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Articoli taggati ‘lavoro’

UN PO’ DI NUMERI

Giugno 12, 2008 sbloggato 1 commento

Forniti i seguenti dati:

Dal 2003 al 2006 in Italia, 5252 persone sono morte sul lavoro (4,7 al giorno in media).

Dall’aprile 2003 all’aprile 2007, 3520 militari della coalizione sono morti in Iraq (2,4 al giorno).

Si giunge alla conclusione che:

In guerra si rischia meno. Meglio fare il militare…

(dati tratti da “Morte a 3 euro” di Paolo Berizzi)

RIFLESSIONI SOCIO-POLITICO-ECONOMICHE – PUNTATA NUMERO 1

Settembre 12, 2007 sbloggato 3 commenti

Il Grillo e le cicale

Io non apprezzo Grillo per quanto fa. Posso apprezzarlo come uomo geniale. Perchè geniale lo è sicuro. Ha captato i rumori della pancia dell’italiano medio, quello che vuole farsi intelligentia quando intelligentia non è, dell’italiano borghese, ceto medio, anche radical-chic. Perchè l’Italia sta male, ed è vero. Probabilmente sta anche peggio di quanto non stesse cinque o dieci anni fa. Ma i grilli non salvano i popoli. Grillo è un qualunquista che dice tutto e il contrario di tutto. Dice quello che voi volete. Come finiranno i V-Day? O con una discesa di Grillo in campo come fece qualcun’altro anni fa. O con un ritorno dei popoli vaffanculisti a casa. Che bisogna cambiare è certo, non doveva dirlo Grillo. Non aspettate che siano i media a parlare. Se veramente di cambiare sentite l’esigenza, non andate più a votare questa classe politica. Quello è un segnale forte. Un 10% di votanti da un segnale forte, da un segnale ad una classe politica che non rappresenta più un popolo. O scendete in campo voi, mandateli fuori. Scendete in piazza tutti insieme, ma senza capipopolo, per carità, che di altri capipopolo la nostra storia non ha bisogno.

Volevo essere Berlinguer

E’ di uomini come Berlinguer che avremmo bisogno. Berlinguer è stato la guida per lungo tempo del più grande partito comunista mondiale. Lui ha fatto del Pci il più grande partito comunista al mondo. Lui, togliattiano, abbandonò la dottrina di Togliatti, si discostò fortemente ed egualmente così dal fallimentare e terribile comunismo sovietico che lo aveva cresciuto, così dalla via maoista. Lui non interpretò gli umori della classe operaia italiana che da sola andava a finire da tutt’altra parte. Berlinguer traghettò il suo Partito, ottenendo infine il massimo sostegno possibile, verso una sua idea di comunismo, una sua idea di sinistra. La sinistra, in linea di massima, dovrebbe essere questa: eguali possibilità per tutti, un’equa distribuzione delle risorse tra tutti. Una sinistra che si contrappone alla destra dei migliori, dei più: dei più forti, dei più furbi, dei più abili… chi è più deve aver di più, questa è la destra, che tanto somigliava a quel comunismo propagandato in Unione sovietica, quel comunismo che era poco per il popolo e tanto per la burocratia. Tra una destra ed una sinistra così io non avrei dubbi su cosa scegliere. Oggi dei dubbi ne ho. Ho dubbi perché vedo i figli di Berlinguer (ché di nipoti non ne vedo l’ombra) avvicinarsi sempre di più verso una destra democratica. Vedo che hanno dimenticato la questione morale, che si fanno voce dei potenti. Vedo che si spingono verso una deriva populista, alla Grillo tanto per intenderci. Che vanno contro, ma non propongono. Vanno contro se stessi. Non hanno né intelligenza di potere né onestà politica. Ciò mi lascia abbastanza perplesso. Protestano contro ciò che stanno facendo loro. Vogliono abolire una legge fatta male, la cosiddetta Biagi, ma non propongono alternative. Propongono quartieri chiusi per le prostitute ma niente che salvaguardi queste merci che arrivano dai paesi sottosviluppati. Hanno dimenticato il loro ruolo. Il loro ruolo di difesa delle fasce di popolazione più deboli, che abbiano le stesse possibilità delle altre. Litigano tra loro, quando l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è di un partito che si occupi di lavoro e stato sociale. Un partito unico. Fatto di gente nuova che non passi il tempo ad intitolare strade e palazzi a grandi menti del passato. Che si ricordino di loro anche senza targhe e che applichino i loro insegnamenti alla realtà moderna. Che si facciano da parte se non ne sono capaci, senza che nessun Grillo glielo chieda. Che l’onestà intellettuale serve, anche a dormire tranquillamente la sera. Che si ricordino di essere figli di un uomo che ha lottato contro suo padre per inseguire un’idea d’Italia (e di mondo) migliore.

La fine del lavoro

Ed è questa la grande questione che ci troviamo davanti. Gran parte dei lavori come li conoscevamo non servono e non serviranno più. Possiamo abolire quante leggi vogliamo ed inseguire posti a tempo indeterminato, ma tra vent’anni i lavori manuali, fisici, probabilmente, non esisteranno più. Serviranno solo lavori intellettuali. E allora tutti ai licei, tutti all’università. Ma non sono così tanti i posti di lavoro. Anzi, sono veramente pochi. Quale soluzione? Le prospettive sono due: un supercapitalismo in cui i ricchi avranno sempre di più e i poveri sempre di meno (ma chi compra se non si ha denaro? Cosa si produce? Chi si arricchisce?); una diversa distribuzione delle risorse non basata sul lavoro (ma su cosa?). E’ su questo che la politica dovrebbe lavorare oggi. Sembra un mondo tanto lontano ma non lo è.

IGNOTO NUMERO 33 – DIECI ALLE NOVE

Maggio 26, 2007 sbloggato 4 commenti

Dieci alle nove. Sorrido al mattino ma fuori piove. Non serve neanche la sveglia ormai. Mi alzo dal letto con le gambe impigrite che mi chiedono di restare lì dov’erano.

Un’altra giornata. E fuori ancora piove. Sento il caffè uscire dalla caffettiera in cucina. La caffettiera è un grande animale domestico. Ogni mattina, appena sveglio, si mette in moto per me. Sinceramente penso sia lei il miglior amico dell’uomo. Io sono ancora in bagno. Devo fare presto prima che si freddi. Si fa quel che si può.

Arrivo di là ed il caffè è già nel bicchierino di vetro come piace a me. Non zuccherato. Caffè in fretta, sigaretta in bocca. Non trenta secondi, ma un minuto e la prima sigaretta del mattino è già andata. Il vestito è già pronto.

Fuori piove e non ho un ombrello. Ma fa caldo. Poco male. Ho un automobile con l’aria condizionata. Si, proprio così. Un automobile con l’aria condizionata. I vestiti sono già pronti, la borsa da lavoro anche. Piove dentro casa. La finestra era aperta, si chiuderà. Piove fuori e dentro. Piove molto. Troppo.

IGNOTO NUMERO 31 – IL MILITE IGNOTO

Maggio 11, 2007 sbloggato 1 commento

Si arruolò. Per avere maggiori certezze nella vita. E poi non era la stessa cosa del servizio di leva. Niente nonni pelati, niente schegge. Niente di tutto ciò. Un posto tranquillo, una vita più o meno salubre. Fuori da quello schifo di campagna che poco aveva da offrire, se non un po’ di terra da coltivare.

Una caserma offre molto di più. Vitto e alloggio e uno stipendio decente. Per fare poco. Niente. E poi arrivò la guerra. E chi sapeva come farla la guerra? Lui, pacifista convinto?

Gli misero un mitra in mano. A lui, che mai avrebbe sparato se non ad un bersaglio mobile. Lì, in mezzo a quella povera gente di campagna come lui. Fuggì. Come san Francesco si spogliò di tutto.

Nelle campagne di quella terra così lontana dalle piacionerie occidentali trovò lavoro. Lo stesso lavoro da cui era fuggito.

Il milite ignoto morì lì giù, lontano dall’Italia, pochi anni dopo, come molti suoi commilitoni. Non morì di guerra, nessuno lo pianse.

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