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Articoli taggati ‘morte’

APPUNTI – OMAGGI FLOREALI

Dicembre 7, 2009 sbloggato Lascia un commento

Gli omaggi floreali sono, tra i doni, sempre i più graditi.

Ricordo con piacere, ad esempio, quando una ragazza, in occasione del mio compleanno, mi inviò a casa tre crisantemi.

APPUNTI – UN’ALTRA BOTTIGLIA DI VINO, PER FAVORE

Novembre 26, 2009 sbloggato Lascia un commento

E la vita strisciava avanti
come un lombrico nero
a colpi di ventre
strusciato al suolo
lasciando a terra
squame avvinate.

Io stavo lì
davanti a un foglio di carta
l’unico posto
dove riuscivo ancora
ad ignorare
il tempo che strisciava
e che mi corrodeva corpo
ed anima.

Avevo chiesto al cartolaio
una penna comune
“brutta” disse lui
“serve per scrivere”
risposi io
e comprai quella penna orrenda
antiestetica, che poi ero io.

Pagai il riscatto
e il cartolaio mi diede indietro
la mia vita come era
quando la vendetti ad un grossista
di articoli da disegno
per prendermi una bottiglia di vino
al bar sotto casa.

Quella bottiglia di Cirò
di pessima annata
mi convinse per una notte
che un giorno sarei stato diverso
sarei riuscito ad essere
come quelli che ce la fanno
come quelli che non temono
come quelli che non impazziscono mai.

Quella notte
la luna prese ad ulularmi contro
quasi si fosse innamorata di me
ed io lì, lupo
quasi mi spaventai
e presi a scappare
impaurito da ciò che la luna
mi avrebbe chiesto
ed avrebbe ottenuto.

Il mio pelo si faceva grigio
e quando tornai
uomo tra gli uomini
mi accorsi di quanto io
fossi un uomo ancor peggiore
di quello che avessi mai creduto.

La paura aveva fatto spazio alla rabbia
di un lombrico che non avrebbe mai saputo
tornar lupo.

Le squame avvinate restavano al suolo
aggrappate all’asfalto
rifiutando di tornare a coprire
il mio corpo ridicolo
la mia mente imbarazzante
il continuo flusso di pensieri
di chi per paura del mondo
ha rifiutato se stesso.

E io stavo lì
con la mia penna
ed il mio foglio davanti
ad immaginarmi lombrico
solo per aver la sensazione
di avere ancora qualcosa avanti a me
a sperare che un piede
schiacciasse il lombrico
per farlo venire a nuova luce
o per farlo tacere per sempre.

Rivendo la mia vita al grossista.

Barista
un’altra bottiglia di vino
per favore.

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Now playing: The Velvet Underground – Oh Gin
via FoxyTunes

APPUNTI – AMICO, COMPAGNO, COMUNISTA

Novembre 16, 2009 sbloggato Lascia un commento

Sai, amico compagno
forse hai ragione tu
io Marx l’ho letto male
dovevo studiarlo di più
ho letto anche il Capitale
non credo lo stesso possa dirlo tu.

Ok, non è questo che fa grande un uomo
e grande non lo sarò mai
tu punti in alto, verso il successo
io scarto di lato, per me fa lo stesso
e poi, sai,
a camminar su teste
non vi ho trovato gusto mai.

Tu dirai che cerco consenso
che le mie son soltanto parole
ma il consenso te lo devi costruire
certe cose non nascono da sole.
Forse ce l’hanno detto in sezione
io non ascoltavo abbastanza
ma io guarda, ti giuro, non cambio.
Forse non prestavo la dovuta attenzione
ai discorsi sui voti di scambio
che basta un regalo, un cappello,
un simbolo di memoria
un urlo, un qualsiasi orpello.

Sai, sono fiero di aver la mia piccola approvazione
perchè sbaglio, insegno, imparo.
Mi inorgogliosisce essere per te un coglione,
il primo da fregare
perchè so ancora commuovermi,
soffrire, odiare,
amare.

Se vuoi cercarmi vieni tra gli uomini
io fin lassù non ci posso arrivare.
Lo so, questo mondo non è come credevamo
o lo credevo io? O forse tu questo sei sempre stato?
Quando sono cambiato? Quando sei cambiato?
E quanto?

Credi davvero di essere tu il comunista
tu che compri il tuo esserlo
con un oggetto
con il tuo aspetto
tu, arrivista?
Tu, buffo ometto?

Perchè sai, compagno
io non credo di esser di molto migliore
ma sai,
non si curano mai le ferite del cuore
e sono stufo del tuo piangere istituzionale
per le morti di uomini di cui non ti sei mai voluto curare.
Che te ne frega?
Perchè dovresti prenderti la bega
di levarti quella maschera di cera
e mostrare quel che c’è sotto.
Io so cosa c’è, più niente
e non lo dico a torto.

Io so chi ero,
so chi sono.
E non pensare che io stia dicendo
che di me non me ne frega niente,
anch’io ho a cuore me stesso
anch’io non voglio essere un perdente.
Ma io amo e odio la gente.
Tu amare non puoi
perchè sei solo e lo sarai sempre:
il successo fine a sè stesso,
ricorda,
è meno di niente.

Tu finirai seduto sul cesso
con il cuore ancora vicino al buco del culo
ad aspettare il conto.
Io attenderò di essermi stancato del mondo,
dell’uomo:
potrebbe esser domani, anche fra una settimana
ma non mi farò tendere l’imboscata
di farmi portare di là su una carriola.
Io ci andrò sulle mie gambe, camminando
con la bocca sempre vicina al culo
ma il cuore ancora altrove
dove tu non l’avrai mai
e se sarò stato io il niente
tristemente dirò “pazienza”.
Anche questo vuoi dirmi che lo sai?

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Now playing: Lucio Dalla – Comunista
via FoxyTunes

IGNOTO NUMERO 66 – ARTE FATUA

Novembre 14, 2009 sbloggato Lascia un commento

- Bello il locale, non trovi?

Tu avresti preferito scolarti tre o quattro Brugal in una qualsiasi bettola, ma non puoi fare a meno di annuire. Un grande salone, pareti ricoperte di librerie che si erigono dal pavimento fin sopra il soffitto. Libri che forse nessuno avrà aperto negli ultimi cinquant’anni, pensi tu, pieni di polvere e null’altro che ad aprirli rischi quasi di farli sgretolare tra le tue mani. Su un piccolo soppalco, un ragazzo che avrà all’incirca la tua età cerca, in una grande scatola di legno, qualche singolo da inserire nel giradischi 45 giri portatile, collegato, non sai come, a due grandi casse, utilizzate tuttavia neanche al trenta percento della loro potenza.

Ti siedi e lei, senza chiederti niente, ordina all’anziana e rotonda cameriera, richiamante la servitù inglese dell’epoca vittoriana, due “Earl gray”. Tu non sai cosa sia, speri sia un qualche genere di scotch, in realtà è un thè, dei più banali per giunta.

Il ragazzo ha un 45 giri in mano, sembra pronto per cambiare, l’”Hallelujah” di John Cale è all’ultima strofa, forse la penultima.

Lei ti fa – Mario, mi è sempre piaciuta questa canzone di Jeff Buckley

Tu queste cose non le accetti e non puoi fare a meno di ribattere, velando la stizza con un sorriso che la faccia sentire un’ebete – Cara, questo è Cale ed è solo una cover, non di Buckley Junior, di Cohen…

- Non li conosco e comunque sono certa sia di Jeff. Jeff è morto giovane sai?

- La gente muore ogni giorno. Dunque, sentiamo, sostieni anche che Cobain, in quanto morto, abbia scritto l’uomo che vendette il mondo?

- L’uomo che? Ha scritto una canzone in italiano? Durante la permanenza a Roma, quando tentò il suicidio?

Tu stai per rispondere, ancora in modo stizzoso. Nel frattempo la serva inglese del secolo scorso è arrivata con i due thè e il discorso si interrompe. Non è facile con quel giradischi cambiare disco, ma il ragazzo pare allenato e non ci vogliono più di dieci secondi di silenzio. Parte “Satellite of love” nella versione solista di Lou Reed. Forse il ragazzo ha una particolare propensione per i Velvet Underground, ma tu non pensi a questo in quel momento: hai solamente paura che lei dica “che bella canzone d’amore”.

Tuttavia lei non dice niente, tu guardi il tuo thè, prendi il cucchiaino per la parte concava e con il manico cominci a disegnare. E’ un regalo per lei. La sua vita, come la vorrebbe lei. La sua vita come sarà, è il tuo regalo.

Lei ti dice – Cosa fai? Prendi bene quel cucchiaino, non fare il pazzo, non mi far vergognare.

Tu la ignori, stai facendo qualcosa per lei. Un casolare in campagna, colline, un fiume vicino. Forse sei un po’ influenzato dalle pubblicità della Mulino Bianco, ma è quella la vita che vorrebbe lei.

- Guarda – fai tu

- Cosa? -

- Quello che ho disegnato, per te -

- Non fare lo scemo -

- Guarda, il casolare, le colline, il fiume, i bambini a pascolare in giardino

- A pascolare?!?

- A giocare, scusa

- Io non vedo niente. Tu stai uscendo matto

La cameriera vittoriana, passando di lì, getta un occhio e dice – Che meraviglia! Cosa sono quelle? Capre?

E tu sei imbarazzato, perchè nella tua mente dovevano essere bambini, i vostri bambini, ma non puoi fare a meno di annuire e dire – Sì!

Lei vi guarda come foste matti, getta di soppiatto due zollette di zucchero nel tuo thè e ti dice di girarlo e di smettere di fare il cretino.

Tu ti alzi chiedendo scusa e vai in bagno. Ti getti dell’acqua fredda in faccia, ti guardi allo specchio e ti dici – Perchè è tutto così invisibile per lei e lei solo? Potrebbe scambiare colline per giraffe, casolari per pianeti. Mi andrebbe anche bene, ma perchè lei e lei solo non vede niente?

Esci dal bagno e lei con le sue zollette ha distrutto la tua piccola opera d’arte. Lei già beve il thè, sai già che lei si aspetta tu inizi a mescolare, invece riprendi il cucchiaino in mano e ricominci. Disegni. Nervoso, incazzato. Disegni. Scrivi. Espressionismo. Molto naif, a dir la verità.

Lei ti dice – Guarda che si fredda… non è Estathè

E tu vorresti ribattere che quello non era Jeff Buckley e che lei lo conosce solo perchè è morto, ma ti interessa di più esprimerti. E disegni.

Nel frattempo è giunta quasi alla fine un’altra canzone di Bob Dylan, “Just like a woman”. Per fortuna, a quanto ricordi, nessun morto ne ha mai fatta una cover, almeno lei non interverrà in campi che non le competono. Tuttavia pensi che in quei momenti ci vorrebbe una canzone di qualcosa tipo i Melvins, tanto rumore e tanta rabbia, perchè interpretano bene il tuo stato d’animo e perchè hai un modo per non sentire il silenzio o affrontarlo per finta, perchè tanto nessuno comprenderebbe cosa stai dicendo. Conversazioni mute. Ma il silenzio, quello spaventa.

Disegni, scrivi. Un’opera rabbiosa. La cameriera torna al tavolo accompagnata da un suo collega vittoriano che realmente avrà duecento anni. Lei gli dice – Vedi? Guarda cosa fa questo ragazzo…

E lui – Io queste opere d’arte contemporanee non le capisco proprio…

- Ma non vedi quanta rabbia c’è? Solo un grande amore, o un grande odio, possono esprimere qualcosa del genere

Tu la guardi e le strizzi l’occhio. Un po’ te ne penti, vista la mole e l’età della donna. Certamente non potrà essere una forma di tradimento verso quella donna davanti a te che non ti vede, non ti sente e non vede niente nel tuo thè.

Eppure sai che la ami, non sai perchè ma è così. E allora ti sforzi, le avvicini piano la tazza del thè cercando di non smuoverla troppo per non rovinare il tuo lavoro, mentre il ragazzo al giradischi ha inserito il “Blues di Tom Traubert” di Tom Waits e tu hai paura che lei dirà qualcosa tipo “ah, Waltzing Matilda” o, peggio ancora, “ah, Matilda” e tu dovrai spiegarle che la prima è una canzone popolare australiana, la seconda una rumba di Belafonte e che Waits ha sicuramente fatto riferimento alla prima, ma per parlare di guerra.

Lei non dice niente, per fortuna. Forse non immagina neanche chi sia Tom Waits e per te, in questo, non c’è niente di grave. Tuttavia, c’è qualcosa di grave se lei non legge neanche nel tuo secondo disegno qualcosa. Una minima cosa. Scambiare la rabbia per amore, sarebbe già un passo avanti. Niente. Per lei tu sei un matto che ha trovato due persone sciroccate a dargli retta. Lei prende il suo cucchiaino e dice – Va bene, basta con le buffonate. Il thè te lo giro io

Tu chiedi permesso e dici – Vado in bagno, ho dei problemi con lo stomaco

E lei – Se non la smetti con questi Brugal, farai una brutta fine!

“La brutta fine la farò io” pensi tu, ma non dici niente, vai in bagno, ti getti dell’acqua in faccia e ti guardi allo specchio e parli a te stesso – Che uomo sono io se non so dare il mio amore, se non so dare il mio odio? Che uomo sono io se i miei sentimenti sono intellegibili a tutti e non a lei? Che uomo sono io se per parlare di me ho bisogno di disegnare o di bere almeno tre o quattro Brugal?

E pensi che non vale la pena di far la guerra, chè in guerra non c’è mai vincitore. Ci sono uomini che parlano lingue diverse che si guardano e si sparano senza alcun motivo. Gli uomini muoiono, come Jeff Buckley. Gli uomini si amano e si odiano. Si odiano amandosi, si amano odiandosi. Non si conoscono. Vale la pena ballare un ultimo valzer con Matilda, vale la pena invitarla ad un ultimo ballo?

Ti guardi nello specchio, sei tranquillo. Tom Waits sta finendo il suo lamentoso inno alla pace, tu appoggi le mani sullo specchio, tiri la testa indietro. Poi di colpo, una botta avanti e tutto si rompe.

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Now playing: Charlotte Gainsbourg & Calexico – Just Like a Woman
via FoxyTunes

APPUNTI – SOVRASCRITTURE E SOVRASTRUTTURE

Novembre 3, 2009 sbloggato Lascia un commento

Il ragazzino
cerca di imparare
tutti in ansia lì a guardare
a mostrargli come fare.

Camminare
non è una convenzione
non è il parlare
è tutta un’invenzione
personale
tutta da perfezionare.

Puoi prendergli le gambe
spingerlo a pedate
il ragazzino è sempre lì
che cerca il suo modo
di andare avanti.

Puoi dire quel che vuoi
ma la testa è solo e sempre quella
per fartela cambiare
non basterà una sberla
nel momento in cui cerchi di imparare
farai come pensi meglio.

E mancherai di rispetto
a te, a lei, a voi
alla vita, alla morte
superando ogni timidezza
ogni paura
ogni forma di incertezza
perché penserai
che quello sia l’unico modo
di salvare te stesso.

Come un qualsiasi presidente
come un qualsiasi governatore
senza alcun pudore
per combattere un momento di dolore
metti in piazza la tua vita
getti in strada il tuo onore
puoi combattere, ritirarti
hai venduto la dignità tua e degli altri.

Non hai soldi nè potere
non hai vinto il male
non ti resta che bere
non finisci in tribunale
e non sei neanche un consumatore finale.

Camminare male
come pare a te
perchè nessuno può insegnarti
come si fa
anche se dopo ti ritrovi con la sciatica
la schiena ricurva
e le scarpe consumate solo di lato.

E fa male,
cazzo se fa male!

Applicando la legge del taglione
abbiamo applicato la legge del coglione.
Uno solo, me ne resta uno solo.
E l’altro neanche lo ricordo
se l’ho avuto, chissà
ma forse serviva.

Io non ricordo quando imparai
né come fu quel primo passo
se quel giorno
fu la fine delle sorprese
o forse l’inizio della vita.

O forse ogni passo
da quel dì
servì solo ad arrivare alla notte
per morire un altro poco.

Ché c’è sempre qualcuno che nasce
da qualche parte nel mondo
ma tu non sei lì
perché un treno fantasma è andato via troppo presto
e tu resti in stazione ad aspettare
che arrivi quello partito con tre ore di ritardo.

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Now playing: Otis Redding – I’ve Been Loving You Too Long (To Stop Now)
via FoxyTunes