- CHIUDI QUESTI CAZZO DI OCCHI! -
Indosso null’altro che un paio di calzoncini rossi e invado l’altro lato del letto per violentare il muro in cerca di un po’ di fresco.
Quei calzoncini rossi della Nike li ho da quando avevo più o meno tredici anni. A quel tempo mi arrivavano al ginocchio, come andava di moda. Nel tempo non devo essere cresciuto più di tanto, oggi arrivano a metà coscia.
Quei calzoncini mi hanno accompagnato per un po’ più di mezza vita. La mia coperta di Linus.
- COPERTA. FA CALDO -
Oggi non comprerei mai un qualcosa firmato Nike, all’epoca volevo tutto firmato in quel modo. Li comprai assieme ad una maglietta abbinata che andò distrutta la prima volta che la indossai. Dovevo essere abbastanza goffo nei movimenti, stavo scavalcando un cancello – non chiedetemi il perchè – rimasi impigliato in un qualcosa e la strappai dietro. Sempre meglio che strapparsi la pelle o le palle.
- ALLORA, DIO CANE? -
Sì, devo dormire. Domani devo andare a lavoro.
No, domani non lavoro. Allora perchè sono a letto? Che confusione.
- METTITI IN PIEDI. PRENDITI UNA SIGARETTA. FUMATELA -
Visto che ci sono potrei riprendere quelle tre storie lasciate in sospeso. Le guardo. Le leggo. Le rileggo. Non ho idee.
- DOMANI NIENTE METROPOLITANA -
Sei felice, vecchio?
Odio il mondo che vive sottoterra. Tutti fottutissimi stronzi che passano il tempo ad osservare il prospetto delle fermate appiccicato in alto. Tutti stramaledetti pigroni che si distribuiscono malamente e non si schiodano dalla loro posizione. Ci vorrebbe un corso di tattica ai pendolari del sottosuolo. E poi tutti quei coglioni che li vedi lì, con l’ansia di scendere il prima possibile e chiedono continuamente “Lei scende?”. Io vorrei dirgli “Non sono cazzi tuoi”. Poi, non lo faccio mai.
I miei compagni di viaggio al mattino mi guardano male. Vero, ho una faccia impresentabile, gli occhi appiccicosi e, a volte puzzo anche. Lo ammetto. Loro entrano, guardano quante fermate dovranno attendere – ogni giorno sempre le stesse -, trovano un posto e incollano i piedi a terra. Io mi muovo tra le statue per cercare spazio vitale dove possibile, urtando prima uno, poi un altro.
“Ehi! Le mie scarpe sono incastrate qui, non lo vedi?” vorrebbero dire, ma non possono. Il codice etico della metropolitana spiega chiaramente che “non si può proferir parola se non si è colleghi di lavoro, amici o parenti”. E così, se qualcuno prova ad attaccar bottone, tutti abbassano lo sguardo dal prospetto delle fermate affisso sulla porta del vagone e guardano in cagnesco il trasgressore.
Poi arriva la fermata finale. Io sto dietro a tutti per non farmi dire “Lei scende?”. Sono troppo nervoso al mattino per avere a che fare con coglioni del genere.
- SVEGLIATI STRONZO -
Meccanismi infernali e non richiesti di sveglia cerebrale. Il sole entra appena attraverso le fessure della tapparella, posso anche sprofondare la faccia nel cuscino ma il mio raggio personale trova sempre il modo di affondare nei miei occhi.
Accendo il fuoco sotto la cucuma. Bevo caffè. Accendo la musica. Fumo.
Shuffle mode. Ramones.
- CHE CAZZO DI MORTE, JOEY! -
Sì vecchio mio, anche i migliori se ne vanno nei modi peggiori.
Può capitarti di andartene sul cesso, leggendo la gazzetta dello sport, come successe ad un mio amico. Può capitarti di finire la tua esistenza ascoltando una canzone degli U2, come accadde a Joey.
Il destino è beffardo ed io mi metto nelle mani del destino, come Joey Ramone. In fondo potrei andarmene tra un po’, mentre lo shuffle sta passando Ligabue. Che morte di merda!
- PROPRIO UNA MORTE DI MERDA! -
Sì. Procrastino in continuazione la scelta delle tracce per il mio funerale. Corro il rischio di lasciarvi un funerale scialbo, ammesso e non concesso che siate intenzionati a partecipare.
- LASCI UN MUCCHIO DI PAROLE -
Vero. Sono una persona fortunata. Posso rileggere la mia vita attraverso le mie parole, in qualsiasi momento io voglia. Posso ritrovare date esatte di un preciso avvenimento, negli spazi vuoti posso cercare i momenti migliori e quelli peggiori.
Invecchiare mi rincoglionisce. Ho sparso qua e là testimonianze di quel che sono senza ricevere alcun compenso monetario in cambio.
La vita mi rincoglionisce. Col tempo ho finito per diventare quasi un intimista. Devo darci un taglio e ritornare a ciò che mi compete. Ho tre storie senza finale da completare. Non ho idee.
Posso guardarmi indietro senza difficoltà. Ogni pezzo è un po’ come ogni canzone. Ogni canzone ti rimanda indietro.
- BENE -
Bene è anche il titolo di una canzone tra le meno conosciute di De Gregori. Statica, triste. Bruttina.
Trovo difficoltà ad ascoltare alcuna musica oggi, soprattutto quella che ascoltavo da ragazzino. Ho un archivio musicale pieno di roba e non trovo la voglia di ripulirlo. Così lo shuffle mi passa continuamente ciò che non voglio ascoltare.
Provo fastidio ad ascoltare molte cose, dicevo, eppure mi capita di riascoltarle. Mi chiedo come facessero a piacermi un tempo, eppure ne conosco a memoria testi e arrangiamenti. Ogni momento, ogni fruscio. Posso far suonare un’intera orchestra nella mia mente.
Ho una memoria uditiva spaventosa, anche se sto, pian piano, diventando sempre più sordo. Dovrei farmi visitare, mettermi un apparecchietto sulle orecchie. La mia vanità estetica non lo sopporterebbe. Meglio diventar sordi, completamente. La mia mente sa ancora suonare. Mi basta.
- E52? H725 -
Svalvolo. Non mi verrebbe mai in mente di metter su un disco intero di De Gregori, solo lo shuffle può passarmelo. De Gregori è forse il più rozzo tra i cantautori italiani. Non ha la poesia di un Guccini, non ha il lessico di un Battiato, non ha i riferimenti colti di un De Andrè. Eppure è quello che ha raccontato meglio la mia vita recente, forse perchè anch’io sono un rozzo senza poesia, lessico, conoscenza piena del mondo.
Bene – non un’esclamazione, bensì la canzone cui accennavo prima – lo shuffle me la passò mentre passavo in un paesino dell’appennino umbro, costretto ad una deviazione dai lavori infiniti sull’E52. Davanti avevo una 500 bianca che non potevo sorpassare. Mi snerva non poter sfruttare appieno la potenza della mia macchina. Io corro. Perchè so guidare. E bene.
Mi rilassa guidare, mi piace.
Comunque, sull’appennino umbro, De Gregori mi chiede cosa altro dai fiori potessi trovarci in quella storia. Niente di più vero, erano rimasti solo quelli. Ed era la prima volta, credo, che quella storia volevo chiuderla io. E le navi di Pierino che erano carta di giornale eppure erano andate via, magari dove tu volevi andare e io non ti avevo portato mai. Vero. Anche quello. Il cuore sobbalza, accendi una sigaretta per mostrarti più duro. La 500 non la puoi sorpassare e, piano piano, continua il tuo viaggio verso casa.
- METTITI A SCRIVERE -
Inutile. Non insistere. Non ho idee. Mi hanno insegnato che se non ti esplode dentro è meglio non farlo.
- MALEDETTO TELEFONO -
Squilla il principale. Ne ho due. L’ultimo passo da compiere nella mia personale liberazione è quello di disattivare il telefono secondario.
La vanità degli uomini è dura da distruggere. Se Lisa, o come voglio chiamarla, continua a leggere ciò che scrivo non è per curiosità, ma per vanità.
Se si infuria perchè scrivo stronzate è proprio perchè ho fatto centro. “Possibile che questa Lisa sono proprio io?” Sì, sei tu. Vorrei amarla, odiarla. Non si infurii, quel che legge è solo affetto e delusione. Null’altro.
Ho scritto un’ultima volta di Lisa perchè è morta e sepolta. E mi fa bene scrivere di lei, perchè in questo modo posso perdonarmi del fatto che non riuscirò mai a perdonarla. Sono umano, non il dio cristiano.
E anche nel nome ritorna quel cantautore che non adoro. Lisa è quella per cui stravede un grosso costruttore di chitarre. Il cognome si rifa a Ian Curtis, quello dei Joy Division, quello che l’amore ci distruggerà.
- LOVE WILL TEAR US APART AGAIN… -
Non posso resistere a far suonare gente morta e sepolta nella mia mente, un po’ come continuano a risuonare le parole di Lisa nei momenti vuoti.
Per liberare la mia mente di Lisa vorrei solo che mi chiedesse scusa. Una volta. In un rapporto tra esseri umani, di qualsiasi tipo esso sia, ci sono sempre almeno due parti. Quando nascono è a causa di entrambi. Quando finiscono anche. Non è una lotta, non ci sono vincitori e sconfitti. O, almeno, non dovrebbe esserlo. Basterebbe guardarsi un attimo, cacciare tutta la merda che si ha dentro e scusarsi per gli errori commessi. Lisa non l’ha mai cacciata tutta quella merda. Credevo di aver fatto tanto per lei, ora mi accorgo di aver fatto solo cose inutili. Tutta quella merda Lisa non la caccerà mai. Io scrivo per espellerla.
Lei accumula e basta. Nient’altro: la vita da fine ultimo diventa solo un mezzo e ciò non ha alcun senso. All’amore si sostituisce l’affezione. Le persone diventano oggetto e nulla più. Ad una vita un po’ migliore si sostituisce una morte un po’ peggiore, che poi, quando la vita è un mezzo, non fa differenza.
Avrei dovuto farle capire un po’ di queste cose, ma avrei dovuto capirle prima anch’io ed ora è troppo tardi per farsi ascoltare. Mi ascolto da solo e mi compiaccio di come vorrei e dovrei essere.
- BASTA CON QUESTO TELEFONO -
Ci sono cose più serie di cui occuparsi. Niente più intercettazioni telefoniche, non andrò più in galera. Non che potessi andarci davvero ma, in fondo, ho sempre sognato di diventare qualcuno. Se non vai in galera o non rischi di andarci, in questo Paese non sarai mai nessuno.
- TI SEI RINCOGLIONITO -
Vero, continuo a parlare di amore che è quanto di più lontano esista da quanto vorrei essere. Eppure, grazie a Lisa credo di aver scritto le mie stronzate migliori.
Ho imparato a fare poesia e che il modo migliore per fare poesia è non farla. Sono soddisfazioni anche queste.
E ho imparato che in una coppia ci sono sempre gradi diversi che mutano nel tempo e devono trovare il giusto equilibrio: chi apre il cuore; chi apre la mente; chi apre il portafogli; chi apre le gambe; chi apre il culo. L’amore si misura in gradi. E’ un angolo.
- NONOSTANTE TUTTO -
Nonostante tutto ho ucciso Lisa e ho cacciato tutta la merda rimasta sepolta per anni. Avrei voluto fare di più. Avrei voluto essere diverso. Avrei voluto affrontarla in modo diverso. Ma non sarà mai così. Quando una persona muore devi cercare di lasciarti dentro solo i bei ricordi. E di solito, vita cane, quando con una persona hai condiviso parte della tua esistenza, i bei ricordi sono solo una minuscola porzione del tempo passato.
Continuerò a frugarvi dentro per trovare nuovi spunti. Null’altro. Nonostante tutto, come avrebbe detto Lisa, la ragazza che è morta e non c’è più.
- E ADESSO? -
Lisa ha continuato a sopravvivere per sei mesi. Un’agonia che è iniziata lo scorso Natale. E’ colpa di tutti e di nessuno. Nel frattempo, progetti andati in fumo. Nell’ordine: Stati Uniti, Ghana, Sudafrica, laurearmi. Rimandati, forse. Nella vita ti capitano cose improvvise. E’ un po’ come lo shuffle, ti capita ciò che non ti aspetti e poi, ad un certo punto, capita la canzone che desideravi nel momento in cui non la desideri più.
Mi dispiace che Lisa sia morta, ma ora ho più Ram libera.
Mi auguro una buona vita, nonostante tutto.
Sciocco che sono. Già ce l’ho. Posso tornare a scrivere.

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