BOMBE A MANO SU ROMA: OVVERO NON AVREI MAI IMMAGINATO DI MORIRE NAZIONALISTA NE’ RADICALE

Mi ero ripromesso di non parlare più di politica, mi ero detto: non farlo! Non interessarti più di questo Paese di merda, non farlo! Questo Paese non ti ha dato un cazzo, non farlo!
Ma dal momento in cui io ho fatto studi “alti”, dal momento in cui non mi sento sottomesso ad alcun potere… diocane, pretendo che la legalità sia rispettata in questo Paese! Voi avete mai raccolto le firme per presentare delle liste? Ci sono delle regole che vanno rispettate e non possono essere “scavalcate” in virtù di una presunta maggioranza virtuale… la democrazia prevede delle regole formali, altrimenti non è più democrazia, diventa oligarchia. Siccome siamo già una democrazia a basso rendimento… forse più una plutarchia, dal momento in cui abbiamo superato il crollo della “cortina di ferro” accettando un’agglomerazione attorno a gruppi di potere economici, non intendo assolutamente accettare che venga svilita ancora una volta la LEGALITA’ in questo cazzo di Paese di merda dove non esiste dignità, amore per sé stessi, rispetto. Niente!
Ma cazzo, ma chi l’avrebbe mai detto che dovevo morire nazionalista? Chi l’avrebbe mai detto che sarei morto radicale?
Ma perchè cazzo devo prendere lezioni di democrazia da dei piduisti del calibro di Cicchitto o di Berlusconi? Lascio a qualsiasi uomo la possibilità di redimersi, ma in certi casi è meglio stare zitti.
E se la legalità non sarà rispettata, se ci saranno colpi di mano… BOMBE A MANO SU ROMA! E oscuratemi pure questo cazzo di blog, se volete.

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APPUNTI – CAUCHEMAR

FASE REM

Tamburello con le dita
su un bancone di legno
mio nipote corre
tra i tavoli senza sosta
qualcuno si lamenta
ma non curante
continuo a sbronzarmi
di morellino di scansano

Un telefono suona
l’Ave Maria di Schubert
io continuo a bere
e sbotto “spegnete
quel cazzo di cellulare”
una cinese mi dice
qualcosa in mandarino
non conosco la lingua
ma capisco cosa intende

Il telefono è il mio
rispondo e una voce
mi dice che l’auto ha sbandato
lungo la statale
e adesso sei all’ospedale
dimentico mio nipote
e anche il giaccone
esco fuori e corro

L’ospedale è proprio
di fronte al locale
dove mi stavo sbronzando
non devo correre più di tanto
entro e salgo le scale
mi fermo in un atrio
dove mi dicono che io
non posso entrare

Spiego la situazione
il medico mi dice
che sono di troppo
sono già sul posto
il marito e i figli
e la famiglia tutta
posso anche andare

Trovo una sedia
per poggiarmi
una suora si avvicina
e mi offre un bicchiere
di vino, in tasca
trovo degli occhi
la monaca mi dice
di avvinarli e mangiarli
porta bene, lo faccio

Arriva mia sorella
strillando come un ossessa
mi chiede dov’è suo figlio
io la guardo e le dico
non lo so, sarà ancora
al locale, mi da una coperta
per passar la notte

Ma non riesco a dormire
mi chiedo come stai
se stai morendo
e se davvero
non posso far niente
arriva un giudice
a implorarmi di andare
mi dice “Se non te ne vai
dovrò condannarti per guida
in stato di ebrezza”

Entrano dei finanzieri
mi prendono per le braccia
per portarmi via di lì
io dico che non posso andare
mi dicon che è morta
e che ora andrò con loro
in prigione per aver violato
il diritto d’autore

Passa un tizio che conosco
con un coltello ficcato in gola
e mi chiede cosa ha fatto l’Inter
io dico che me ne frega
nel frattempo tutto intorno
comincia a crollare

FASE NREM

Mi sveglio completamente sudato
mentre la pioggia mi cade sul viso
sono nudo nella porcilaia
dove mi sono abituato a vivere
da così tanto tempo da dimenticare
come arrivai ad abitarci

Accanto a me ho un cartone
di sangria San Simon
ho imparato a berla
perchè per quanto detesti
le bevande spagnole
sono le più economiche

Come ho fatto a dimenticare?
A volte un sogno è un segnale
che ti lancia la mente
per ricordarti chi sei

Ero talmente preso
dal mio dover essere
da dimenticarmi quasi di te
e non mi accorgevo
che ti stavo per perdere
per sempre, indaffarato
come ero a crearmi alibi

Allora presi ad odiare
con tutte le forze
il mondo ed anche me
per crearmi più spazio libero
mi serviva per amare solo te

Era tardi ormai, di lì a poco
un giorno come tanti
il soffitto delle mie certezze crollò
mentre ero fuori a far spesa

Quando vidi che il tetto
non c’era più
lanciai in aria una moneta
una scelta tra la vita e la morte
rimase per un po’ in equilibrio
su se stessa
ma poi disse testa

Testa significava vita
e distruggere tutto di me
per ricominciare, così
decisi di dar fuoco alle mura
e di trasferirmi per un po’
nella porcilaia vicino casa

Ricordo tutto adesso
maledetto sogno
ricordo che provai
a ricostruirmi una casa
ma da solo non potevo farcela
per costruire c’è sempre bisogno
almeno di un’altra persona

E poi rinunciai e restai lì
in mezzo al letame
un po’ per pigrizia
un po’ per abitudine
un po’ perchè non c’era
più niente da fare

“Maledetta testa mia”
urlo ora e il maiale
alleprato accanto a me
si sveglia di botto
innervosito
mi morde sul naso
me lo stacca
di un sol morso

Figure sconosciute
ridono nell’ombra
del mio volto
sfigurato
e non parlano

RISVEGLIO

Apro gli occhi e son qui
nella mia stanza gelata
in una casa vuota
tengo aperte le finestre
tutta la notte
per disperdere
il puzzo di fumo

Ogni mattino mi sveglio
e progetto di vendere tutto
e partire per luoghi lontani
per scappare da questa casa
troppo vuota e da questo mondo
che non mi da altra voglia
se non quella di prenderlo a pugni

A volte mi capita
di raccoglier sassi
e varcato l’uscio
in momenti di grande intimità
prendo a gettarmeli in testa
violentemente
da solo

Mi guardo attorno
e rifletto sul fatto
che voci popolari dicono
che a sognar di morte
porta fortuna al deceduto
vita lunga a lui, lei o chi sia

Per contro, sognar dei morti
porta fortuna al sognatore
ma questo non è il mio caso
non succede mai

Quando presi
una cinquina secca
ero troppo sbronzo
per accorgermene
e altre voci popolari
dicono che
i treni passano
una volta sola
forse
devo cominciare
a crederci
(a una vincita al lotto
ovviamente)

APPUNTI – SOVRASCRITTURE E SOVRASTRUTTURE

Il ragazzino
cerca di imparare
tutti in ansia lì a guardare
a mostrargli come fare.

Camminare
non è una convenzione
non è il parlare
è tutta un’invenzione
personale
tutta da perfezionare.

Puoi prendergli le gambe
spingerlo a pedate
il ragazzino è sempre lì
che cerca il suo modo
di andare avanti.

Puoi dire quel che vuoi
ma la testa è solo e sempre quella
per fartela cambiare
non basterà una sberla
nel momento in cui cerchi di imparare
farai come pensi meglio.

E mancherai di rispetto
a te, a lei, a voi
alla vita, alla morte
superando ogni timidezza
ogni paura
ogni forma di incertezza
perché penserai
che quello sia l’unico modo
di salvare te stesso.

Come un qualsiasi presidente
come un qualsiasi governatore
senza alcun pudore
per combattere un momento di dolore
metti in piazza la tua vita
getti in strada il tuo onore
puoi combattere, ritirarti
hai venduto la dignità tua e degli altri.

Non hai soldi nè potere
non hai vinto il male
non ti resta che bere
non finisci in tribunale
e non sei neanche un consumatore finale.

Camminare male
come pare a te
perchè nessuno può insegnarti
come si fa
anche se dopo ti ritrovi con la sciatica
la schiena ricurva
e le scarpe consumate solo di lato.

E fa male,
cazzo se fa male!

Applicando la legge del taglione
abbiamo applicato la legge del coglione.
Uno solo, me ne resta uno solo.
E l’altro neanche lo ricordo
se l’ho avuto, chissà
ma forse serviva.

Io non ricordo quando imparai
né come fu quel primo passo
se quel giorno
fu la fine delle sorprese
o forse l’inizio della vita.

O forse ogni passo
da quel dì
servì solo ad arrivare alla notte
per morire un altro poco.

Ché c’è sempre qualcuno che nasce
da qualche parte nel mondo
ma tu non sei lì
perché un treno fantasma è andato via troppo presto
e tu resti in stazione ad aspettare
che arrivi quello partito con tre ore di ritardo.

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Now playing: Otis Redding – I’ve Been Loving You Too Long (To Stop Now)
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IGNOTO NUMERO 53 – QUATTRO BRACCIA

“Ovunque ci siano un cuore e una mente, i malanni del corpo si tingono delle loro particolarità”
(Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta)

“I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.”
(Silvio Berlusconi, I Lettera a Schifani)

C’erano una volta e ci sono ancora, bambini diversamente uguali agli altri.

All’asilo quell’anno erano in tre: quello con i lobi delle orecchie giganti che gli scendevano fin sulle spalle; quello con la testa a dirigibile e quello con quattro braccia. I bambini parevano non accorgersi della loro differente eguaglianza.

Quando arrivarono all’età dell’esplosione ormonale, quello con i lobi delle orecchie giganti e quello con la testa a dirigibile diventarono, come facilmente prevedibile, il bersaglio preferito dei bulli. Quello con quattro braccia no. Avendo quattro braccia, tra loro indipendenti e perfettamente funzionanti, menava come solo un dio poteva farlo. E poi gli riuscivano sempre perfettamente quei fantastici scherzi del tipo:

- Che cos’hai qui? – indicando la maglietta del malcapitato. Quello abbassava la testa e lui giù tre schiaffi con tre mani.

Oppure quello che con una mano fingeva di dare un colpo “basso” e, con le altre, sempre tre schiaffi.

Ora, a noi non interessa che fine fecero quello dei lobi giganti e quello della testa aerostatica.

A noi interessa cosa fece quello con quattro braccia. Vero, bambini?

Un giorno ebbe un malessere. Trasportato all’ospedale, fu trasferito ad una clinica a Milano. Il medico che lo visitò giunse alla conclusione fulmineamente: le braccia dovevano essere amputate d’urgenza o sarebbe deceduto in poco tempo. Non una, non due, bensì tutte e quattro le braccia!

I genitori non tentennarono. Ma il ragazzo senza braccia non sapeva cosa lo attendeva al ritorno a scuola… la notizia della perdita dei quattro arti si sparse velocemente nella scuola. Un’orda di barbari ragazzini inferociti lo attese dopo la campanella dell’uscita e lo massacrò di botte. C’erano proprio tutti, assistevano inermi solo quello con i lobi giganti (ora pieni di orecchini) e quello con la testa a dirigibile (con un cappello fatto su misura).

Pochi anni dopo, il medico che lo visitò fu arrestato dopo alcune intercettazioni.

Passò poco tempo e non fu più possibile intercettare nessuno.

E poco tempo dopo furono sospesi i processi penali, ma questa è tutta un’altra storia…

Nell’immagine, un autoritratto del ragazzo con quattro braccia (non ha neanche gli occhi e la bocca, che figata!)

L’ETERNO RITORNO

“L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”
(Friedrich Nietzsche, La gaia scienza)

- Forze militari e bande armate di privati cittadini a garantire l’ordine pubblico

- Limitazione dei poteri d’indagine dei magistrati

- Reati basati esclusivamente sulla nazionalità

- Odio razziale

- Paura

- Sostegno incondizionato del popolo

- Partito unico

Differenze: questa volta per prendere il potere non è servita nessuna marcia; non è stato ammazzato ancora nessun socialista; per limitare ed indirizzare i poteri dei magistrati non sono stati istituiti tribunali speciali. Orsù, siamo ancora in tempo!