APPUNTI – PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

saranno i troppi fumi di questa stanza stretta tra sogni
sarà questo sole freddo che mi batte la fronte
saranno i tanti negroni che corrono la notte per strada
sarà che i miei trenini arrivano sempre in ritardo
saranno i pensieri confusi che non riescono a montarci su
sarà come una neve fuori stagione
sarà ancora un addio precipitosamente lento
sarà una filastrocca blues da mimare con una mano
saranno ombre cinesi che mi salutano dal palazzo di fronte
saranno tutte le cose belle che non voglio sapere
sarà tutto ciò che ho perso senza aver mai avuto
sarà un leggero mal di testa un libro sul comodino
ed un’insana voglia di vivere da fuggire in fretta
prima che sia troppo tardi

APPUNTI – ESTEMPORANEA (ASPETTANDO LA SERA)

un mio zio scappò di casa
per sposare una contadina sedicenne
disconosciuto e non pervenuto
di lui si sa solamente
che ebbe figli sufficienti
per una squadra di pallone
noi non ci amiamo abbastanza
dicono le persone per strada oggi
mio nonno partì per la guerra
e finì per ritornare a caso
con un piede forato e un po’ di gente sulle spalle
io vengo alla terra adesso
diventata tanto grande
ma quanto è soffocante ora
mi sbatto la porta in faccia -sbam-
no, noi non ci amiamo abbastanza
lo dico anch’io quando mi incontro
per strada, ogni giorno
sei sempre la stessa persona
sei sempre la stessa con visi altezze caratteri e nomi diversi
mi accendo una sigaretta
fumare non ha mai ucciso nessuno
aspetto che arrivi la sera

APPUNTI – ORDINARIA AMMINISTRAZIONE

un po’ come convincersi di non appartenere al male
in un pomeriggio d’estate che tutto sembra girare
ché tira un po’ d’aria fresca dal basso verso l’alto
e neanche te ne accorgi non riesci a vederla
hai smesso di cercare domande alle tue risposte
cammini in avanti senza girarti senza chinarti mai
un po’ come credere che non ci sia più da fare
un po’ come perdere il filo dell’illogicità degli eventi
un po’ più di niente
un po’ così

APPUNTI – NON CREDO SAREBBE POI TROPPO NOIOSO

mi ha scritto una ragazza
per complimentarsi con me
per i miei lavori
mi ha scritto tra l’altro che
apprezza la mia fantasia
immaginazione l’ha chiamata
io non ho voluto offendere la sua
non le ho detto che scrivo solo
di ciò che vivo vedo e sento
se non avessi una vita monotona
scriverei ogni santo giorno

ovvio che poi devo lavorarci su
giocarci e girarci attorno
per renderla meno noiosa
e per non cadere in una denuncia
per diffamazione

è indubbio anche che il mio racconto
è la mia vita per come l’ho vista io
uno sguardo assolutamente non neutrale
irrealmente sempre in bilico
tra noia euforia ansia e depressione

non faccio uso di droghe me le evito
ma mi chiedo perchè gente paghi
per ritrovarsi nella mia stessa condizione

il mio cervello accelera e decelera
in continuazione senza motivazioni plausibili
credo che non si possa vivere così
penso ai caduti lasciati per strada
e a quanto vorrebbero essere al mio posto
allora mi fermo un attimo poi rifletto

ho scoperto un nuovo sentimento negli ultimi mesi
si chiama mortificazione ed è diverso
terrificante solo a sentirne il nome
ha un ché di persecutorio ma è sensazione
è lo tsunami -dirlo fa tanto figo-
dell’umiliazione perchè attiene
al ferimento del tuo essere essere umano
-ripetizione involontaria chiedo venia-
le altre delusioni arrecano danni solamente
al tuo ruolo sociale al tuo essere maschio
a quello che sei perchè lo sei diventato

vorrei vivere bene tranquillo contento
adesso subito anche un solo giorno
senza sbalzi di umore senza quella sensazione
di andare avanti soltanto per inerzia
non si può amare gli altri se non si ama sè stessi

gli ultimi sei anni della mia vita stanno a galla nel cesso
non ho chiesto niente a nessuno
forse sempre troppo poco da me stesso
riconosco i miei limiti le mie responsabilità

ammiro gli uomini e le donne della mia famiglia
vorrei avere qualcosa di loro troppo spesso mi accorgo
che la mia intelligenza vale meno di niente

vorrei stare muto non scrivere non parlare
mi piacerebbe saper dire basta a tutto questo
ma sono poco e niente e questo è l’unico modo
di dimostrare al mondo la mia esistenza
per tutto il resto non riceverò mai
nessun premio

mi piacerebbe anche
prendere lezioni per imparare a piangere
non credo sarebbe poi troppo noioso

SIAMO TUTTI SILVIO BERLUSCONI?*

Quando la scatola è più importante del contenuto.

Un esempio semplice, per restare al passo con questi tempi, potrebbero essere i debiti contratti per acquistare un televisore al plasma grande come una parete. Per poi accenderlo e guardare Maria De Filippi.

Il male di quest’Italia della prima parte di questo secolo lungo è appunto questo, a mio modo di vedere.

I contenitori.

Silvio Berlusconi, uomo di grande ingegno, è riuscito ad imporre a tutto il Paese una visione del mondo manichea, prendendo spunto dall’intuizione gramsciana dell’occupazione degli spazi di produzione culturale.

Con me o contro di me. Il bene contro il male. I difensori della libertà contro i comunisti. Ché poi questa lotta per la libertà è ad uso e consumo del solo grande padrone. Una libertà sconfinata contrapposta a quella propugnata da Martin Luther King, uomo che per la libertà di un popolo oppresso è andato a morire: “la mia libertà finisce dove comincia la vostra“. Il pastore afro-americano non voleva, così dicendo, imporre una limitazione di libertà a qualcuno, ma semplicemente garantire le stesse possibilità a tutti. Martin Luther King non era un comunista.

Ma questa concezione del libero agire di ognuno non è stata limitata alla cerchia del consenso all’attuale Presidente del Consiglio. L’individualismo di massa è esteso a tutti gli strati della società italiana, più che mai tra “i comunisti” che inseguono il grande sogno della sconfitta del nemico.

Il “comunismo” è un’altra scatola, l’ennesimo contenitore vuoto che dà sfoggio di sé. Se la generazione di giovani italiani uscita dagli anni sessanta e settanta era assolutamente impreparata al futuro, la mia generazione e quella successiva non lo è di meno. Se l’opposizione ad un regime passa per le stesse regole imposte da chi detiene il potere non vi è futuro. Se ci si dice “comunisti” solo per aver scelto una fazione invece che un’altra, senza conoscere Marx nè, tantomeno, la storia del comunismo italiano, ma solamente, forse, Dan Brown e Harry Potter, fondatori della “elite culturale” del Paese futuro, questa nazione non ha speranze.

Non esiste una società civile. Ogni membro della società civile è politico in quanto partecipa alle decisioni dello Stato. Gli appelli a questa “società” inesistente sono ridicoli quanto inutili. E’ l’ennesimo contenitore, bello a vedersi, di false speranze. “Cambiare l’Italia”, questo il programma dell’opposizione, è scritto su manifesti affissi per tutta Roma. Cambiare, ma cosa?

“Scusami eh, ma tu non la vuoi cambiare l’Italia?”

Riponetemi la domanda, per favore. Ecco, ditemi come la volete cambiare l’Italia. “Il Paese è a disagio”. Non me ne ero accorto. “Lotteremo contro la precarietà”. Sì, ma come?

Non ci sono risposte certe a queste domande, l’unica cosa certa è che sì, l’Italia può cambiare, cominciando dal rivedere la concezione comune di libertà, attraverso l’assunzione di responsabilità di quella che, se vi piace, potete chiamare “società civile”. Un’associazione di pochi uomini “saggi” di generazioni diverse prenda per le palle il Paese, faccia tabula rasa delle istituzioni. Ricominci da capo, dando più importanza al contenuto della scatola, regalando spazio alle idee e asfissiando gli affaristi e gli imbroglioni. Lasciando da parte gli egoismi personali.

Far fallire questo Paese per fondarne uno nuovo è l’unica via di salvezza. Ma siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità? O siamo tutti Silvio Berlusconi?

* Appunti del 12 febbraio 2011