APPUNTI – SULLA STRADA

si dice in giro che il segreto stia
nell’uscirne sempre in retromarcia
senza urtare nessuno
poi prima seconda terza
discesa folle svolta a destra
non ci sono indicazioni fiaccole
cartelli per la via della redenzione
stanno forse nelle parole lasciate a metà
nei nomi appena accennati nelle cicche mai spente
nel cuscino ormai sgonfio su cui riposi la notte
nella biro che perde inchiostro
e ti macchia il foglio
eccolo il sisma già annunciato
sta da un’altra parte del cosmo lo avverti appena
l’auto ti ha lasciato a piedi fuori piove
ti versano la tranquillità in un bicchiere
ha un sapore amaro quasi ti disgusta
lasciano il lavoro a metà manca uno spruzzo
un pizzico di gioia a fare da contrasto
sei sereno stabile forse sveglio ora
hai lasciato per strada dettagli
che si specchiano nel nulla adesso
e non fanno più parte del tuo viso
strano mondo quello in cui viviamo
dove per essere felici si deve rinunciare
ad un po’ di felicità

APPUNTI – NATALE 1919

il capitano stava fumando
quando l’onda tra le onde
la più grande del decennio
sputò via il suo peschereccio
come una palla di cannone
lui invece a senso inverso
sì portò via di sopra al mare
infreddolito sì alzò nel cielo
senza gettare la sua sigaretta
cadde poi e una volta steso a terra
sfiorò col dito il labbro superiore
la cicatrice ancora lì dove doveva
frantumò la cicca nella sabbia
restò un po’ a guardare il cielo
senza chiedersi dove fosse
e come poi poter tornare a casa
era una notte come un’altra quella
per rendersi conto che ad essere felici
non ci vorrebbe poi molto
basterebbe un solo altro essere umano
penetrazione delle due menti
più erotica di qualsiasi fantasia
scontro di sogni e diffidenti differenze
armonia di incubi e dolorose gioie
saper cazzeggiare all’unisono
mentre il tempo come il mare
sballotta i corpi di qua e di là
-dovunque sia ora quell’essere umano-
pensava grattandosi la coscia ferita
-che me ne frega, è sempre qui con me-
restò lì ancora un po’
ad immaginare la felicità dell’uomo
che penetrò la sua mente
con altre mille menti umane
poi smise di sognare
sì alzò in piedi
sì guardò attorno
e capì di essere solo
a pochi chilometri da casa
zoppicante prese la strada

APPUNTI – IL RAGAZZO

il ragazzo superò in curva la tristezza
senza accorgersi di una coppia in tandem
che scendeva a tutta velocità sull’altra corsia
riuscì ad evitarli per un pelo rientrando in carreggiata
la malinconia gli stava alle costole
non accennava a perdere terreno
esorcizzando la paura alzò il dito medio
poi si concentrò sulla strada
rientrò a casa a tutta velocità
lasciandosi dietro lo sconforto
entrò nel bagno sbarrando la porta
con una chiave ed una sola mandata
solo con se stesso e una felicità a gettoni
l’inseguitore sull’uscio pronto ad entrare

APPUNTI – TUTTE LE COSE BELLE

mi accendo un’altra cicca nel cortile
è l’ennesima di una giornata durata poco
ma gola e polmoni fingono di non accorgersene
la gatta mi fissa da dentro il giardino
mi legge futuro passato e presente poi se ne va
con un senso di schifio dentro le zampe
un po’ di birra che scende e devo andare in bagno
troppe chiavi nel mazzo non è mai quella giusta
stringo le gambe per prendermi un po’ di tempo
scatta la serratura e sono lì pronto in bagno
liberazione e penso a tutte le cose belle
saranno tre o quattro al massimo
non ho sonno accendo la televisione fumo ancora
qualcuno volò sul nido del cuculo
la scena finale la risata urlata
di un christopher lloyd sempre più fuori
dallo spazio dal tempo dall’apparecchio
mi guarda mi indica l’indiano che fugge via
mentre lui resta fermo immobile seduto
sul suo letto che vale il mio divano
mi dice che non serve essere jack nicholson
per essere felici basta convincersi per un attimo
che tutte le cose belle
non hanno bisogno di te come personaggio principale
puoi startene fermo a guardare
sorridere ridere
urlare
fumo di nuovo

APPUNTI – L’ETERNA LOTTA TRA IL BERE E IL MARE

se ti rubassero il cassetto
con i tuoi sogni chiusi dentro
in una notte di cui ride la città
vorresti startene a letto un po’ di più
trovarti un’intelligenza da falegname
per intagliarteli da capo
cammineresti avanti voltandoti indietro
a cercare chi violò la tua intimità
la tua libertà di crederci davvero
se poi tu ritrovassi la buatta
dove nascondesti i tuoi incubi peggiori
li schiereresti uno contro l’altro
nel campo di battaglia dove da bambino
si fronteggiavano tedeschi e americani
ti giocheresti a dadi la tua vita
un pezzetto alla volta
un attimo alla volta
se poi entrasse qualcuno di soppiatto
a sottrarti dadi e soldatini
smetteresti di rifugiarti nell’ipocrisia
del rifiuto di ricordi e di speranze
per un domani che non ti dice niente
se ti accorgessi infine improvvisamente
che potresti sbattertene della vita della gente
che i tuoi sogni erano futuri a luci spente
che quel che cercavi era al di là di sesso corpo e mente
se tu lo trovassi senza aver dato un accidente
ti perderesti tra la felicità di andare e la noia del restare
una pedina di quest’annosa eterna lotta tra il bere e il mare

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