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Articoli taggati ‘defecare’

APPUNTI – UNA NUOVA FRONTIERA PER IL MIO ESSERE

Ottobre 6, 2009 sbloggato 2 commenti

Seduto sul water
piego il giornale
per tenerlo stretto tra le ginocchia
leggere l’articolo sulla colonna di destra
mentre con una mano
stacco fogli di carta
da strusciare su e giù
e pensare che
responsabilità penale o civile
pur sempre responsabilità è

Napoleone
quello sì che era un imperatore

Alzo la testa la mia mente va altrove
mentre sondo e conto tarzanelli
parlo : “testa di c****
io ti ammazzo
ma guarda la m******
porco qua porco là
e io?”

C’è a chi basta la carta
chi basta una mano di bidet
chi serve una doccia
per sicurezza
io faccio un trattamento completo
che esplori con cura lo sfintere

Il piacere dei piccoli particolari
la vita è questa

Parlare da soli
questa la nuova frontiera del mio essere
perso ogni disincanto
mi commuovo in bagno

I mori tirano sasso
io rispondo con carta
e vinco

Per una nuova umanità

—————-
Now playing: Roberto Vecchioni – El bandolero stanco
via FoxyTunes

APPUNTI – LA TERZA STRADA

Ottobre 1, 2009 sbloggato 2 commenti

Il ventaglio di prospettive
messoci di fronte dal destino
ci parlò chiaro
e ci disse:
“2 possibilità,
nient’altro.
Una terza strada
non esiste”.

Come uno stitico
alle prese con un lassativo
sorpreso dalla sua stessa merda
quattro volte in un solo giorno
(un evento straordinario)
noi sorprendemmo noi stessi
con la nostra merda
e trovammo una terza via
quella che il signor fato
pensava non esistesse.

E mentre il fiume scorreva veloce
mentre la corrente portava via la merda di tutti quanti
noi ci accorgemmo di quanto fossimo straordinari
rompendo ciò che per tutti e anche per noi aveva già percorsi segnati.

La nostra merda restava a riva
la mia lontana dalla tua
e mentre quella dell’uomo si allontanava
noi scoprivamo la terza strada.

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Now playing: The Velvet Underground – Sweet Jane (early version)
via FoxyTunes

Categories: Appunti, Poesie Tag:, , ,

APPUNTI – IL MOMENTO DEL BISOGNO

Agosto 20, 2009 sbloggato Lascia un commento

“Ogni fine è diversa dalle altre, ma è solo il momento, il punto in cui la linea s’interrompe. Prima, siamo ciucciati e consumati, dopo, il nulla. E’ un quadro di Escher. Sali e scendi quelle cazzo di scale, avanti e indietro, su e giù, modifichi prospettive, orientamenti, piani d’appoggio e rapporti gravitazionali consumando in idiozie la tua energia, poi un bel dì (ma poi perché sempre un bel dì? mica lo so io…) ZAC!  ti si apre una botola sotto ai piedi, scatta una trappola o qualcosa del genere, magari mentre stai al cesso leggendo la gazzetta, e crepi davanti alla foto dei calciatori con un espressione imbarazzata in faccia perché non ti sei pulito il culo.
Non va bene.
A proposito del buco con la menta intorno: Io sto avanti. Infilo una sigaretta nel buco la appiccio e me la fumo. Delizioso.
Sa di pesto.”

(Luigi Clapis, “Profondo come una pozzanghera”)

Plof
- Sciocco

Nel mentre
In panchina
Sotto l’afa
Una vecchia
Si essicca.

Plaf
- Che stronzo

Nel frattempo
Sopra un albero
Giorgio gioca
All’astronauta
Alle radici
Due amici
In guerra
Incrociano i bastoni

Plif
- Ma… avremmo vinto!

In quel momento
Uno zombie
Smette di giocare
Per non perdere
Per non sudare
Per il tempo:
Non asciuga
Non ferisce
Aggiusta
Marcia
Caccia

Pluf
- Hai rotto… si sono invertiti i ruoli!

Nel tempo
Che lui si dice
Di esser matto
Nel tempo
Del tramonto
Più veloce
Della storia
Corre giù
In dieci secondi
Gira veloce
Sporge
Si toccano
Tramonto ad est
Prende fuoco
Non smorza
L’acqua non smorza

Plef
- Dimmi… sei innamorato di me?

Mentre ad est
Tutto prende fuoco
Con due dita
Tengo il pene basso
Per pisciare
Dentro
Con altre due
Tengo una smoncia
Perché il lavoro sia completo
E spingo giù
Soddisfatto
Dell’acqua
Che esplode
E mi bagna
Mentre la stanza
Si riempie
Di odori nauseabondi
Io leggo
Di un poeta
Scrittore
Quel che sia
Non importa
Premo il tasto verde
Nel momento del bisogno
E mi dò 15 minuti
Il tempo di una seduta
Ben fatto

Prrrrrrrrrr
- Non dà soddisfazione una risposta del genere,soprattutto a una curiosa come me… è tutto e niente… mi fa girare le palle

E ora penso
Che se Bell
O Marconi
O chi per loro
Si fosse fatto i cazzi suoi
Un secolo fa
E forse più
Nel momento del bisogno
Avrei avuto un amico davanti
E non te
Coi tuoi 15 minuti
A perdere
Dentro un orecchio

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Now playing: Neutral Milk Hotel – Holland, 1945
via FoxyTunes

IGNOTO NUMERO 42 – DUE CESSI

Ottobre 4, 2007 sbloggato 8 commenti

Si infilò sotto la doccia bollente. Amava le docce di lunga durata. Godeva dell’acqua bollente e del vapore che invadeva il bagno chiuso rigorosamente a chiave. Che poi in quella casa immensa viveva solo lui e nessun altro. E poi di consumare l’acqua gliene fregava poco. I soldi li aveva, un bello stipendio anche e poi se quell’acqua non l’avesse utilizzata lui, non l’avrebbe di certo bevuta un poveretto che soffriva la sete.

L’hai vista tu la luna a mare chiaro… l’ho vista sì e abbiamo pure chiacchierato…”. Era l’ultimo successo di Sergio Caputo. Risaliva a vent’anni prima e questo lo lasciava abbastanza perplesso. Emise un peto veramente rumoroso. Ma questo particolare non c’entra niente con la storia che stiamo qui raccontando.

Mentre era sotto la doccia si intrufolarono in casa due briganti con l’intenzione di rubare tutto ciò che potevano.

Come faceva quella canzone?”, parlava da solo e ricominciava a cantare, “Le donne di modena hanno larghi i fianchi…”. Dunque possiamo comprendere che amava i cantautori italiani di un certo livello. Ma non sono i suoi interessi musicali né la sua contorta psiche ad interessarci.

Ci interessano invece i briganti. L’uomo era sotto la doccia. I briganti nel salotto due piani sotto di lui. La casa sembrava vuota ai due, i quali si gingillavano tra un posacenere e le posate. Cosa prendere? Cosa non prendere? Era una decisione importante. Nel dubbio, la decisione di uno dei due fu di andare al bagno.
Cacare compare

Compa’, e va… perdio”.

Cosa successe dopo noi non lo sappiamo e non lo vogliamo sapere. A nessuno può interessare una storia del genere. Che cazzata…