DELLA VITA, DEL DESTINO, DELL’UOMO E DI TUTTO IL RESTO

Le vicende libiche degli ultimi giorni mi hanno costretto ad una riflessione sofferta ma estremamente produttiva.

Diamo per vera la teoria degli universi paralleli. Dalla notte dei tempi, ogni singola combinazione di eventi dà vita ad un nuovo universo, il quale si sviluppa in modo diverso dagli altri, con i quali coesiste, creando, in ogni istante, altrettanti infiniti universi con storia a sé. La difficoltà nel concepire una quarta dimensione temporale è strettamente legata all’impossibilità di concepire e controllare universi coesistenti legati fin dall’origine ma profondamente diversi tra loro. Per spiegare semplicisticamente il concetto, prevediamo un universo in cui è presente un solo individuo, di qualsiasi specie esso sia. Questo individuo X può compiere solamente tre azioni istantanee: spostare la gamba destra in avanti, spostarla indietro, tenerla ferma. Ora, a seconda della scelta che X opererà, si creeranno tre distinti universi. Nell’istante successivo, X potrà nuovamente, in ognuno degli universi creatisi, fare una delle tre scelte. Gli universi paralleli e distinti diventeranno 9, ognuno completamente diverso dall’altro. E così via, una successione di istanti che creeranno infiniti universi paralleli. Immaginate ora in quale infinità di universi noi viviamo e muoriamo, creati in ogni istante a seconda di scelte molto più complesse poste in essere da un infinità di esseri viventi. E quale limitazione noi subiamo potendo viverne uno ed uno solo senza avere la più pallida idea di quello che noi stessi, coesistenti ed identiche masse cellulari, stiamo vivendo in quell’infinità di mondi creata dalla scelta.

Applichiamo ora a questa teoria la celeberrima legge di Murphy : “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Ora, questa è una teoria che non ha alcun valore scientifico ma puramente empirico, come, ad esempio, la legge dei grandi numeri. Reputiamo impossibile che in un’estrazione del lotto la cinquina sia composta da 1,2,3,4 e 5. L’esperienza ci insegna che tale combinazione non si è mai verificata, così come mai si è verificato che la stessa cinquina sia stata estratta per due volte di seguito. Eppure, per quanto impossibile, la probabilità che la suddetta cinquina venga estratta è pari a qualsiasi altra cinquina di numeri estraibile.

Così per la legge di Murphy. La concezione di male si forma per antitesi a quella di bene. Il bene nell’evento è l’evento come lo immaginiamo noi. La fantasia ha una connotazione naturalmente positivista. Ordunque, tutti gli eventi hanno un’unica possibilità di andare bene e un’infinità di probabilità che vadano male. Risulta dunque naturale che l’universo parallelo nel quale il singolo va a vivere sarà sicuramente, per esperienza, quello in cui tutto non è andato come lo immaginavamo nel momento della scelta.

Se può consolare, capiterà una volta nella nostra esperienza in questo universo, che un singolo evento è andato esattamente come l’avevamo immaginato. Sfortuna vuole che questo evento sarà certamente di scarsa importanza. Molto più consolatoria può essere l’immagine di voi in quell’universo parallelo coesistente al nostro in cui ogni scelta ha prodotto un evento esattamente identico a come lo avevamo immaginato. Ma purtroppo, di quell’universo perfetto, noi singoli uomini di questo universo imperfetto non avremo mai esperienza diretta.

Credo che Bukowski nei suoi racconti dettagliati sulle corse dei cavalli non volesse dimostrare altro che il destino umano è legato ad una serie di fattori che non possono assolutamente portare ad alcuna felicità. Azzeccare il cavallo vincente è improbabile quanto azzeccare la scelta vincente che ci pone in un universo migliore. Può capitare una volta, ti sentirai un dio. Poi riproverai e sarà un altro il primo cavallo a varcare la soglia dell’arrivo. Poi un altro ancora e di nuovo non sarà il tuo. E così all’infinito, una serie di corse senza vincitori. La consapevolezza inconscia della fallibilità delle proprie scelte e di quelle altrui, porterà l’uomo a guardarsi sempre indietro e poi a guardare in avanti, immaginando un futuro che, probabile quanto la cinquina del lotto citata in precedenza, non avrà. C’è un solo modo di sopravvivere nell’universo che ti tocca: accontentarsi. Hai fallito, fallirai ancora, fallirai meglio. C’est la vie.

La consapevolezza completa e ragionata del modo di condotta del tempo porta la realtà a soffocarti. Ogni giorno diventi meno intelligente e meno interessante, travolto da un impietoso calcolo delle probabilità. E allora guardi avanti, indietro e vedi anche i ricordi sfumare sempre di più. Ti accorgerai di voler rivedere le tue scelte e quando le rivedrai ti accorgerai che sono passate e non ti assillerà tanto il fatto che non c’è più niente da fare, quanto la presa di coscienza del fatto che non hai più nulla da dire. E allora poi ti volti in avanti e pensi a quello che vorresti essere ma non sei. E fai mille progetti campati in aria che forse realizzerai diversamente da come li avevi pensati, ma li farai, eccome se li farai. Ma in quel momento, nel momento della realizzazione dell’evento che hai progettato, in quell’universo così simile e così diverso da tutti gli altri, starai ancora a girarti avanti e indietro alla ricerca di un altro universo che non puoi avere. Perdendo il presente, il momento in cui si forma la scelta che ti porrà su una linea piuttosto che su un’altra. Così le scelte diventano del tutto irrazionali e la tua vita resta in balia di una serie di moti incontrollabili che ti trascinano a volte di qua, a volte di là, a volte da nessuna parte, annullando così quella grande balla escatologica che l’essere umano ha inventato per sé stesso: il libero arbitrio.

E ti accorgerai che la migliore risposta data alla domanda fondamentale che sta alla base della tua esistenza sarà sempre, incontrovertibilmente, 42. Ma poi, con tutta questa storia, cosa c’entrano i libici?

APPUNTI – IL MIO MONDO

Il mio appartamento
ha tre stanze da letto
un salotto una cucina
ed un bagno
l’ho preso per viverci
da solo
tre mesi di anticipo
pagati alla proprietaria
una vecchia grassa
che ha anche
il monolocale
affianco al mio
in cucina non c’è luce
energia elettrica
così devo mangiare
entro il tramonto
per non restare
al buio
nella mia stanza
c’è un letto quadrato
un vecchio televisore
che non mi fa vedere più
neanche il calcio
solo gli unici nastri
che possiedo
la filmografia
di John Belushi
che poi sono solo
cinque film
c’è una collezione
di vinili d’annata
che non posso ascoltare
le altre stanze
le ho chiuse a chiave
e sto poggiato
sul mio grande letto
la sera, leggendo
quel vecchio nazista
di Celine
e tu da dietro il muro
mi dici -Senti,
apri la porta
ho fame-
ti ascolto
a mezzo orecchio
mi piacerebbe
sentire la mia voce
in vinile un giorno
ma non la presto
ad inutili cover
resto muto
il mio mondo
ne ha piene
le palle
di vecchie minestre
e stanze affollate
di rumori afoni

APPUNTI – PRINCIPESSA

E arriverà all’improvviso
una fitta piena al cuore
si rifletterà sul tuo viso
l’incoscienza ed il dolore
di una scelta fatta in contropiede
sulla tua pelle, sulla tua disonestà
di uomo che ha scelto di non vendere
la sua pelle se non per vanità
spezzando lance in favore di qualcuno
che un giorno ha visto come suo nemico
sentendo dentro pieno in cuor suo
un coraggio che ora maledico, e dico
che i fallimenti son stati solo miei
e che di vita ancora tu ne avrai
e se ho voluto scavare nei tuoi nei
ho da rassegnarmi perchè non avrò mai
il tuo sorriso che mi sveglia al mattino
nè un caffè per dirti che non so
spiegarmi il mio essere cretino
e il mio adagiarmi tra vite che non ho
saputo mai prendere e cantare
nè raccontarti nè riderne nè amare
e nemmeno so piangerle perchè
se sono vivo lo devo solo a te

Ora prendi qualcosa che ci resta
chiudilo bene dentro ad un cassetto
adesso apri bene la tua testa
per raccogliere ciò che non ti ho detto
le parole banali, quelle più vere
le frasi fatte, quelle scontate
le speranze che non sono che chimere
le nostre sere, quelle rattoppate
tra telefoni che squillano ogni minuto
da nord a sud e quelle cancellate
tra vini e birre e il mio restare muto
di fronte a ogni tua richiesta naturale
e a tutto ciò che ancora dirti non so
vorrei tu non credessi sia banale
parlarti di tutto quello che non ho

Ma se potessi tornare ancora indietro
se sapessi come vivere e quando
non mi farei ancora così tetro
nè ti vedrei ancora come un vanto
se sapessi ancora esser certo di qualcosa
se potessi dirti che un giorno cambierò
non avrei bisogno di darti una rosa
per dirti che non sono come so
di essere, perchè ci sono nato
e perchè io non cambierò mai
vorrei non essere un frustrato
nè dirti ancora cose che già sai
vorrei saper nascondere il passato
e assieme ricostruire poi un futuro
vorrei poterti dire “son cambiato”
e darti un presente meno duro
e poi vederti ridere di nuovo
di me di te e delle nostre storie
poter eliminare ogni bruttura
e poi di nuovo ridere e cantare
di tutto ciò che non vuoi vedere
e fartelo sembrare più normale

Ma ora è troppo tardi amica mia
e di noi non resta più speranza
di vederci ancor ridere e cantare
delle tue storie o della mia mattanza
possiamo solo sentir suonare ancora
qualche ricordo o qualche sogno amaro
con un’incertezza che non è più la stessa
so che qualcuno ti farà felice più di me
son stato io l’idaota, mia principessa

APPUNTI – DI CIME, SOVRANI, MOTORI E PERDONI

Ho un’immagine perfetta di me
sul punto più alto della città
al buio che fumo e osservo
le poche auto ancora a girare
alla ricerca di qualcosa da bere
e io che penso di essere il re
di tutto quel mondo sconosciuto
che avevo appena assaggiato

Il numero di automobili aumentava
parallelamente alle menzogne
di un tiranno che voleva avere
tutte le ricchezze per sè
senza dover uccidere nessuno

Poi il traffico bloccato
tu che apri lo sportello e scendi
avrei continuato a girare in tondo
per anni, sbatti la portiera
e volti le spalle senza girarti
ma nel modo più delicato possibile

Mi ritrovo un’altra volta
sul punto più alto della città
alla ricerca di qualcosa da bere
con un amico che parla inascoltato
cui non so dare alcun buon consiglio
ti guardo al bordo della strada
salire sulla prima auto decente
e penso che hai sempre avuto buon gusto
in fatto di motori, non di uomini

Mi ero illuso che mai nessuno
avrebbe saputo darti una vita migliore
ti avevo illuso di sciocchezze
fatte di avanzi di gloria sperata
di un monarca caduto in disgrazia
che voleva donarti un regno
fatto di immondizia e poco cemento

Spero saprai perdonarmi
per ciò che non ti ho dato
vorrei saper perdonarmi
per ciò che non ho fatto

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APPUNTI – TI AMERO’ PER SEMPRE

Sei il mio primo pensiero
la mattina appena sveglio
ti voglio e ti desidero
ogni attimo della mia vita
e quasi mi vien da piangere
quando non puoi venire
a letto con me
perchè dicono
non sia conveniente

Sei con me sempre
non mi abbandoni mai
nella gioia e nel dolore
quando son sobrio
e quando son sbronzo
in ogni momento del bisogno

Quando qualche impegno
qualche tempo o qualche luogo
ci costringe a separarci
mi sento impazzire
non vedo l’ora di risentirti
poggiata morbidamente
sulle mie labbra screpolate
entrare dentro di me
e darmi quella sicurezza
che solo tu sai donarmi

Soffro quando non ci sei
ed ho paura di incontrarti
con qualcun’altro per strada
o di sentire il tuo odore
sui vestiti di qualche uomo
perchè so già che impazzirei
di gelosia e di invidia

Ma sono pronto a perdonare
ogni tuo tradimento
perchè nella mia vita
ho deciso di amare solo te
l’unica che mi sa dare
tutto ciò di cui ho bisogno

Sono pronto a morire per te
se sarà necessario:
non ti abbandonerò mai
o Chesterfield Rossa!

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