FAKE PLASTIC TREES
Non mi si portino i soliti argomenti astratti, tipo la sacralità della vita: nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della propria vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte
(Indro Montanelli)
Cara amica,
perdona il mio modo di essere con te così confidenziale, ma tale ti considero dopo tutto questo tempo.. dopo tutto questo tempo.. non sai cosa ti sei persa.. forse non avresti mai creduto di diventare così centrale nella vita di tutti noi. Eppure oggi sei così, volente o nolente.. una gioia effimera, in pochi giorni sarai dimenticata ma perlomeno resterai un tassello fondamentale della vita di noi tutti, centro di emozioni, rabbie e pianti. Centro di discussone, di confronto. Ed è tanto al giorno d’oggi.
Da quando tu non ci sei più molte cose sono cambiate e Dio solo sa se saresti stata da una parte o dall’altra. Oggi sei un simbolo e niente di più. Come Cristo sulla croce, tu, Eluana, sei stata qualcosa di unico per noi. Come Cristo sulla croce sacrifica la sua vita per il mondo intero, tu, Eluana, hai dato la tua “vita” per noi. Per noi che crediamo ancora nella dignità dell’essere umano.
Chi non darebbe la vita per il proprio padre, chi non darebbe la vita per i propri figli. Io non ho certezze sulla vita e sulla morte. Non ne ho e nessuno potrebbe averne. Disprezzo perciò chi si sente tanto sicuro di fronte a situazioni del genere.
Possiamo piangere e possiamo riderne, come in una cena tra amici. Possiamo pensare a quel che vorremmo per noi. Possiamo pensare a quello che vorremmo gli altri facessero per noi. Quel che vogliamo accade poche volte nella vita. Nella “non vita” ancora di meno: non possiamo più intendere o volere e nessuno lo saprà mai.
Quel che so, cara amica, è che tu sei “vittima sacrificale”, simbolo di ciò che non sarà più: di una liberazione che tutti noi vorremmo ma che pochi hanno il coraggio di chiedere. La vita è bella perchè è una sola. Punto e basta. Quando non è più vita cosa significa?
Lo chiedo, lo chiediamo ai signori che hanno certezze. Io non ne ho ma ho ben in mente cosa sia la vita, cosa sia la dignità umana. Io Eluana non l’ho vista in un letto, non l’ho vista mai. Ho visto la gente soffrire, vivere, morire, come quasi tutti noi. Chiunque abbia un’esperienza della vita non troppo superficiale od “interessata” non vi saprà dare certezze su cosa sia giusto.
E invece alcuni hanno certezze, quei signori che dicevo poco prima. Quegli stessi signori che per loro non risparmiano mai scorciatoie. Quegli stessi signori che si richiamano ai valori del cristianesimo in nome di un cattolicesimo che non è altro che una rendita economica millenaria. E’ la Chiesa di Wojtila, di Ratzinger che è pari a quella dei Borgia, dei Medici e dei Farnese. E’ la Chiesa che non vale niente, quella che travisa il messaggio originale e fondamentale del Cristo: l’amore tra gli uomini, l’amore per la vita. La Chiesa che dice sì alla vita quando vita non è già o quando vita non è più. La Chiesa che dice no al preservativo e sì alla sofferenza. Macchina da soldi, niente più.
Ma la Chiesa non rappresenta i cristiani. La Chiesa non rappresenta gli uomini. I cristiani e gli uomini sono ancora peggio. I cristiani e gli uomini disprezzano gli altri cristiani ma soprattutto gli altri uomini. E allora non c’è niente da scandalizzarsi se esistono “ronde cittadine”. Legali. Ma non armate, beninteso.
E’ il razzismo strisciante. E’ il mondo che non avanza. E’ la società che galleggia. Siamo noi in balia di questo vento che ci porta di qua e di là. Siamo noi che non possiamo reagire. Siamo noi che, anche se razzisti, per senso civico e di sopravvivenza dovremmo opporci al dovere per un medico di denunciare un clandestino.
Ma noi siamo gli stessi che ci lamentiamo della giustizia e non ci accorgiamo che le stesse persone che noi abbiamo votato hanno allungato i tempi dei processi a dismisura. Siamo noi che non ci accorgiamo che il processo è sempre più garantista. Siamo noi che vogliamo sempre più giustizialismo… ma per gli altri.
Sono io quello che vorrebbe andarsene via da qui. Per vergogna. Perchè mi vergogno a doverti scrivere questo. Mi vergogno di essere parte di questo genere italico che non ha rispetto neanche per se stesso. Mi vergogno di essere parte di uno Stato che scheda i barboni. Mi vergogno di essere parte di uno Stato che non si rende parte del mondo. Mi vergogno di essere parte di uno Stato in cui nessuno ha interesse dell’altro e in cui la maggior parte delle persone non ragioneranno mai sulla loro vita e i loro problemi se non attraverso il filtro della televisione. Mi vergogno di essere parte di uno Stato in cui non si può neanche vivere il proprio dolore in pace perchè qualcuno deve distogliere l’interesse del suo popolo dalla crisi sociale, culturale ed economica che sta vivendo e perchè qualcun’altro deve mantenere un potere che non dovrebbe avere più già da migliaia di anni. Mi vergogno di essere parte di uno Stato che non ha avuto rispetto, non solo per se stesso, ma neanche per te e per il dolore tuo e della tua famiglia.
Per questo ti saluto cara amica, oggi che, di noi amici, già quasi non ti pensa più nessuno. Le menti sono rivolte già al derby o alla pizza del sabato sera.

















Hanno scritto cazzate di recente