Archivio

Articoli taggati ‘sport’

DUE BATTUTE DA MILANELLO

Ottobre 22, 2008 sbloggato 1 commento

La vecchiaia ha i suoi momenti belli (Albert Einstein)

– Dopo Beckham quale il prossimo colpo per rinforzare questo Milan?

– E’ quasi conclusa la trattativa per l’ingaggio di Garrincha. Ho parlato con gli specialisti di Milan Lab e crediamo possa recuperare in breve tempo

– Ma non sarebbe meglio puntare su qualche difensore? No, dico per voi… io sono interista, cazzo me ne frega!

– Aspettiamo il rientro di Costacurta dal prestito a Sky… vediamo come si ripresenterà qui a Milanello… lo aspettiamo fino a Gennaio, non abbiamo fretta

Nella foto, i giocatori del Milan si rilassano dopo l’allenamento

AMMAZZA STI AMERICANI

Giugno 16, 2008 sbloggato 4 commenti

“Non sono i più forti o i più belli a vincere nelle olimpiadi, ma prima di tutto coloro che partecipano”
(Aristotele, Etica Nicomachea)

Grazie a Sky ho potuto finalmente assistere (su NASN) ad un match della MLL.

Per chi non conoscesse la MLL, trattasi della Major League Lacrosse.

Per chi non conoscesse il Lacrosse, questo è uno sport bellissimo.

In pratica. Ho capito che si giuoca dieci contro dieci. Ho capito che non esistono delimitazioni di campo. Ho capito che le porte sono più piccole anche di quelle dell’hockey. Ho capito che si giuoca con un retino e una pallina.

Non ho capito, invece, come si può rubare la pallina ad un avversario se l’unico mezzo per prendere la pallina è il retino. Non ho capito se esistono o meno altre regole oltre le uniche due evidenti: il numero dei giuocatori in campo; chi ha infilato più volte la palla in rete (non nel retino) alla fine della partita ha vinto. Non ho capito chi può avere interesse a vedere una partita di Lacrosse in tv se la pallina risulta invisibile dalla distanza necessaria per avere una visione decente del giuoco.

Non ho capito, infine, chi può avere l’ambizione di giuocare a siffatto sport. Proprio per questo motivo, sto valutando seriamente la possibilità di giuocarvi in modo continuativo per avere certamente un giorno la grande soddisfazione di esser selezionato in una rappresentativa sportiva nazionale. E poi, se, come pare a me ovvio, sarà incluso nuovamente tra gli sport olimpici…

I DUBBI DELL’AMORE

Maggio 13, 2008 sbloggato 1 commento

“Il traguardo è a Parma, sede melodrammatica e dunque congura, dove l’Inter, domenica prossima, affronterà ancora una volta l’Inter, il suo avversario più temuto, il suo Hyde. L’intero direttorio di demoni che possiedono la squadra uscirà dallo spogliatoio all’unisono, ogni giocatore nerazzurro avrà accanto il suo doppio suicida. Folate di paura, scariche di insicurezza bruceranno adrenalina e consumeranno le notti della vigilia. Beghe di spogliatoio riaffioreranno come macchie dell’intonaco. Il respiro di tutto il mondo interista, nelle case, nello stadio, in automobile con la radio accesa, sarà mozzo come sempre. Un palo, una slogatura, un cartellino giallo, un refolo di vento tengono appeso a un filo il destino della adorabile isterica. La gloria, se ci sarà, avrà la gioia supplementare dello scampato pericolo. Il lutto, se ci sarà, sarà comunque ostentato con la nostra solita, stolta fierezza sul nero della maglia. Adelante, Inter.” ( Michele Serra, La Repubblica 13 Maggio 2008 )

In un certo qual modo è questa l’Inter che mi piace. Ero stanco di quest’Inter sempre vincente. Ciò non significa che ami perdere, anzi.

Ai non interisti resta difficile da comprendere come si possa amare una squadra mediocre per antonomasia. L’Inter è una squadra umana. E’ una squadra che incontra continue salite e discese, ha le forze e le debolezze tipiche di tutto il genere umano.

Sono queste le situazioni per cui noi godiamo. Ci piace commiserarci ed esaltarci. Ci piacciono questi continui sbalzi d’umore. Amiamo sentirci vivi, ricchi e poveri, furbi e ingenui, pragmatici e fatui. Ci piace innervosirci, incazzarci perchè noi amiamo, speriamo, crediamo. E non sarà certo una sconfitta ormai annunciata seppur imprevista fino a pochi giorni fa a farci smettere di amare, sperare, credere nell’Inter. E in un futuro migliore.

L’Inter è l’uomo nella sua imperfezione. L’Inter è l’Italia nel suo essere gloriosa e buia nel contempo. L’Inter siamo noi.

Eppure… eppure sono stato condannato…

IN NOME DELLA REPUBBLICA POPOLARE INTERISTA

Visto che l’imputato A****** C****** in data 5 maggio 2002 prendeva parte alla debacle dello Stadio Olimpico;

Visto che lo stesso in data 22 aprile 2002 era impossibilitato a visionare l’incontro di calcio Siena – Inter;

Visto che lo stesso ha visionato tutti e tre i match-point persi dall’Internazionale Football Club Milano nella sua residenza ciociara in poltrona assieme al padre;

IL GIUDICE SUPREMO CONDANNA

l’imputato A****** C****** a non recarsi allo Stadio Ennio Tardini di Parma;

a non visionare l’incontro di calcio Parma – Inter in TV;

a non restare nella sua residenza ciociara ed a non intrattenere alcun tipo di rapporto con suo padre nei 90 minuti (ed eventuali recuperi) intercorrenti tra l’inizio e la fine dell’incontro.

Questa condanna consiste chiaramente in un obbligo di non fare. Ma cosa farò? Queste le possibilità:

A- Restare al domicilio romano, steso sul letto, non rispondere a nessuno. Ascoltare i rumori della città sperando nel silenzio. E che nessuno venga a rompermi i coglioni.

B- Tornare in ciociaria, casomai andare a pranzo fuori e scappare sui monti ernici. Forse accendere la radio ed ascoltare… e sperare, aspettare… oppure scendere dalle montagne verso le sei e cercare di scorgere qualche bandiera per capire.

C- Scappare verso il nord, o verso il sud. Sicuramente lontano da Parma. Ma qui interverrebbe un sacrificio economico non indifferente e non sono i tempi giusti.

Devo decidere, voi cosa consigliate?

SCONTRO DI CIVILTA’

Dicembre 10, 2007 sbloggato 2 commenti

IGNOTO NUMERO 29 – IL TIFOSO , L’ULTRAS E IL POLIZIOTTO

Aprile 9, 2007 sbloggato 1 commento

Il tifoso aspettava quella partita da una vita. Non andava allo stadio da qualche anno , ma a quella partita non poteva mancare. Si rompeva il culo in fabbrica da mattina a sera. Si prese due giorni di permesso. Non poteva mancare. Quella era la “partita”.

L’ultras preparava quella partita da una vita. Andava sempre allo stadio da qualche anno e non si sarebbe perso quella partita per niente al mondo. Non faceva niente da mattina o sera , spingeva un po’ di droga qua e là. Non si rompeva il culo ma viveva per romperlo agli altri. Lui era un tipo da curva , un fiero e puro. Non poteva mancare.

Il poliziotto non era preparato a quella partita. Non era mai stato preparato a grandi eventi , a gestire una folla. Sapeva solo che in caso di situazioni pericolose era suo obbligo intervenire. Alla meno peggio. Non poteva mancare la partita , era il suo mestiere.

Il tifoso prese posto vicino l’ultras. Il poliziotto era a pochi metri , con il suo scudo , il suo casco e il suo manganello. “Neanche in guerra armamenti simili” pensò il tifoso. Le squadre stavano scendendo in campo. L’inno della squadra. Il tifoso fremeva. L’ultras anche. Guardò il poliziotto , il nemico. Tirò fuori la pietra nascosta nelle mutande. Scomodo a portarla , ma chi vuoi ti controlli qui ? Scagliò la pietra , come suo solito.

Partì la carica della polizia. L’ultras scaltro scappò con il suo gruppo. Il tifoso guardava e pensava “Ma cosa stanno facendo?”. La “partita” , la sua partita , come fosse stato un macabro e involontario gioco di parole , si trasformò in una mesta e triste dipartita.

Categories: Ignoti, Racconti Tag:, ,