatto che personalmente ho sempre considerato Fante e Bukowski molto vicini tra loro e, per quanto possibile, “miei modelli”.

Entrambi hanno una scrittura asciutta e diretta, entrambi raccontano le loro vite e le vite di quelli che non ce la faranno mai. Fante da un risvolto romanticamente speranzoso alle sue storie, Bukowski è duro e puro e fin troppo pessimista sulla vita e sul mondo e, a parer mio, riesce ancor meglio nella poesia che nella prosa. Tuttavia, Bukowski è quasi sicuro di essere meglio degli altri e per battere se stesso si crea un alter ego (Chinaski) che ne è certo e che è “un fottutissimo genio”. Fante non ne ha la consapevolezza, ha bisogno di essere sostenuto e si crea un alter ego (Bandini) che lo sostiene e che forse ci prova molto di più di quanto lui non ci provasse realmente. Caratteri diversi, inclinazioni diverse, atteggiamenti diversi.

In fondo basta poco per scrivere, no? Per scrivere basta saper raccontare la propria vita e sapersela immaginare, non si deve entrare nella merda fin sopra la testa, basta conoscerla, la merda.

Bukowski e Fante non sono dei letterati in senso proprio, anzi, non hanno niente dei letterati. Linguaggio secco, a volte irritante, diretto.  Non studiano, non ricercano.

Personalmente, detesto i letterati, come detesto gli scienziati dell’arte. Non credo in chi studia le tecniche, le forme, non credo in chi ricerca parole. Odio dover leggere scritti altrui perchè la maggior parte delle volte so che non mi piaceranno, e non avrò il coraggio di dir loro che sono una schifezza o, se lo dirò, li ferirò, perchè ognuno crede in ciò che fa e spesso c’è gente che glielo fa credere. In buona fede, il mondo è pieno di deficienti. Detesto persino rileggere la maggior parte delle cose che ho scritto io, che non sono un letterato. Io purtroppo non avrò mai quella prontezza di Bukowski e Fante e forse la mia vita non me la saprò mai immaginare bene, le mie cose le tengo lì in buona vista, giusto perchè ogni giorno è giusto ricordare quanto si possa esser stati coglioni, per averne la consapevolezza. Nonostante ciò, so di saper scrivere meglio, anzi, molto meglio della maggior parte di coloro che si dichiarano poeti o scrittori. Io non lo sono e non lo sarò mai. E non voglio esserlo. Io racconto e basta.

Le parole vanno apprese, masticate e poi vanno usate, ma sempre al momento giusto. Ecco la differenza. Fante e Bukowski hanno sempre le parole giuste al momento giusto. Non sono ricercate, non ci sono ripensamenti. E’ scrittura diretta e va giù come una birra fresca in un giorno che il caldo ti ammazza la testa. E’ proprio questo il motivo per il quale possono non essere apprezzati (per quanto i due siano ormai oggetto di culto e di moda, sono sempre “letteratura bassa”- Bukowski ancor più di Fante) dagli scienziati della letteratura , quelli che trovano del genio nella bella forma e nelle belle parole, nelle frasi lunghe senza punteggiatura che si ritorcono su loro stesse e che, alla fine, belle come sono non ti lasciano niente. Colpisce l’occhio di chi non sa scrivere e non sa leggere, la scrittura del vuoto. E chi non sa scrivere e non sa leggere, per quanto l’analfabetismo ufficiale sia stato debellato, secondo le mie stime rappresenta l’80% della popolazione mondiale e, tra questi, c’è anche molta gente che scrive e molte persone che studiano l’arte. Odio gli studi sull’arte. Osservare, far proprie le idee altrui ed elaborarle, questa è l’arte. Non servono studi, non serve niente di niente. L’arte vera non la può spiegare nessuno. Quella finta può esser spiegata facilmente da chi la studia, come un falegname può spiegare come si fa un tavolo.

L’arte viene dallo stomaco: quando viene espulsa, a culo ancora sporco, quella è arte. Potete anche avere belle storie da raccontare, ma non avete niente dentro per poterle dire, siete come i no-global con i rasta e l’i-pod, come quelli che ammazzano e poi chiedono scusa, siete gente che campate di simboli: l’arte stitica, per quanto mi riguarda, la lascio a voi, perchè non è arte, è atteggiarsi. Perchè sono presuntuoso. E perchè l’unica cosa che mi interessa adesso è l’aver scoperto che la messicana di “Chiedi alla polvere” tornò e saltò fuori che “era una lesbica del cazzo”.

Questi sono i veri piaceri del conoscere la letteratura.

APPUNTI – VINCENT

E tu mi dirai
che la tua non è arte,
Vincent

Non è arte
scomporre la vita
in poche emozioni
e pochi segni
e io ti dico
che c’è forza
in quei segni,
Vincent

Ti chiameranno
povero pazzo
perchè c’è rabbia
perchè c’è amore
e non lo capiranno,
Vincent

Ma non è arte
la ricerca della forma
lo studio della tecnica,
Vincent

Queste sono per chi
artista vorrebe essere
ma non lo sarà mai
e venderà agli esteti
quelli che la vita
non vogliono capire
ma moriranno,
Vincent

Le emozioni confuse
in segni perfetti
sono vite inesistenti
che muoiono
tra un tramonto e un’alba,
Vincent

Le poche emozioni
tramutate
in pochi segni
senza studi
senza ricerca
queste sopravviveranno
anche a noi
anche a te
perchè la vita
non muore mai,
Vincent

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Now playing: The Spades – You’re Gonna Miss Me
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