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APPUNTI – MAI DARE NIENTE PER SCONTATO

Novembre 17, 2009 sbloggato Lascia un commento

Ce ne stavamo seduti al bancone
ad aspettare le nostre due birre
quando richiamati da un insistente scoppiettare
ci accorgemmo di un uomo vicino a noi
che ciancicava Big-babol alla fragola
(mento poggiato sul palmo della mano sinistra
intento a fare palloncini)
e della sua donna dinanzi a lui
che lo guardava con aria innamorata
mentre beveva il suo aperol-soda.

Forse inebriati da quel tanfo fragolino
restammo in silenzio a guardarci
entrambi immaginando
che sapore avrebbero avuto i loro baci.

Il tempo scorreva veloce
come l’acqua del fiume intubato nell’eternit
di cui tu assaporasti la polvere nello stesso bar
per sciacquarti la bocca
che in quel momento pareva saper di fragola e di panna
anche se tu non avevi mai masticato Big-babol.

Pagammo tre euro e trenta centesimi.
Tre euro per le due mezze pinte
trenta centesimi per i dieci centilitri di amianto.

Tornati a casa
per la prima ed ultima volta
ti presi a cinghiate
per insegnarti
che nella vita
non si deve mai dare niente per scontato.

—————-
Now playing: The Rolling Stones – Let’s Spend the Night Together
via FoxyTunes

IGNOTO NUMERO 66 – ARTE FATUA

Novembre 14, 2009 sbloggato Lascia un commento

- Bello il locale, non trovi?

Tu avresti preferito scolarti tre o quattro Brugal in una qualsiasi bettola, ma non puoi fare a meno di annuire. Un grande salone, pareti ricoperte di librerie che si erigono dal pavimento fin sopra il soffitto. Libri che forse nessuno avrà aperto negli ultimi cinquant’anni, pensi tu, pieni di polvere e null’altro che ad aprirli rischi quasi di farli sgretolare tra le tue mani. Su un piccolo soppalco, un ragazzo che avrà all’incirca la tua età cerca, in una grande scatola di legno, qualche singolo da inserire nel giradischi 45 giri portatile, collegato, non sai come, a due grandi casse, utilizzate tuttavia neanche al trenta percento della loro potenza.

Ti siedi e lei, senza chiederti niente, ordina all’anziana e rotonda cameriera, richiamante la servitù inglese dell’epoca vittoriana, due “Earl gray”. Tu non sai cosa sia, speri sia un qualche genere di scotch, in realtà è un thè, dei più banali per giunta.

Il ragazzo ha un 45 giri in mano, sembra pronto per cambiare, l’”Hallelujah” di John Cale è all’ultima strofa, forse la penultima.

Lei ti fa – Mario, mi è sempre piaciuta questa canzone di Jeff Buckley

Tu queste cose non le accetti e non puoi fare a meno di ribattere, velando la stizza con un sorriso che la faccia sentire un’ebete – Cara, questo è Cale ed è solo una cover, non di Buckley Junior, di Cohen…

- Non li conosco e comunque sono certa sia di Jeff. Jeff è morto giovane sai?

- La gente muore ogni giorno. Dunque, sentiamo, sostieni anche che Cobain, in quanto morto, abbia scritto l’uomo che vendette il mondo?

- L’uomo che? Ha scritto una canzone in italiano? Durante la permanenza a Roma, quando tentò il suicidio?

Tu stai per rispondere, ancora in modo stizzoso. Nel frattempo la serva inglese del secolo scorso è arrivata con i due thè e il discorso si interrompe. Non è facile con quel giradischi cambiare disco, ma il ragazzo pare allenato e non ci vogliono più di dieci secondi di silenzio. Parte “Satellite of love” nella versione solista di Lou Reed. Forse il ragazzo ha una particolare propensione per i Velvet Underground, ma tu non pensi a questo in quel momento: hai solamente paura che lei dica “che bella canzone d’amore”.

Tuttavia lei non dice niente, tu guardi il tuo thè, prendi il cucchiaino per la parte concava e con il manico cominci a disegnare. E’ un regalo per lei. La sua vita, come la vorrebbe lei. La sua vita come sarà, è il tuo regalo.

Lei ti dice – Cosa fai? Prendi bene quel cucchiaino, non fare il pazzo, non mi far vergognare.

Tu la ignori, stai facendo qualcosa per lei. Un casolare in campagna, colline, un fiume vicino. Forse sei un po’ influenzato dalle pubblicità della Mulino Bianco, ma è quella la vita che vorrebbe lei.

- Guarda – fai tu

- Cosa? -

- Quello che ho disegnato, per te -

- Non fare lo scemo -

- Guarda, il casolare, le colline, il fiume, i bambini a pascolare in giardino

- A pascolare?!?

- A giocare, scusa

- Io non vedo niente. Tu stai uscendo matto

La cameriera vittoriana, passando di lì, getta un occhio e dice – Che meraviglia! Cosa sono quelle? Capre?

E tu sei imbarazzato, perchè nella tua mente dovevano essere bambini, i vostri bambini, ma non puoi fare a meno di annuire e dire – Sì!

Lei vi guarda come foste matti, getta di soppiatto due zollette di zucchero nel tuo thè e ti dice di girarlo e di smettere di fare il cretino.

Tu ti alzi chiedendo scusa e vai in bagno. Ti getti dell’acqua fredda in faccia, ti guardi allo specchio e ti dici – Perchè è tutto così invisibile per lei e lei solo? Potrebbe scambiare colline per giraffe, casolari per pianeti. Mi andrebbe anche bene, ma perchè lei e lei solo non vede niente?

Esci dal bagno e lei con le sue zollette ha distrutto la tua piccola opera d’arte. Lei già beve il thè, sai già che lei si aspetta tu inizi a mescolare, invece riprendi il cucchiaino in mano e ricominci. Disegni. Nervoso, incazzato. Disegni. Scrivi. Espressionismo. Molto naif, a dir la verità.

Lei ti dice – Guarda che si fredda… non è Estathè

E tu vorresti ribattere che quello non era Jeff Buckley e che lei lo conosce solo perchè è morto, ma ti interessa di più esprimerti. E disegni.

Nel frattempo è giunta quasi alla fine un’altra canzone di Bob Dylan, “Just like a woman”. Per fortuna, a quanto ricordi, nessun morto ne ha mai fatta una cover, almeno lei non interverrà in campi che non le competono. Tuttavia pensi che in quei momenti ci vorrebbe una canzone di qualcosa tipo i Melvins, tanto rumore e tanta rabbia, perchè interpretano bene il tuo stato d’animo e perchè hai un modo per non sentire il silenzio o affrontarlo per finta, perchè tanto nessuno comprenderebbe cosa stai dicendo. Conversazioni mute. Ma il silenzio, quello spaventa.

Disegni, scrivi. Un’opera rabbiosa. La cameriera torna al tavolo accompagnata da un suo collega vittoriano che realmente avrà duecento anni. Lei gli dice – Vedi? Guarda cosa fa questo ragazzo…

E lui – Io queste opere d’arte contemporanee non le capisco proprio…

- Ma non vedi quanta rabbia c’è? Solo un grande amore, o un grande odio, possono esprimere qualcosa del genere

Tu la guardi e le strizzi l’occhio. Un po’ te ne penti, vista la mole e l’età della donna. Certamente non potrà essere una forma di tradimento verso quella donna davanti a te che non ti vede, non ti sente e non vede niente nel tuo thè.

Eppure sai che la ami, non sai perchè ma è così. E allora ti sforzi, le avvicini piano la tazza del thè cercando di non smuoverla troppo per non rovinare il tuo lavoro, mentre il ragazzo al giradischi ha inserito il “Blues di Tom Traubert” di Tom Waits e tu hai paura che lei dirà qualcosa tipo “ah, Waltzing Matilda” o, peggio ancora, “ah, Matilda” e tu dovrai spiegarle che la prima è una canzone popolare australiana, la seconda una rumba di Belafonte e che Waits ha sicuramente fatto riferimento alla prima, ma per parlare di guerra.

Lei non dice niente, per fortuna. Forse non immagina neanche chi sia Tom Waits e per te, in questo, non c’è niente di grave. Tuttavia, c’è qualcosa di grave se lei non legge neanche nel tuo secondo disegno qualcosa. Una minima cosa. Scambiare la rabbia per amore, sarebbe già un passo avanti. Niente. Per lei tu sei un matto che ha trovato due persone sciroccate a dargli retta. Lei prende il suo cucchiaino e dice – Va bene, basta con le buffonate. Il thè te lo giro io

Tu chiedi permesso e dici – Vado in bagno, ho dei problemi con lo stomaco

E lei – Se non la smetti con questi Brugal, farai una brutta fine!

“La brutta fine la farò io” pensi tu, ma non dici niente, vai in bagno, ti getti dell’acqua in faccia e ti guardi allo specchio e parli a te stesso – Che uomo sono io se non so dare il mio amore, se non so dare il mio odio? Che uomo sono io se i miei sentimenti sono intellegibili a tutti e non a lei? Che uomo sono io se per parlare di me ho bisogno di disegnare o di bere almeno tre o quattro Brugal?

E pensi che non vale la pena di far la guerra, chè in guerra non c’è mai vincitore. Ci sono uomini che parlano lingue diverse che si guardano e si sparano senza alcun motivo. Gli uomini muoiono, come Jeff Buckley. Gli uomini si amano e si odiano. Si odiano amandosi, si amano odiandosi. Non si conoscono. Vale la pena ballare un ultimo valzer con Matilda, vale la pena invitarla ad un ultimo ballo?

Ti guardi nello specchio, sei tranquillo. Tom Waits sta finendo il suo lamentoso inno alla pace, tu appoggi le mani sullo specchio, tiri la testa indietro. Poi di colpo, una botta avanti e tutto si rompe.

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Now playing: Charlotte Gainsbourg & Calexico – Just Like a Woman
via FoxyTunes

APPUNTI – PERE

Novembre 4, 2009 sbloggato 1 commento

Mi addentrai nella sala da the
lei lì seduta da sola
a bere un caffè americano
mi feci avanti e le chiesi:
“salut mademoiselle, ca va?
posso sedere con lei?”
mi rimase a guardare
senza verbo pronunciare
certo non conosceva il francese
forse neanche l’italiano
provai con l’inglese
per non restare con le mani in mano.

Mi fece cenno di sedere
ridendo mi disse “sono italiana”
lei riprese a bere
mi voltai per ordinare una moretti
sussurrando “credevo americana,
parlami di te”, seduto stetti.

Pelle d’ebano
taglio d’oriente
capelli svedesi
un petto prorompente
mi disse “ma come ti salta in mente?
ma chi sei? cosa vuoi?”
io cominciai a bere
senza distogliere lo sguardo dalle grandi pere.

Le dissi “sai,
non mi piace stare con le mani in mano
non pensi mai
a quanta gente incontri nella vita
sapendo che non la rivedrai?
non vale la pena conoscerla, forse
per scoprire che tra tanta gente
c’è ancora qualche essere umano?
ecco, esplora la tua mente
ne hai mai conosciuto uno?”

“Cosa intendi?” disse a me
alzando lo sguardo
sorseggiava il caffè

“Beh, prova a ragionare
hai mai pensato di poter amare?”
“sì, qualche volta”
disse cercando di tagliare

“E non ti sei mai resa conto
che è una grande castroneria?
Non hai mai pensato
di scappare via?
non hai mai ragionato
sul bene e sul male
sull’amare e sull’odiare
e su quel per i più viscido pensare
che siamo vermi e null’altro
con le nostre pulsioni
la nostra vita
cambiare le carte del mazzo
noi per raggiungere la fica
voi per raggiungere il cazzo?
d’accordo, bella schifezza
ma è la verità
sarebbe bello credere in dio
in una giustizia che verrà
in un mondo di fratellanza
per conto mio, per quel che vale
preferisco uscire da quella stanza
in cui voi ipocriti vi siete chiusi.
ma tu, piuttosto, bellezza…
ce l’hai questa consapevolezza?”

Lei fece ad alzarsi con destrezza
in modo malandrino
si infilò in tasca
il cucchiaino
“ascolta me, per il futuro
faresti meglio ad aprire la tua mente
io non me ne curo
ma mettendo me in quella stanza
chiusa tra la gente…
beh… avresti fatto meglio a restare con le mani in mano
TU non conoscerai mai un essere umano”

Si avviò verso l’uscita
senza salutare
io non avendo i soldi per pagare
ordinai un’altra birra e continuai a bere
nell’attesa di un altro paio di belle pere.

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Now playing: Joy Division – Leaders of Men
via FoxyTunes

APPUNTI – PIACERE A DONNE ATTEMPATE

Settembre 24, 2009 sbloggato Lascia un commento

C’ero una volta
tanto tempo fa
e in quel tempo
avevo una ragazza

La mia ragazza
conosceva
tante donne
attempate
che mi riempivano
di lusinghe

Che begli occhi
dove l’hai preso
ti fa innamorare subito
che gentile
è ben educato
si presenta bene
si vede che ha soldi
quando un bambino

Fiera di me,
visse felice
e contenta

Per un po’

Ora mi maledico
e mi chiedo
se la nostra storia
sia finita
per la taciuta
sua gelosia
di complimenti
di sue colleghe
più vecchie
o se lei abbia letto
nel mio piacere
a donne attempate
la mia natura
di uomo
a 78 giri

Una mentalità da centoventenne
in un fisico da settantenne

RACHELE

Foto: © Andrea Scerrato

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Now playing: Ben Folds – Lovesick Diagnostician
via FoxyTunes

APPUNTI – LA BENZINA AUMENTA SEMPRE

Settembre 24, 2009 sbloggato Lascia un commento

Svegliarsi
con un telefono
che squilla.

Uscire,
salire in macchina.
Prenderti,
andare dove vuoi,
far quel che vuoi,
tornare a casa.

Mangiare
con un telefono
che squilla.
Uscire,
salire in macchina.
Prenderti,
andare dove vuoi,
far quel che vuoi,
tornare a casa.

Mangiare
con un telefono
che squilla.
Uscire,
salire in macchina.
Prenderti,
andare dove vuoi,
far quel che vuoi,
tornare a casa.

Andare a dormire
con un telefono
che squilla.

Variante concessa:
ogni tanto
farsi mandare
a quel paese
dove per 6 ore
puoi startene
un po’ per conto tuo
e dimenticarti
che il prezzo
della benzina
aumenta.

Ogni giorno.
Costantemente.
Sempre.

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Now playing: La Crus – L’illogica allegria
via FoxyTunes

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